Caricabatterie unico UE, cosa dice la proposta della Commissione Europea

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Caricabatterie unico UE: la Commissione Europea ha finalmente rivelato i suoi progetti per l’introduzione di un caricabatterie unico su tutto il territorio europeo, basato sullo standard USB Type-C. Qualora la risoluzione dovesse essere approvata dal Parlamento Europeo, i produttori di smartphone, cuffie, altoparlanti e dispositivi per le console di videogiochi saranno costretti a modificare il proprio approccio ai caricabatterieApple compresa.

Ma cosa significa “caricabatterie unico UE”, perché secondo la Commissione Europea è tanto importante introdurre un’unica tecnologia di connessione per la ricarica dei dispositivi elettronici, e quali conseguenze avrà sulla vita dei consumatori? Noi abbiamo deciso di raccontarvelo in questo articolo: siete pronti per scoprirlo?

CARICABATTERIE UNICO UE: PERCHÈ È IMPORTANTE

Un caricabatterie unico UE per armonizzare il mercato dei dispositivi elettronici e permettere ai consumatori scelte più consapevoli, sia a livello tecnologico che ecologico.

Questa è la proposta che la Commissione Europea ha dettagliatamente esposto in un comunicato pubblicato in giornata: attraverso una revisione della Radio Equipment Directive, la Commissione Europea punta a costringere produttori di smartphone, altoparlanti portatili, accessori per console di videogiochi, tablet, fotocamere digitali e cuffie ad adottare il caricatore USB Type-C quale standard tecnologico per il caricamento delle batterie.

I dispositivi che dovranno adottare il caricabatterie unico UE: singolarmente non sono stati inclusi smartwatch e cuffie true wireless

Un provvedimento che era nell’aria già da settimane, e che nasce da lontano, quando, nel gennaio 2020, il Parlamento Europeo votò per stimolare la Commissione a esprimersi sulla necessità di un caricabatterie unico UE. E, dopo quasi due anni di ricerche e dibattimenti, la Commissione ha espresso il suo verdetto: “I consumatori europei sono rimasti frustrati abbastanza a lungo per i caricatori incompatibili che si accumulavano nei loro cassetti”, ha detto Margrethe Vestager, Commissario Europeo per la Competizione. “Abbiamo dato all’industria tutto il tempo per trovare le proprie soluzioni, ora i tempi sono maturi per un’azione legislativa per un caricabatterie comune. Questa è una vittoria importante per i nostri consumatori e per l’ambiente e in linea con le nostre ambizioni verdi e digitali.

Stando alla Commissione, nel 2020 il 38% dei consumatori europei non è riuscito a caricare il proprio smartphone a causa di problemi di incompatibilità tra i caricabatterie; ciò ha provocato una spesa di 2,4 miliardi di euro in caricabatterie non inclusi nella confezione di vendita, portando alla produzione di 11.000 tonnellate di rifiuti elettronici.

Per far fronte a questo problema, la Commissione propone una revisione della Radio Equipment Directive, introducendo l’obbligo dell’uso dell’USB Type-C quale caricabatterie unico UE per i dispositivi sopracitati. Questo comporterà pesanti conseguenze non tanto per il mondo dei produttori Android, che ha adottato o sta adottando l’USB Type-C quale standard di ricarica già da diversi anni, ma per Apple.

La casa di Cupertino non è mai passata allo standard microUSB o USB Type-C, preferendo, come in molti altri casi, coltivarsi un proprio standard originale: parliamo della porta Lightning, che in caso di approvazione della modifica dovrà essere sostituita (in cavi e porte compatibili) con lo standard USB Type-C. A stretto giro è arrivata la risposta di Apple: “Rimaniamo preoccupati che una regolamentazione severa che imponga un solo tipo di connettore soffocherà l’innovazione anziché incoraggiarla, il che a sua volta danneggerà i consumatori in Europa e nel mondo”.

La seconda proposta riguarda le tecnologie di ricarica rapida, che dovranno essere armonizzate tramite l’applicazione del protocollo USB Power Delivery, così da impedire che “i produttori limitino senza motivo la velocità”.

Ma non è solamente una questione di tecnologie di ricarica: è infatti attorno al caricabatterie unico UE che ruota la proposta. La Commissione propone che i consumatori debbano essere in grado di scegliere se acquistare un nuovo smartphone senza caricabatterie incluso (solo la basetta: il cavo di ricarica dovrà comunque essere presente).

Alcuni media hanno riportato la notizia erroneamente, sostenendo che la Commissione avrebbe proposto di togliere i caricabatterie dalle confezioni, mentre nel testo della proposta si legge chiaramente che “i consumatori dovrebbero essere in grado di comprare nuovi dispositivi elettronici senza un nuovo caricatore. Anzi, secondo la Commissione ogni utente usa due dei tre caricabatterie mediamente in proprio possesso – segno che viene riconosciuta l’importanza dei caricabatterie che gli utenti accumulano acquisto dopo acquisto.

Questa scelta, che già alcuni produttori hanno adottato negli ultimi anni – Samsung e Apple in particolare – ha incontrato lo scetticismo dei consumatori, specie a causa delle conclamate motivazioni ecologiche che sono state addotte a motivo di questa scelta (abbiamo scritto un articolo in merito che potete consultare QUI).

Se poi un consumatore volesse comprare un caricabatterie unico UE, allora dovrà essere nelle condizioni di possedere tutte le informazioni che gli occorrono per fare la scelta più oculata possibile. La quarta proposta della Commissione prende di mira le informazioni che i produttori (non) forniscono in merito alle necessità di ricarica degli smartphone: la proposta prevede che le confezioni debbano includere dati adeguati sulla quantità di energia richiesta per la ricarica e specificare se il dispositivo supporti la tecnologia di ricarica rapida. In questo modo, secondo la Commissione, i consumatori europei potranno risparmiare fino a 240 milioni di euro in caricabatterie non compatibili.

Secondo una procedura di co-decisione, la Commissione proporrà la votazione della modifica sul caricabatterie unico UE al Parlamento Europeo e al Concilio Europeo; qualora venisse approvata, i produttori avranno 24 mesi di tempo per adeguarsi.

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Fonte Commissione UE The Verge
Via DDay.it
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