La criptovaluta di Telegram ha un problema: il terrorismo

Iscriviti per ricevere una notifica ogni volta che pubblichiamo un articolo che non puoi davvero perderti! Disturbiamo poco, informiamo molto.

È notizia che Telegram abbia in cantiere il lancio di una criptovaluta, che secondo i report dovrebbe vedere la luce il prossimo 31 ottobre – o, meglio entro il prossimo 31 ottobre, pena la restituzione dei quasi due miliardi di dollari di fondi raccolti nel corso di due round di finanziamento tenutisi lo scorso anno. Questa criptovaluta di Telegram, che prenderà il nome di Gram e si baserà su una blockchain proprietaria chiamata TON (acronimo per Telegram-Open-Network), non ha ricevuto la stessa attenzione dell’analoga moneta digitale di Facebook, Libra, ma potrebbe incorrere nel medesimo, se non peggiore trattamento da parte degli organismi internazionali di controllo del commercio e degli scambi monetari. Oltre infatti ai pericoli inerenti al controllo della circolazione della criptovaluta di Telegram, un nuovo rapporto del centro di analisi MEMRI sottolinea come i Gram potrebbero diventare la moneta di scambio per eccellenza del terrorismo, alimentando così i sospetti nei confronti del più grande progetto dell’applicazione mai sviluppato finora.

Siete pronti per scoprire come e perché la criptovaluta di Telegram potrebbe diventare un alleato prezioso del terrorismo islamico?

Ehi! Lo sai che abbiamo anche noi un canale Telegram? Clicca QUI per unirti al nostro canale e al nostro gruppo di discussione (ma solo se ti va) e per venire a contatto con il fantastico mondo di AppElmo.com!

LA CRIPTOVALUTA DI TELEGRAM E IL PROBLEMA DEL TERRORISMO

Il rapporto tra Telegram ed il terrorismo è, naturalmente, conflittuale ma anche controverso. Da una parte infatti l’applicazione, grazie alle sue risorse e funzionalità, ha attirato nel corso del tempo un largo numero di terroristi e personaggi affiliati al terrorismo che l’hanno eletta alla principale fonte di diffusione di propaganda tra le app di messaggistica – alimentando le più feroci critiche da parte di governi e organismi di controllo che reputano l’azione di contrasto nei confronti dei canali di propaganda terroristici troppo blanda. Dall’altra però queste stesse caratteristiche le hanno permesso di aiutare movimenti di protesta ben più pacifici e democratici, come segnalano le ultime notizie provenienti da Hong Kong.

Ed il termine “canale” non è puramente metaforico: i canali Telegram, broadcast di messaggi online che possono raggiungere centinaia di migliaia di persone ogni giorno, sono il mezzo di comunicazione preferito dai terroristi. Lo sostiene una ricerca svolta lo scorso luglio da Bennet Clifford ed Hellen Powell, presso la George Washington University, chiamata “Encrypted Terrorism“: secondo lo studio, l’88% del campione di 616 servizi di propaganda estremista (in lingua inglese) su Telegram era costituito appunto da canali, mentre solamente il 10% da supergruppi e il 2% da gruppi.

Per conoscere (e far conoscere) lo sforzo del team di moderazione nel contrastare le attività jihadiste all’interno dell’applicazione, Telegram ha aperto un canale (@ISISWatch) all’interno del quale viene illustrato il numero di canali, gruppi e supergruppi affiliati al terrorismo islamico (e non soltanto all’ex-califfato) chiusi ogni giorno. Questa attività di monitoraggio viene condotta sia internamente, sia grazie all’opera di segnalazione che gli utenti possono svolgere tramite appositi comandi.

Tuttavia, quanto fatto finora potrebbe non bastare, agli occhi delle autorità. Se infatti il 31 ottobre – o, meglio, entro il 31 ottobre dovesse concretizzarsi il lancio della criptovaluta di Telegram, Gram, e della sua blockchain (la TON, acronimo per Telegram-Open-Network), è possibile che governi ed istituti bancari internazionali si adoperino perché ciò non avvenga, o siano applicate stringenti misure di controllo (che non siamo certi Telegram voglia o possa adottare e far rispettare).

Oltre infatti alle perplessità in merito ad una criptovaluta di portata mondiale, che sono già state sollevate al momento del lancio di Libra (la moneta digitale di Facebook), vi è da aggiungersi la predilezione del terrorismo per Telegram. Affezione che potrebbe tradursi facilmente nell’adozione entusiasta della criptovaluta di Telegram quale moneta per il finanziamento delle attività terroristiche secondo il MEMRI (acronimo per Middle East Media Research Institute). Il centro studi americano ha pubblicato un lungo report, chiamato “The Coming Storm: Terrorists Using Cryptocurrency“, indica nelle criptovalute il nuovo strumento di raccolta fondi da parte dei gruppi terroristici di tutto il mondo, focalizzandosi sull’impatto sulla scena da parte della criptovaluta di Telegram ormai in arrivo.

