Il podcast cos’è: storia, definizione e differenze con la radio – GNU

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Il podcast: cos’è questa “nuova” forma di comunicazione che ha preso sempre più piede nelle piattaforme di streaming musicale, e non solo?

Spotify spende infatti ogni anno centinaia di milioni di dollari per inglobare nuove startup specializzate nella produzione, fruizione e commercializzazione dei podcast; Apple prima di tutte ha lanciato un’applicazione specializzata unicamente nella fruizione di podcast – chiamata, con ben poca fantasia, Apple Podcast; Amazon Music Unlimited, il servizio di streaming a pagamento di Amazon (frequentemente in offerta gratuita) ha siglato un accordo con l’azienda Wondery per la produzione di podcast per bambini – una novità nell’ambiente dei podcast. Cos’è dunque che rende i podcast così speciali da validare simili faraonici investimenti?

Ve lo spiegheremo in questa Guida per Nuovi Utenti sul contenuto-podcast: cos’è, come funziona e soprattutto dove e come si possono ascoltare i migliori podcast in circolazione. Siete pronti?

Questa è la prima di tre parti di cui si compone questa Guida per Nuovi Utenti (GNU) sui podcast. Le prossime sezioni, che spiegheranno le ragioni del successo dei podcast negli ultimi anni, illustreranno le migliori app per i podcast in circolazione e quali podcast ascoltare verranno pubblicate nei prossimi giorni. Rimanete con noi iscrivendovi alle notifiche del nostro sito web tramite la notifica pop-up, o raggiungeteci sul nostro canale Telegram!

Non chiamateli ``radio`` - Podcast: cos'è e cosa non è

La prima definizione riguarda il podcast cos’è a livello tecnico: secondo il vocabolario Treccani, che nel 2008 classificava la parola tra i neologismi, un podcast è un «brano audio o video digitalizzato, diffuso attraverso la rete telematica utilizzando il protocollo di codifica dei dati Rss (Really simple syndication, Diffusione davvero semplice)».

Questa definizione non è tuttavia completa: non per chi vuole approcciarsi seriamente al mondo dei podcast. Per capire un podcast cos’è, dovete comprendere anche cosa non è. E il podcast non è un programma radiofonico registrato. I due prodotti vengono spesso confusi tra loro, tuttavia lo show trasmesso via radio e poi registrato possiede determinate caratteristiche che lo differenziano dal podcast.

La piattaforma per la produzione podcast Buzzsprout individua le principali difformità tra i due contenuti nei seguenti punti:

  • lo show radiofonico è trasmesso in diretta e poi distribuito, spesso integralmente, in formato di clip audio riascoltabile | il podcast viene registrato, a volte anche in più giorni, e successivamente modificato;
  • la diretta radio prevede spesso interazione tra il pubblico e il conduttore | il podcast non prevede alcuna forma di interazione;
  • il programma radiofonico parla spesso di tematiche generaliste e d’attualità e ha un taglio più intrattenitivo | il podcast ha una dimensione più narrativa, e fa riferimento a nicchie specifiche. Sono due strategie di comunicazione differenti poiché si basano su due medium differenti: la radio è nazionalpopolare poiché liberamente accessibile tramite onde radio, mentre il podcast, che invece deve cercare e coltivare la propria base d’utenza.

La differenza tra podcast e show radiofonico registrato è riconosciuta e accettata nell’ambiente del podcasting; l’origine della confusione è nata dalla tendenza delle emittenti radio di distribuire le puntate dei suoi show nelle piattaforme di podcast, “spacciandoli” per tali – benché non ci sia nulla di male, può far nascere degli equivoci.

Tutto nacque dagli RSS - Podcast: la storia

Per capire il podcast cos’è e come funziona, bisogna prima conoscerne la storia. Non è però facile tracciare la storia di un prodotto che solamente negli ultimi anni ha ricevuto una codificazione precisa, separandosi dalle registrazioni radiofoniche con cui molti ancora li confondono.

Il podcast infatti è la registrazione di un contenuto d’intrattenimento la cui fruizione avviene unicamente per mezzo audio. Prodotti multimediali del genere avevano già fatto la propria comparsa sin dagli anni Ottanta, con l’evoluzione dei supporti per la riproduzione e la distribuzione dei contenuti audio.

