Telegram rischia la sospensione in Italia

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Quando parliamo di “sospensione“, “ban” o associamo l’atto di chiusura o di temporanea censura di una piattaforma di messaggistica, siamo portati a visualizzare un simile scenario solamente all’interno di contesti non democratici. Paesi come Russia e Iran, dove Telegram è estremamente popolare, hanno infatti più volte avanzato minacce nei confronti di Telegram o attuato iniziative volte a limitare la libertà dei suoi utenti nel proprio territorio; pertanto, ha suscitato grande apprensione per quanto non giunga  in maniera del tutto inaspettata – nella comunità di Telegram la richiesta avanzata all’AGCOM da parte della Federazione Italiana Editori di Giornali (FIEG) di sospendere la piattaforma di chat. Il motivo? La diffusione di materiale piratato: giornali, riviste, inserti che quotidianamente finiscono online in maniera illegale grazie all’azione di ignoti contro i quali l’app di chat non ha mai preso posizione.

Ma quanto è esteso il fenomeno della pirateria editoriale in Italia, e quali sono le richieste della FIEG? Siete pronti per scoprirlo?

TELEGRAM A RISCHIO SOSPENSIONE IN ITALIA

Stando ad Audiweb, Telegram è la seconda app di chat per utenti in Italia: nel 2019 infatti disponeva di una platea di 9 milioni di italiani – numeri secondi solamente a WhatsApp, regina incontrastata delle conversazioni sia per numero di utilizzatori (32 milioni) sia per tempo speso sulla piattaforma (14 ore al mese). Gli utenti Telegram raggiungono solamente 3 ore e 24 minuti di permanenza mensile – tempistiche comunque considerevoli, specialmente alla luce dell’assenza di funzioni dedicate all’interazione prolungata  tra utenti come le videochiamate.

Sempre nel contesto della classifica stilata dall’istituto italiano, Telegram è dunque la terza app per tempo trascorso nella sua piattaforma – dopo la già citata WhatsApp, e la cinese WeChat (che supera le cinque ore al mese). L’applicazione dispone di numerose funzionalità pensate per intrattenere i propri utenti – dai canali ai bot (compresi i games-bot) – ma tra i motivi di un simile balzo in avanti nelle statistiche, a torto o a ragione la pirateria è quella più citata.

L’atteggiamento estremamente permissivo della piattaforma – sia per la probabile mancanza di personale da coinvolgere nelle attività di moderazione, sia per lo spirito liberitario e anarchico che il suo fondatore, il miliardario russo Pavel Durov, non ha mancato di infondervi – nonché la sua struttura allo stesso tempo privata e sociale ha portato all’esplosione di numerosi focolai, legati soprattutto alla diffusione di contenuti illegali: pornografia (anche non consensuale, nella forma di fenomeni come il revenge porn), materiale propagandistico di stampo terroristico e, ovviamente, contenuti protetti da copyright.

La Federazione degli Editori di Giornali ha chiesto ad Agcom un provvedimento esemplare e urgente di sospensione di Telegram, sulla base di un’analisi dell’incremento della diffusione illecita di testate giornalistiche sulla piattaforma che, durante la pandemia, ha raggiunto livelli intollerabili per uno Stato di diritto.

Andrea Riffser Monti, presidente Fieg

Una sfida, rivolta specialmente nei confronti di prodotti editoriali piratati come riviste o quotidiani che la Fieg, la Federazione Italiana Editori di Giornali, aveva già da tempo accettato e fatto propria. Già nel 2018 la Fieg aveva indicato ad AGCOM ed a Telegram la presenza di 11 canali e bot dedicati alla diffusione di giornali piratati – era la prima volta che un’app di chat veniva coinvolta in via ufficiale nelle indagini della federazione. Oggi, due anni dopo, la Fieg rinnova il suo appello – spingendosi però ben oltre la semplice segnalazione: di fronte all’espansione incontrollata del fenomeno, la richiesta degli editori italiani alla AGCOM è di sospendere l’applicazione con quello che viene definito “un provvedimento esemplare“.

