Le 10 cose da sapere su Pavel Durov, Telegram e il Telegram Open Network sui fatti accaduti negli ultimi giorni

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È stata una settimana davvero intensa per Telegram e il suo fondatore, Pavel Durov: Russia e Iran sono sul piede di guerra da diverso tempo ormai e tenteranno in ogni modo di bloccare l’applicazione, ognuno dei quali adducendo le proprie scuse e nascondendo le vere ragioni della censura. Dall’influenza di Telegram sull’economia iraniana alle amicizie importanti che Durov colleziona in Russia – dal dissidente Navalny alle più influenti ONG a livello internazionale – sono davvero tante le novità che hanno riguardato Telegram negli ultimi sette giorni, alcune delle quali davvero bizzarre.

Sapevate che Pavel Durov può aver preso ispirazione per l’aeroplano di carta quale simbolo di protesta – e forse anche di Telegram – da un cattivo dei fumetti russo, Doctor Plague? Siete pronti per scoprire per quale motivo – e altri nove fatti relativi a Telegram e le manifestazioni a sostegno di Telegram fomentate in Russia?

1 - Telegram è stato bloccato in Iran

Dopo settimane di tentennamenti, il governo iraniano ha ordinato agli ISP (i provider di servizi Internet) di bloccare completamente l’applicazione nel Paese. Si tratta dell’ultimo atto di un’operetta buffa, articolata in più momenti (leggi anche: “Telegram verrà bloccato (forse) in Iran perché minaccia di distruggerne l’economia“) e che vede il suo dramma conclusivo nel blocco completo dell’applicazione nel Paese persiano. I margini per un appello alla decisione sono pressoché inesistenti.

La decisione di procedere con il ban dell’app non è stata puramente ideologica – l’app quale veicolo di proteste – ma anche economica e politica: Telegram progetta infatti il lancio di una criptovaluta che potrebbe destabilizzare e compromettere la valuta locale, il Ryial iraniano, vista la popolarità dell’app di messaggistica (40 milioni di utenti, la metà della popolazione). Non solo: il blocco dell’app è stato funzionale anche ad assestare un ulteriore alla credibilità del Presidente Rouhani, considerato esponente dell’ala moderata del Paese e schieratosi inizialmente contro la decisione di procedere con una soppressione totale dell’applicazione. A trarne vantaggio sono naturalmente i più integralisti e conservatori.

Alcune schermate d’esempio dell’app Soroush

A sostituire Telegram sarà l’app Soroush, un’applicazione che non a caso presenta grandi similarità con Telegram e che già presenta i più tipici connotati di quella parte dell’Iran che ne ha ispirato lo sviluppostickers anti-americani, naturalmente – e che non a caso è stata rilasciata nella stessa giornata in cui Telegram ha perso la licenza di operare nel Paese. Non è ancora dato sapere se l’utilizzo di questa applicazione, sponsorizzata dal governo iraniano, consenta qualche forma di controllo tramite backdoor sulle comunicazioni effettuate al suo interno dagli utenti – anche se non ce ne stupiremmo.

2 - Il blocco di Telegram in Iran potrebbe non durare molto

Il blocco di Telegram in Iran potrebbe però durare meno di quanto si immagini: come già detto, la decisione di revocare la licenza dell’applicazione è stato il frutto di una prova di forza degli esponenti ultra-conservatori delle istituzioni – che controllano l’apparato giudiziario e i servizi di sicurezza – diretta a intimidire e indebolire l’ala moderata, oltre che naturalmente le opposizioni contestatarie democratiche e filo-monarchiche.

Ed è la stessa fazione filo-Rouhani a disconoscere il blocco di Telegram in Iran per bocca del Ministro delle telecomunicazioni del Paese, Javad Azari Jahromi: giovanissimo, il politico trentacinquenne ha scritto nella giornata di ieri una tweetstorm recusando la decisione di interrompere la libera fruizione di un software, asserendo che la censura non è mai una via efficace. Bloccando Telegram infatti non si otterrà il conseguente blocco di un’idea o di una notizia, dato che queste “inizieranno a circolare liberamente di nuovo indipendentemente dalla piattaforma sulla quale vengono condivise. La tecnologia, aggiunge Jahromi, non è “colpevole, corrotta o deviata“. Lo scorso dicembre aveva comunque avuto uno scambio acceso di opinioni con Durov in merito alla diffusione di materiali violenti legati alle proteste in corso nel Paese.   Jahromi è stato per due anni, dal 2014 al 2016, membro non-esecutivo del consiglio di amministrazione di uno dei tre carrier telefonici più grandi del Paese ed è il primo politico eletto alla carica di Ministro ad essere nato dopo la Rivoluzione Iraniana: il blocco di Telegram diventa dunque non solo uno scontro tra censura e libertà di pensiero, ma anche generazionale e tutto interno alle istituzioni dell’Iran.

