RaiPlay diventa finalmente un servizio di streaming – EDIToriale

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Finito Sanremo, si tirano le somme. Non sul Festival, bensì sui risultati registrati da RaiPlay, l’app-portale del servizio pubblico televisivo e portabandiera della rivoluzione digitale intrapresa dall’interno sistema informativo statale.

La Rai, attraverso un comunicato dell’Ufficio Stampa, ha infatti diffuso i risultati registrati da RaiPlay nel corso del 71° Festival di Sanremo. Essendo la gara canora un evento annuale di grande portata sia sociale che mediatica, Sanremo rappresenta l’unica occasione per valutare il reale grado di apprezzamento del pubblico italiano nei confronti di RaiPlay.

I numeri sorridono alla Rai: complessivamente il Festival di Sanremo ha registrato 19 milioni di live-streaming (+25% rispetto al 2020), in gran parte trainati dalla popolarità dei contenuti “On Demand – ossia registrazioni delle puntate e spezzoni delle singole esibizioni. Il contatore segna infatti 14,1 milioni di live-streaming per i video On Demand (+29% rispetto al 2020) e 4,9 milioni di accessi alla diretta della serata (+12%). Le performance della finale (il momento più atteso del Festival) ha visto una media di 182.000 dispositivi collegati contemporaneamente, con un picco di 219.000 device (+41%) nel corso del monologo del campione Zlatan Ibraimovich. I contenuti On Demand durante la finale hanno invece sofferto un po’, segnando un calo del -31% a confronto con lo scorso anno.

Questi numeri, sicuramente positivi, trasmettono la sensazione che RaiPlay si stia definitivamente trasformando in un servizio di streaming. E finalmente!. L’app di un’emittente televisiva non è più soltanto un portale di collegamento, ma un contenitore di servizi che espande l’esperienza utente ben oltre il consumo passivo che si sperimenta normalmente davanti alla televisione.

Il successo di RaiPlay non è caduto dal cielo, ma è iniziato con un pesante restyling dell’allora applicazione Rai TV, divenuta RaiPlay solo nel 2016. “È un momento storico per noi“, dichiarò l’allora direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto alla presentazione della nuova piattaforma, avvenuta nel corso del Wired Next Festival. Il tempismo non era casuale: nel 2015 Netflix sbarcava in Italia, aprendo agli utenti italiani una nuova forma di fruizione dei contenuti – non più recepiti passivamente sulla base dei capricci del palinsesto televisivo, ma selezionati direttamente dall’utente attraverso un’interfaccia cucita su misura dal servizio di streaming.

RaiPlay è oggi il fiore all’occhiello della trasformazione digitale della Rai. Il successo dei numeri presentati qualche paragrafo sopra non è soltanto nel numero di dispositivi connessi contemporaneamente con la diretta – un dato fuorviante, visto che RaiPlay era l’unica fonte dal quale reperire il livestreaming del Festival. Piuttosto, esso sta nella popolarità dei contenuti On Demand:  quei numeri ci indicano che esiste una larghissima fetta di persone che ha preferito guardare gli spezzoni del Festival sull’app della Rai piuttosto che su una piattaforma molto più popolare che è YouTube e sulla quale il canale del Festival di Sanremo metta a disposizione gli stessi contenuti presenti su RaiPlay (grossomodo). Una preferenza concessa anche grazie all’interfaccia: amichevole, colorata, fluida, finalmente comprensibile.

Ma, soprattutto, il successo di questi numeri e la soddisfazione dell’esperienza vissuta in prima persona mi porta a cancellare definitivamente il brutto ricordo di Rai TV, una parodia di ciò che RaiPlay è oggi e una vera macchia sul passato della Rai. Se non ve la ricordate, beati voi – ma per memoria storica vi invito a leggere l’EDIToriale pubblicato proprio su questa testata sei anni fa, in occasione del 65° Festival di Sanremo: RAI TV, una vergogna italiana.

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