Benché i canali esaminati non siano aumentati in numero dal 2018 – anzi, sono addirittura calati: 10 invece che 11 – sono cresciuti considerevolmente sia gli utenti coinvolti, sia il numero di testate piratate. Secondo il presidente della Fieg, Andrea Riffser Monti, che ha diffuso in giornata il comunicato dove è stata inclusa la richiesta, sono 580mila gli utenti di cui i 10 canali Telegram pirata dispongono complessivamente, il 46% dei quali aggiuntosi solamente negli ultimi tre mesi. I giornali coinvolti dal meccanismo di diffusione delle copie pirata, distribuite in formato digitale, sono aumentati del +88% dall’inizio delle rilevazioni e per la Fieg, in quella che viene definita “un’ipotesi altamente conservativa“, i danni subiti ammontano a 670mila euro al giorno, per 210 milioni di euro all’anno di mancati introiti.

La distribuzione delle copie infatti non si limita a Telegram ed alla “cerchia virtuale” delle chat tra privati, ma provocherebbe un “effetto rimbalzo che porta le copie a diffondersi anche online e su altre piattaforme.

La presenza di canali dediti alla diffusione di quotidiani piratati è evidente: è bastata infatti una breve ricerca per raggiungere tre canali con circa 200mila utenti in totale, tutti e tre contenitori di copie PDF di giornali freschi di giornata e riviste. Telegram storicamente non si oppone ad un uso distorto della propria piattaforma, ma richiede la sollecitazione di un’autorità terza (come avvenne nel caso della pornografia, “bandita” da Telegram in seguito alle sollecitazioni di Apple) per intervenire. La nostra previsione, qualora effettivamente succeda qualcosa e la segnalazione della Feig non cada nel vuoto, raccoglie a piene mani dagli esempi del passato: dietro la minaccia della sospensione, Telegram si limiterà a de-indicizzare i canali pirata, i quali diventeranno rintracciabili solamente tramite passaparola e link diretti.

Per quanto condivisibile, non abbiamo fatto a meno di notare la presenza di alcuni elementi del comunicato della Federazione che avrebbero meritato quantomeno una formulazione più approfondita. Tra questi, il collegamento tra la distribuzione di copie pirata ed il relativo sovraccarico della rete.

La Fieg scrive infatti che la propria analisi ha preso in considerazione “gli effetti di rimbalzo della copia pirata su piattaforme esterne a Telegram, sia relativamente al traffico dati e ai possibili rischi di rallentamento della rete“; tale affermazione suggerisce che la distribuzione dei materiali di contrabbando provocherebbe un rallentamento complessivo delle prestazioni delle connessioni per via del carico aggiunto – supposizione che ci permettiamo di mettere in dubbio, e che ci fa quasi sorridere.

La speranza è che non si giunga alla sospensione di Telegram, e che l’AGCOM e la piattaforma di chat possano giungere ad un compromesso nel più breve tempo possibile.

Tra le alternative al ban temporaneo a Telegram, oltre ad una comunque condivisibile lotta alla pirateria, ci permettiamo di suggerire una più efficace ed attiva presenza su Telegram da parte delle testate giornalistiche le quali, dopo un’iniziale ondata di adesioni a Telegram nel 2016, hanno tutte abbandonato la piattaforma – eccezion fatta per la Repubblica, che non ha mai abbandonato il suo canale ufficiale, e la rivista Wired Italia, che da qualche tempo ha ripreso le pubblicazioni su Telegram. Così facendo accorcerebbero senza dubbio le distanze con i propri lettori, coinvolgendoli in un circolo virtuoso delle notizie ed alienando in loro (almeno in parte) l’opinione positiva della pirateria che evidentemente possiedono.

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Fonte Fieg
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