Alcuni di questi gruppi già si servono di una piattaforma di crowdfunding all’interno del dark web, chiamata SadaqaCoins, che tramite le criptovalute più popolari (Bitcoin, Ethereum…) opera da piazza di finanziamento per Al-Qaeda e altre formazioni minori. Avvistata per la prima volta nel novembre 2017, è stata da allora monitorata: si è scoperto che tramite Facebook e Telegram i sostenitori del terrorismo internazionale, grazie all’attività di supporto dell’organizzazione affiliata al-Sadaqah (da sadaqah, “donare volontariamente” in arabo), raccoglievano donazioni in criptovalute che venivano poi utilizzate per l’acquisto di materiali, l’addestramento di volontari e altro.

Secondo diverse ricerche, i gruppi terroristici che si servono delle criptovalute per assicurarsi i necessari finanziamenti sono ancora una percentuale molto bassa sul totale; tuttavia, secondo il MEMRI il fenomeno è in espansione e conta già – oltre alla già citata al-Sadaqah – anche il gruppo Hay’at Tahrir Al-Sham, affiliato ad Al-Qaeda e molto attivo in Siria. Il più noto utilizzatore delle monete digitali potrebbe essere però l’ala militare di Hamas, le brigate Izz Al-Din Al-Qassam che il 29 gennaio di quest’anno hanno pubblicato su Telegram, Facebook e Twitter un appello per sollecitare le donazioni via Bitcoin – invito poi ripetuto il 26 marzo successivo dal predicatore Abdallah Al-Muhaysini in un video condiviso sul suo canale Telegram.

criptovaluta di Telegram
La criptovaluta di Telegram rischia di diventare un propellente per il terrorismo

Nonostante infatti le percentuali marginali del fenomeno, è stato notato come questi gruppi siano estremamente attivi online, e si servano già delle criptovalute per fornire i propri aderenti di ogni supporto necessario, oltre ad interrogarsi su come e quale sia l’impiego più funzionale di questa tecnologia per i propri scopi. Segno che, a fianco di una specializzazione tecnica in possesso di pochi gruppi terroristici, si accompagni anche un’attività di discussione in costante evoluzione – un pericolo che non dev’essere sottovalutato.

La criptovaluta di Telegram potrebbe così diventare il propellente ideale a queste attività, mettendo a disposizione una piattaforma di scambio di denaro elettronico anonima, propria di una platea che conosce a fondo lo strumento – Telegram, insieme ad Instagram, è uno dei nuovi social del terrorismo in sostituzione ai social media tradizionali – e sulla quale è probabile che Telegram, almeno inizialmente, vorrà mantenere un atteggiamento di distacco e disimpegno. Già in passato l’applicazione è intervenuta in attività di auto-regolamentazione (in materia di porno, per esempio) solamente in seguito a stimoli o pressioni esterne, e non è ancora possibile determinare quale sarà il grado di controllo che Telegram eserciterà sui Gram e sulla TON.

Vi invitiamo a leggere QUESTO approfondimento sul rapporto tra Telegram e l’ISIS, e più in generale sul terrorismo islamico, per scoprire dove nasce il mito di Telegram quale applicazione “amica” dei terroristi e quali azioni ha effettivamente intrapreso per contrastare il fenomeno.

Per assicurarsi tuttavia che il team dell’app sia pienamente consapevole dei pericoli che potrebbe correre in seguito al lancio del Gram, alcuni membri del Congresso statunitense, in collaborazione e sotto consiglio del MEMRI, hanno inviato al CEO dell’app Pavel Durov numerose lettere per segnalargli i risultati delle ricerche e invitarlo a prendere provvedimenti. Altri incontri sono stati organizzati con agenzie di stampa ed esponenti dei governi occidentali per delineare il quadro della situazione.

Scopri QUI la storia del malware… anti-terroristi che viaggiava su Telegram!

Vorresti scrivere per AppElmo? Mettiti in gioco: stiamo cercando collaboratori! Scrivi a [email protected], e dai un’occhiata QUI per le modalità di contatto. Non essere timido!

Se non volete perdervi nè le prossime News nè gli altri articoli di AppElmo (e sappiamo che non volete), allora potete iscrivervi alla nostra newsletter inserendo il vostro indirizzo email nel form qui in basso (tranquilli, vi assicuriamo che non vi invieremo spazzatura o spam; in caso contrario, vi saremmo immensamente grati se ci segnalaste il problema).

Oppure potete seguirci sulla nostra pagina Facebook, sul nostro account Twitter e sul nostro canale Telegram! Grazie mille!

Commenti

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. AcceptRead More

//