Cosa fa Telegram per combattere il coronavirus

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Il coronavirus, conosciuto anche con la terminologia più scientificamente accurata di COVID-19, è il protagonista di tutti i notiziari delle ultime settimane. Non c’è azienda o società che non abbia dato luogo ad iniziative che abbiano il COVID-19 come scomodo protagonista – ed i social network non fanno eccezione. Telegram, pur non essendo una piattaforma di aggregazione sociale in senso classico ma comunque responsabile degli oltre 200 milioni di utenti che mensilmente vi accedono, ha diffuso in giornata un comunicato nel quale ha reso pubbliche le strategie adottate nei confronti della malattia, e soprattutto della disinformazione che la riguarda.

Telegram, alla pari di altre app di chat, non è insensibile al fenomeno delle fake news e le sue funzioni social lo rendono vulnerabile all’azione di troll e bufale – una risposta da parte della piattaforma di fronte alle tante domande della società civile coinvolta dalla tragedia della pandemia si era resa obbligatoria. Siete pronti per scoprire cosa ha deciso di fare Telegram, nei confronti del coronavirus?

CANALI E BOT, LA SALUTE SI FA SOCIAL

Sin dagli inizi della pandemia, il nostro canale Telegram ufficiale (che trovate su @appelmoladg) si è impegnato ad informare i suoi lettori sulle attività intraprese dal mondo della tecnologia per combattere il diffondersi della pandemia, con cadenza praticamente quotidiana visto l’abbondare di iniziative di tal genere.

Tra le varie piattaforme citate, WhatsApp è quella che compare con maggior frequenza: l’app di chat di proprietà di Facebook si è immediatamente attivata per contrastare la disinformazione che troppo spesso è colpevole di veicolare. Le iniziative intraprese finora includono la creazione di un bot in collaborazione con la World Health Organization; un numero di telefono per la segnalazione di bufale o notizie sospette, per le quali si richiede una verifica della loro veridicità; una pagina web dedicata all’esposizione dei pericoli del coronavirus e delle pratiche da adottare per contrastarne la diffusione.

Davanti a tanta attività, in molti si sono domandati quale fosse la posizione di Telegram, che da anni presta il fianco alle accuse di quanti la dipingono come un covo digitale di diffusori di false informazioni e organizzazioni estremiste, se non illegali. La risposta non è tardata (troppo) ad arrivare: l’applicazione infatti ha pubblicato un report nel quale elenca le attività in corso e gli strumenti disponibili per combattere la diffusione delle notizie false sul coronavirus. La strategia di Telegram si articola su tre pilastri: le funzionalità già esistenti, utilizzabili ai fini di una corretta informazione; l’uso della spunta di verifica delle fonti, così da distinguere i profili più affidabili da quelli che invece lo sono meno (o non lo sono affatto); e l’uso delle “maschere”, anche se non nel senso comunemente inteso.

Telegram si propone di combattere la disinformazione principalmente attraverso i canali Telegram. Nati nel 2015 e da allora cresciuti di numero e di popolarità, Telegram ha deciso di crearne uno dedicato al COVID-19: al suo interno sono stati elencati tutti i principali canali ufficiali dei ministeri della Salute dei Paesi che hanno incluso Telegram nella propria strategia comunicativa; tale canale, chiamato @corona, è stato poi posto come primo risultato per la ricerca di parole chiave come “coronavirus“, “covid-19“, “corona e così via. L’app ha poi provveduto a segnalare l’esistenza dei canali dei vari ministeri della Salute con una notifica agli utenti residenti nei rispettivi Stati.

L’Italia non compare nella lista; da qualche tempo è però comparso un canale dedicato del ministero della Salute recante nella descrizione la dicitura “ufficiale“, che vi indichiamo a QUESTO link. Manca la spunta che ne attesti la veridicità, ma può darsi che sarà attribuita successivamente – nel frattempo, vi invitiamo alla cautela.

E la famosa “spunta blu” diventa appunto, all’epoca del coronavirus, un’arma in più contro la disinformazione: l’applicazione ricorda che tale spunta, applicata solamente a canali, gruppi e bot (NON a profili) che possiedono queste spunte su altri social network, può essere ottenuta inviando una richiesta ufficiale tramite il bot @verifybot. Naturalmente occorre disporre dei requisiti essenziali – profili su Instagram e/o Facebook (abbiamo dedicato QUI una guida alle spunte blu di Instagram ed ai passaggi per ottenerli), Twitter e YouTube già verificati dalle rispettive piattaforme, una pagina Wikipedia dedicata (che può “sostituire” uno dei profili social, ma deve possedere un link al bot/canale/gruppo su Telegram). Le organizzazioni possono semplicemente inserire un collegamento al canale dal proprio sito ufficiale, tuttavia la soddisfazione della richiesta non è automatica.

L’ultimo punto, quello che abbiamo indicato come il più “ludico“, riguarda l’adozione delle “maschere: Telegram ne promuove l’uso, ma non nel senso più tradizionale. L’app integra una funzione, chiamata appunto “maschere“: introdotta nel 2016, consente di applicare alle fotografie degli stickers speciali, molti dei quali a forma di maschere. Non hanno mai incontrato un vasto successo su Telegram; il nuovo set di maschere a tema COVID-19, tuttavia, si propone di rendere la pandemia meno angosciante e più giocosa, consentendo di applicare alle proprie foto dei temi tipici della malattia.

Le attività intraprese dalla piattaforma non sono paragonabili a quelle di WhatsApp, in quanto Telegram non ha fatto altro che operare un’attività di coordinamento tra operazioni già avviate in autonomia da entità esterne; tuttavia si tratta già di un passo avanti, voi cosa ne pensate?

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