Telegram è tra i sorvegliati speciali dell’Unione Europea

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Telegram possiede 400 milioni di utenti attivi al mese, è l’app nella categoria dei social network più scaricata in 20 Paesi: notizie positive? Sì, specialmente se consideriamo la scarsità di informazioni in merito ai numeri dell’applicazione; molto meno positivo è il  questo è ciò che emerge dal documento diffuso dalla Commissione Europea in merito al fenomeno della pirateria online. Telegram entra dunque nella “Counterfeit and Privacy Watch List“, una notizia tutt’altro che felice per la piattaforma, che viene accusata di fare poco per contrastare la diffusione illegale di materiali multimediali.

Siete pronti per scoprire se le accuse avanzate a Telegram sono fondate?

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TELEGRAM È MEGLIO DI TORRENT?

Mentre la pirateria dei contenuti multimediali, come musica, film e serie TV sono fenomeni che hanno conosciuto un certo calo (arrestatosi recentemente, però) con l’introduzione al grande pubblico dei servizi di streaming, ben diverso è il discorso riferito alla pirateria dei contenuti editoriali.

Lo sa bene Telegram: l’applicazione era stata coinvolta lo scorso aprile da un’inchiesta dell’AGCOMsotto sollecitazione dell’associazione degli editori italiani – poiché colpevole di ospitare all’interno dei propri server decine di canali specializzati nella diffusione di file PDF di giornali e riviste, sempre aggiornati all’ultima uscita in edicola. L’applicazione aveva poi provveduto a cancellare prima sette e poi sedici canali Telegram segnalati dalla FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) all’applicazione, in un atto di buona volontà che aveva contribuito ad abbassare i toni – ad un certo punto, di fronte ai silenzi del team di Telegram, si era arrivati a parlare di sospendere l’applicazione sul territorio nazionale.

Non che l’AGCOM abbia davvero gli strumenti per operare una reale pressione su Telegram, o su qualsiasi altra entità straniera operante nel settore della messaggistica: all’epoca la vicenda ebbe il merito di evidenziare l’incapacità sanzionatoria reale dell’AGCOM, e si discusse sull’opzione di garantire alle autorità maggiore potere sulle piattaforme che facilitano la diffusione di materiali piratati.

Ed è proprio questa l’accusa che la Commissione Europea rivolge a Telegram. Dietro l’esempio degli Stati Uniti, dal 2018 la Commissione UE diffonde e aggiorna una lista di siti web, piattaforme e marketplace che costituiscono un centro di smistamento, scambio e vendita di prodotti contraffatti definita “Counterfeit and Piracy Watch List“. Dal 2020 questo prontuario include anche la sezione “Social network” – di cui Pavel Durov ne è l’indiscusso protagonista: Telegram (app di cui Durov ne è sia l’ideatore che l’attuale CEO) e VKontakte (social network fondato da Durov nel 2008 e da lui gestito fino al 2013).

Come riporta il documento, l’inclusione di Telegram all’interno della lista è stata voluta da parte di un ampio e variegato numero di soggetti dell’industria dello spettacolo, del cinema e del mercato della musica – segno che un certo malessere nei confronti dell’applicazione è diffuso e molto attivo. Telegram sarebbe infatti colpevole non tanto di favorire, ma di non prendere misure sufficientemente adeguate nei confronti di soggetti che non soltanto promuovono la diffusione di materiali illegali (come musica, libri, quotidiani piratati ma anche IPTV e così via) ma anche di siti web di streaming e torrent pirata e negozi online di prodotti contraffatti e persino di prodotti farmaceutici. Il principale mezzo di diffusione sarebbero i canali, di cui nel documento si sottolineano le connessioni con il sistema dei social network.

Non tutto il paragrafo che riguarda Telegram contiene solamente critiche o accuse: si sottolinea ad esempio la celerità della piattaforma nella rimozione di contenuti legati agli ambienti del terrorismo internazionale o della pornografia minorile; oppure il caso appunto dei quotidiani italiani diffusi su Telegram, episodio che ha portato l’app e l’AGCOM a lavorare a stretto contatto tanto da garantire (a detta di Telegram) una finestra di 24 ore tra la segnalazione del contenuto illegale e la sua effettiva rimozione.

Scavando un po’, troviamo anche risultati positivi: il numero degli utenti attribuiti all’app dalla Commissione UE (400 milioni, che in realtà salirebbero a 500 milioni secondo un recente post di Pavel Durov), e il fatto che Telegram sia l’app più scaricata in oltre 20 Paesi nella categoria dei social network. Numeri di cui andare fieri, naturalmente, ma che non possono distoglierci dal fatto che Telegram è sempre più accostata a una certa forma di illegalità che non potrà in futuro che portarle noie, se non verrà adeguatamente affrontata.

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