3 - I rally di Telegram in Russia

23, 29, 30 aprile: sono queste le date che segnano per ora le proteste lanciate in Russia da Pavel Durov, il fondatore di Telegram che si è trovato a combattere una guerra in casa sua. La Roskomnadzor, l’autorità per il controllo delle comunicazioni in Russia, ha infatti bloccato quasi 20 milioni di IP nel tentativo di impedire a Telegram di proseguire le sue attività nel Paese, arrivando a danneggiare le attività di applicazioni e servizi estranei a Telegram e colpevoli unicamente di appoggiarsi alla stessa architettura online, riferite a Google o Amazon. Una reazione goffa e quasi spastica che ha spinto addirittura i più vicini esponenti dell’entourage di Putin nel governo a chiedere un passo indietro della Roskomnadzor (leggi anche: “Ci sono un sacco di ragioni per bloccare Telegram, a quanto pare“), che sicuramente non cederà.

 

 

Мамин революционер ??‍? #digitalresistance Un post condiviso da ?✨?✨?Ananastenka ?✨?✨? (@an__solo) in data:

Ma nemmeno Durov sembra intenzionato a mollare tanto facilmente la presa, tanto che le sue proteste continuano a guadagnare consensi e sostenitori: su Instagram e altri social network impazzano i post legati alla #digitalresistance, l’hashtag lanciato dal fondatore dell’applicazione quale slogan e connettivo digitale tra i sostenitori non solo dell’applicazione, ma più generalmente del libero accesso all’Internet ed i suoi servizi. Il rally del 30 aprile ha portato oltre 12mila persone in piazza, grazie anche al supporto di attori esterni – vedete il punto successivo a tal proposito – e nonostante l’assenza fisica di Durov nei luoghi delle manifestazioni.

4 - Telegram guadagna amicizie

La disfida di Telegram in Russia potrebbe trasformarsi ben presto in un movimento di protesta più esteso e articolato sia nei temi che nei protagonisti: oltre alla già citata diffusione dell’hashtag #digitalresistance, i protestatari si sono armati di una serie di simboli ed immagini legati a Telegram e il suo fondatore, i più importanti dei quali vi saranno poi spiegati nei punti successivi.

Ma le proteste vanno oltre Telegram: ad assicurarsi che il fuoco non si estingua ma anzi si alimenti grazie al vento di protesta che già da anni soffia nel Paese, è il blogger e politico Alexei Navalny, presidente del Partito del Progresso russo e principale competitor nell’agone elettorale del Presidente Putin. Durov aveva già avuto contatti con il dissidente ai tempi di VKontakte, ossia quando il giovane miliardario era ancora CEO del più grande social network della Russia; fu proprio perché contrario alle richieste di censura nei confronti delle pagine a sostegno di Navalny su VKontakte che Durov fu costretto ad abbandonare la scena, e in un certo senso a fondare Telegram.

Un’immagine dalle proteste in Russia

Navalny ha assicurato a Durov in questo modo una legittimazione politica ai propri moti di protesta – l’intera manifestazione del 30 aprile è stata trasmessa in live-streaming sul suo popolare canale YouTube – ma al contempo se ne è appropriato a livello elettorale e mediatico, assumendone il controllo e la coordinazione – necessariamente, vista l’assenza in patria di Durov. Non sorprenderà dunque che tra le bandiere comparse nelle manifestazioni abbiano fatto capolino, oltre a quelle di Telegram, anche quelle relative all’Unione Europea.

L’improvvisa amicizia tra Durov e Navalny lascia agli speculatori della politica tanti interrogativi e molte supposizioni, tra le quali anche una possibile alleanza in chiave elettorale durante le prossime politiche – anche se Durov ha più volte sottolineato la propria estraneità a qualsiasi tentativo di classificazione nell’area intellettuale o politica, descrivendosi semplicemente come un “imprenditore della tecnologia“. Ma non è comunque solo in Russia che la sua protesta guadagna consenso: Amnesty International e Human Rights Watch sono gli ultimi a schierarsi a fianco dell’applicazione, che punta ad un intervento degli organismi internazionali e che di certo apprezzerà il supporto delle più famose ONG in materia di diritti digitali e umani.

5 - Durov è un cattivo da fumetto?

Vi sembrerà strano pensare a Pavel Durov come un cattivo da fumetto, ma dietro la decisione del fondatore dell’app di appropriarsi dell’areoplanino di carta quale simbolo non solo delle sue proteste ma direttamente della sua migliore e più famosa creazione, sembrerebbe esserci appunto un diretto riferimento ad un popolare personaggio della cultura pop russa.

