Come evitare truffe su Telegram, in poche parole

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Le truffe su Telegram sono all’ordine del giorno: all’interno di una piattaforma da milioni di utenti solo in Italia, dotata di un livello di controllo inferiore rispetto ad altri social network centralizzati, è probabile che veniate a contatto con personaggi piuttosto sospetti che cercheranno di estorcervi del denaro o delle altri dati. Ma non è l’unico modo per fare truffe su Telegram: le truffe possono essere condotte anche attraverso malware e virus su Telegram, che derubano gli utenti delle loro informazioni personali: con questa guida vi spiegheremo in poche parole come evitare truffe su Telegram. 

Siete pronti?

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COSA FARE

ATTENTI AL LUPO

Segnalate ogni contatto sospetto: se frequentate gruppi Telegram molto numerosi, è probabile che account sconosciuti vi contattino per proporvi di scaricare un file, cliccare su un link e altre attività che nessuna persona di buon senso farebbe – ma non è detto che, in quel particolare momento e con quella particolare strategia che il truffatore ha affinato con migliaia di vittime, lo siate. Non solo dovete rifiutarvi di compiere quella determinata azione, ma dovete cliccare sul messaggio incriminato, poi sulla voce “Segnala” > “Altro” > poi scrivete nella casella di report “Tentativo di truffa”. Ricordatevi: nessuno regala nulla, tantomeno su Telegram. Per evitare altre truffe su Telegram, dovrete bloccare il contatto (cliccate sul menu a tendina > “Blocca”);


SCANSIONATE I FILE

Scansionate i file prima di scaricarli: su Telegram sono molto diffusi i bot e i canali che condividono file. Possono essere file .APK di applicazioni – soprattutto di client alternativi di Telegram, o delle versioni beta dell’app – ma anche programmi di installazione, file video (sempre più diffusi, vista la popolarità dei canali pirata di serie TV e film)… Ognuno di quei file potrebbe potenzialmente contenere un malware, dato che non ci sono garanzie che siano sicuri. Per evitare dunque di scaricare un malware, usate il bot di Dr. Web. Dr. Web è un popolare antivirus che da anni gestisce un bot Telegram che può scansionare qualunque file o link che gli inviate. Basta accedere alla chat con il bot, avviarlo e inoltrare il file che volete scansionare: in questo modo saprete se il file è pericoloso o meno – per maggiori informazioni, potete leggere QUESTO articolo;


SCANSIONATE I LINK

Scansionate i link prima di visitarli: come sopra – il bot di Dr. Web è in grado di scansionare anche i link.

COSA NON FARE

SOLO GLI ORIGINALI

Non usate client inaffidabili: utilizzare un client Telegram proveniente da fonti sconosciute (cioè da siti web e marketplace che non sono Google Play, F-Droid o il sito ufficiale di Telegram), o che a prima vista vi sembra poco affidabile (come i client che integrano pubblicità al loro interno, pratica contraria ai TOS di Telegram), può mettervi nei guai. Non saranno truffe su Telegram vere e proprie, ma consegnare le proprie chiavi d’accesso a Telegram a un’app sconosciuta è molto poco saggio;


NO SICUREZZA, NO LOGIN

Non fate il login a siti sconosciuti: come già detto, su Telegram circolano molti canali dediti alla condivisione di file di vario genere di provenienza illegale. Alcuni di questi sono solamente delle vetrine social, i cui contenuti pirata sono ospitati su siti esterni, che gli amministratori dei canali gestiscono personalmente e dai quali guadagnano molti soldi tramite le pubblicità infette – e non solo. Qualora infatti uno di questi siti web vi chieda di effettuare l’accesso a un social per “iscrivervi” alla piattaforma e ottenere la visione dei contenuti altrimenti inaccessibili, rifiutatevi: probabilmente è un tentativo di phishing;


NON TI CONOSCO, NON TI PAGO

Non date soldi a persone che non conoscete: sembra un consiglio ingenuo, ma tutt’altro. Su Telegram proliferano canali e gruppi dedicati alla promozione di affari di vario genere, come la compravendita di account a servizi di streaming video e audio (Netflix, Spotify e non solo), ma anche di criptovalute, un fenomeno che sta prendendo piede grazie dalla fama di certi promotori che spingono le persone ad accettare di partecipare a round di finanziamento del tutto privi di fondamento. Queste attività sono vere e proprie truffe su Telegram, poiché l’eccitazione intorno all’investimento viene alimentata da una schiera di bot e account automatici che simulano una grande partecipazione popolare a un progetto che non presenta adeguate garanzie. Evitate dunque di entrare in gruppi dove si propone un “facile guadagno” attraverso il finanziamento di una moneta digitale o di un altro prodotto rivoluzionario: eviterete di cadere vittime di una delle più comuni truffe su Telegram. Lo stesso discorso ovviamente è valido anche per l’acquisto di account “pirata” di qualsiasi genere: oltre a essere illegale, il pericolo della “sola” è dietro l’angolo;


NESSUNO REGALA NULLA

Non date soldi a bot che non conoscete: le truffe su Telegram più comuni sono condotte tramite bot. Questi programmi automatici alimentano schemi di Ponzi, propongono iscrizioni a servizi poco trasparenti e più in generale promettono di generare un guadagno automatico e redditizio tramite la condivisione di contenuti o la visualizzazione di video e pubblicità. Spesso questi guadagni vengono poi forniti in forma di valute alternative, come “cristallli”, che ovviamente non verranno mai convertiti in denaro sonante – e, se succederà, il ritorno economico sarà tanto esiguo che avreste guadagnato di più vendendo cicche di sigaretta;


OCCHIO AI VOSTRI DATI

Non date i vostri dati a chicchessia: i dati personali sono una fonte di guadagno preziosa e, specie nel campo delle truffe su Telegram, possono essere utilizzati per mille altri scopi. Quando si scoprì su Telegram un fiorente mercato nero di green pass, i “certificati verdi” che consentono gli spostamenti tra regioni e Paesi nell’area UE, così come di godere di certi servizi, fu chiaro a molti che si trattassero di truffe su Telegram. Non solo perché ogni green pass “vero” veniva venduto a cifre considerevoli; non tanto perché l’intero sistema era sorretto da una rete di false recensioni e prestanome; ma anche per via della quantità di dati personali che un green pass richiede, e che veniva richiesto anche dai truffatori per rendere l’attività di compravendita più credibile. Parliamo di dati estremamente sensibili, come il cognome e la carta d’identità, che possono essere riutilizzati per finalità poco trasparenti e coinvolgere la malcapitata vittima in attività losche a sua insaputa. Meglio evitare, che dite?

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