I primi tentativi tuttavia subivano le limitazioni della tecnologia: quello che viene indicato comunemente come uno dei precursori del podcasting, lo show russo-sovietico “The illusion of an indipendent radio” (1989), veniva distribuito su musicassette. Altri tentativi, come quello portato avanti dall’emittente radiofonica americana RCS, venivano trasmessi attraverso le primi reti Internet – che però, non essendo ancora una tecnologia diffusa, funzionava solo all’interno dei network dei college americani.

La storia del podcasting (ossia, dell’arte di fare podcast) nasce dunque qualche decennio più avanti. Perché il podcast possa nascere gli occorrono una madre e un padre: della prima ne abbiamo già parlato – si tratta della rete Internet, che proprio negli anni Duemila stava diventando una tecnologia diffusa e a portata di utente.

Mater semper certa est, pater numquam? Non in questo caso: tutti riconoscono infatti in Dave Winer, “papà” della tecnologia RSS, anche la paternità del podcast. In che modo ha potuto ottenere questo titolo? Semplice: grazie ai feed RSS.

Non è stato facile: la tecnologia RSS, che oggi permette la distribuzione dei podcast all’interno delle varie piattaforme di streaming, era stata accolta da scetticismo e indifferenza, al punto che Dave Winer, per convincere le persone della bontà della sua creazione, aveva lanciato una specie di podcast per convincere le persone che i feed RSS potessero essere effettivamente utili. Così facendo attirò l’attenzione di Adam Curry, un programmatore e conduttore radiofonico, che sviluppò uno script per computer Apple che scaricava e sincronizzava con il proprio iPod ogni file audio riscontrato in un feed RSS, che chiamò appunto “iPodder”.

L’idea venne presentata al BloggerCon del 2003, una fiera per blogger, e fu inaspettatamente un successo. Fu una coincidenza di casualità molto fortunate: Internet era infatti in piena espansione, l’iPod stava progressivamente diventando un successo commerciale (in un anno avrebbe raggiunto 10 milioni di vendite), il fenomeno degli audio-a-pagamento stava prendendo piede nelle emittenti radio e, soprattutto, Curry aveva presentato il suo script a un pubblico ideale un mix di nerd e appassionati del blogging.

I primi podcast non erano infatti programmi radiofonici registrati, quanto piuttosto dei blog in formato audio e, visto il pubblico che inizialmente l’aveva accolto, parlavano soprattutto di tecnologia e vita quotidiana, a volte anche le due cose insieme (come nel podcast The Daily Source Code dello stesso Curry).

Come ha ricordato Curry in un’intervista alla rivista Esquire, il primo nome attribuito a questa forma di contenuto era infatti “audioblogging”. Fu nel 2004, con la più vasta diffusione del formato, che il giornalista del quotidiano inglese The Guardian Ben Hammersley lo definì “podcast”, proprio per via delle sue evidenti connessioni con gli iPod – nonostante i tentativi di Apple di bloccare la diffusione del termine a suon di diffide per violazione di copyright.

Un nome originale era quello che serviva al prodotto-audio per essere identificato dal pubblico, così da circolare più rapidamente: sempre nel 2004 i podcast cominciarono a comparire tra le ricerche di Google; arrivò il primo servizio professionale di distribuzione dei podcast (il Podcast Service Provider di Lyberated Syndacation); il termine “podcasting” fu aggiunto su Wikipedia poiché ritenuto di “interesse enciclopedico”; la BBC iniziò a distribuire il suo primo show in formato podcast.

Ma è il 2005 “l’anno del podcast”: cos’è infatti più significativo del riconoscimento di Apple? L’azienda non solo integrò i podcast su iTunes, rendendone il download e l’ascolto più rapido e semplice, ma ne incoraggiò la produzione. Una scelta visionaria voluta da Steve Jobs in persona: Adam Curry racconta infatti che fu lo stesso Jobs a chiedergli il “permesso” di includere i podcast su iTunes, a margine di un incontro, riconoscendogli il ruolo di legame tra il formato audio-on-demand e le tecnologie Apple. La nuova alleanza favorì la distribuzione dei podcast su ampia scala, al punto che lo stesso anno “podcast” fu la parola dell’anno per il vocabolario Merriam-Webster.

Da lì, il fenomeno era ormai partito e poteva procedere con le proprie gambe.

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