Si tratta di Doctor Plague, principale antagonista del maggiore di polizia Igor Grom nella serie a fumetti Major Grom (“fulmine” in russo) pubblicata da Bubble Comics; il villain è in realtà l’alter-ego del miliardario russo Sergei Razumovsky, fondatore del social network Vmeste e autore di efferati delitti contro funzionari corrotti e oligarchi, azioni tanto vicine al concetto di “giustizia sociale” da riscuotere grande consenso nella cittadinanza che il maggiore si trova a difendere.

Il personaggio venne alla luce tra il 2011 e il 2012, durante le proteste di massa che coinvolsero il Paese – così racconta il laboratorio di analisi e ricerca del think tank Atlantic Council. Tra i simboli del film dedicato appunto a Major Grom c’è l’aeroplano di carta che il giovane protagonista del trailer di lancio getta dalla finestra, un’azione che molti russi hanno ripetuto in questi giorni per dimostrare il proprio sostegno a Telegram e che nel film è invece riferita al Doctor Plague. Una citazione che non sembra essere sfuggita a nessuno, leggendo i commenti al trailer del film su YouTube.

6 - Da dove nasce il canhacker?

Da dove viene il cane-hacker, o canhacker, una delle tante icone della protesta #digitalresistance?

Le sue origini sono antiche, nonostante sia salito all’onore delle cronache solamente di recente grazie al set di stickers dedicato condiviso da Pavel Durov nel suo canale Telegram personale, proprio all’inizio delle contestazioni. Il cane incappucciato è il frutto di un’evoluzione stilistica complessa di un’immagine legata a doppio filo con Durov e la sua storia personale di imprenditore di successo, iniziata nella forma di uno scarabocchio: due o tre macchie e una linea circolare che nella fantasia del miliardario russo ricordavano il muso di un cane, e che tra il serio e il faceto sono finite per diventare la mascotte del social network VKontakte e l’immagine visualizzata all’interno delle schermate d’errore del sito.

L’evoluzione della figura del cane in Telegram

Una figura che non è rimasta lettera morta, ma che ha preso vita qualche anno dopo la sua prima apparizione, il 26esimo compleanno del suo creatore: ossessionato dai cappucci, retaggio della propria passione per l’anonimato – fisico e per estensione online – e per il personaggio di Neo in Matrix (Neo ha mai vestito un cappuccio?), presto i due elementi si sono fusi nella fotografia di un cane (esatto: con il cappuccio), pubblicata sui social network quale risposta sbeffeggiante alle pressioni di Mosca per un maggiore controllo governativo su VKontakte.

La passione per i cani di Durov sembra essersi sempre limitata al piano iconografico e memico – escludendo il cane della già citata fotografia – ma ha comunque trovato una continuazione ideale su Telegram, dove l’originale scarabocchio di VKontakte è stato sostituito con un ben più definito e riconoscibile doge, in assoluto il meme preferito di Durov. Il cane col cappuccio è riapparso poi quest’anno sempre su VKontakte nella forma di uno schizzo, dalle pagine del profilo che Durov non ha mai abbandonato; la bozza, accompagnata da una sola didascalia: DIGITAL RESISTANCE e pubblicata il 16 aprile, si trasformerà il giorno dopo in un più raffinato e completo set di stickers.

7 - Niente più domain-fronting per Telegram

Se le pressioni delle autorità russe e iraniane non sembrano scalfire la marmorea determinazione di Durov e del team di Telegram, Google e Amazon non ne sono così insensibili. Sarà una coincidenza o il frutto appunto di una moral suasion molto concreta, ma proprio in coincidenza con i ban di massa della Roskomnadzor i due provider di servizi Internet hanno deciso di rimuovere il domain fronting tra le liste delle proprie feature “non ufficiali“.

Niente più Medio Oriente per Signal e Telegram – Crediti immagine: The Next Web

Tale funzionalità veniva utilizzata largamente da applicazioni di chat sicura come Signal e, appunto, Telegram per bypassare i blocchi imposti da Paesi illiberali nel tentativo di impedire il loro utilizzo e, dunque, qualsiasi forma di comunicazione non controllabile. Tramite il domain fronting era possibile redirigere il traffico alle proprie app attraverso un servizio cloud, così che i governi decisi a interromperne la fruizione avrebbero dovuto bloccare direttamente gli stessi provider – Google ed Amazon. Naturalmente il domain fronting consentiva più usi, non tutti legali (gli hacker potevano utilizzarlo per distribuire impunemente malware nella Rete) e adducendo proprio queste motivazioni prima Google poi Amazon avevano provveduto a interromperne il supporto. Che, tra le altre cose, non era mai stato ufficiale in quanto il domain fronting non era mai stato regolarmente integrato; si trattava più che altro un “bug” mai corretto, e finora tollerato.

Mentre nel caso di Google la decisione rientra coerentemente all’interno di un piano più complesso di irrobustimento delle difese della Rete approntato dal motore di ricerca in questi giorni, più estemporanea è stata l’iniziativa di Amazon.

Sia Telegram che Signal stanno sviluppando soluzioni alternative, ma sicuramente occorrerà del tempo.

8 - Durov vittima di un furto di identità

Mentre i problemi con la Russia e l’Iran non sembrano interrompersi, Pavel Durov ha dovuto subire gli effetti – per fortuna, tanto limitati da passare quasi inosservati – di un furto di identità di cui è stato vittima qualche giorno fa.

Alcuni hacker si erano infatti impossessati del profilo Twitter di una band svedese, Club 8, presa di mira probabilmente per via della spunta blu propria dei profili verificati di cui l’account della band era in possesso. Avevano poi provveduto a sostituirne nome utente e foto di profilo perché a prima vista, con tanto di badge azzurro, l’account sembrasse appunto quello del fondatore di Telegram.

Tramite questo espediente gli hacker avevano poi tentato di ricondurre i fan del miliardario russo su due siti web infetti, come racconta Coin Telegraph, annunciando una falsa donazione di 5.000 Ethereum e 1.000 Bitcoin, accumulandone quasi uno in soli 27 minuti attraverso questa trappola digitale. Lo stesso Durov aveva poi chiesto al CEO di Twitter, Jack Dorsey, di prendere provvedimenti in merito.

9 - Non ci sarà alcuna ICO pubblica per Telegram

Ma perché gli hacker avevano proprio preso di mira il fondatore di Telegram per attuare la propria truffa? I più attenti lettori avranno già individuato la risposta: le connessioni tra Durov e le criptovalute sono sempre state molto solide, e si sono ulteriormente rafforzate negli ultimi mesi con la circolazione di notizie e indiscrezioni sul Telegram Open Network.

La struttura, secondo i progetti di Telegram, dovrebbe provvedere non solo alla diffusione della valuta virtuale proprietaria Gram, ma a dare vita a un mercato interno all’applicazione, un potente strumento anti-censura e tante altre innovazioni che potete leggere nella nostra guida “Gram e Telegram Open Network: che cos’è, come funziona e cosa sapere sulla criptovaluta di Telegram – GNU“. La notizia che però aveva più interessato gli utenti riguardava la ICO pubblica che si rumoreggiava Telegram avrebbe tenuto dopo il primo round di finanziamenti, aperti solamente a magnati decisi a investire almeno 25 milioni di dollari sul progetto. Il successo riscosso alla prima tornata aveva poi spinto Telegram a tenere una seconda sessione di finanziamenti privati, accumulando quasi due miliardi di dollari.

Il denaro raccolto sarebbe stato tanto eccedente le iniziali aspettative da spingere l’applicazione a tornare sui suoi passi e riconsiderare l’opportunità di tenere una ICO pubblica, che nei progetti si sarebbe dovuta tenere a marzo. A riportarlo è il Wall Street Journal, che cita le mutate condizioni giurisprudenziali in merito ai regolamenti relativi alle ICO pubbliche; la Security and Exchanges Commission statunitense ha recentemente stretto le maglie, complici le numerose criptovalute-truffa che negli ultimi tempi avevano preso l’abitudine a dissolversi nel nulla dopo aver raccolto milioni di dollari di finanziamenti da migliaia di privati cittadini.

Telegram vorrebbe dunque mantenere a distanza le autorità statunitensi, cosa che non sarebbe in grado di fare qualora decidesse di aprire una ICO pubblica – un’eventualità non considerata ai tempi della redazione della timeline poi diffusa nella Rete. Una decisione che sicuramente rattristerà più di un cuore.

10 - Arriva il canale russo di Durov

Con l’esacerbarsi della situazione in Russia, Pavel Durov ha probabilmente ritenuto più efficace a livello comunicativo dotarsi di un canale interamente in lingua russa per mantenere aggiornati i propri seguaci russofoni sulla situazione delle proteste. Ed è sotto questa cattiva stella che è nato @durov_russia, canale decisamente più attivo di quello principale in lingua inglese e sostanzialmente speculare nei contenuti alla pagina VKontakte. Una scelta ci si domanda Durov non avesse mai deciso di compiere prima d’ora.

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Fonte The Verge Telecom Paper Il Foglio
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