Che cos’è Libra, la nuova criptovaluta di Facebook (che non è di Facebook)

Iscriviti per ricevere una notifica ogni volta che pubblichiamo un articolo che non puoi davvero perderti! Disturbiamo poco, informiamo molto.

Se quando pensate alle criptovalute la prima cosa che vi viene in mente non è Libra, ma Bitcoin, significa che state vivendo ancora nel 2019. Presentata martedì 18 maggio, Libra è la rivoluzione che serviva alle criptovalute per uscire dal cono d’ombra che le ha finora circondate per diventare una tecnologia largamente adottata, nonostante però non sia per nulla simile a monete digitali più tradizionali, come Bitcoin o Ethereum. Presentata come “la criptovaluta di Facebook“, Libra sarà in realtà di proprietà di un consorzio, la Libra Association, che come l’Unicode Consortium sarà formato da un ristretto circolo di aziende, selezionate sulla base di vari criteri – tra i quali, ovviamente, c’è la disponibilità economica.

Ma Libra è anche molto, molto di più: siete pronti per scoprire cos’è Libra?

LIBRA, UNA CRIPTOVALUTA DA TERZO MONDO

È stata presentata durante la notte del 17 giugno, ampiamente anticipata da svariati report che già ne tratteggiavano il vasto supporto raccolto da Zuckerberg, nei confronti del progetto, da parte del gotha dei pagamenti online.

Libra sarà controllata dalla Libra Association, un’organizzazione no-profit con sede in Svizzera

Chiamata Libra, riprende volutamente nel nome la libbra romana, l’unità di base del sistema di pesi e poi monetario romano, il cui nome ha poi dato origine alla lira in quanto valuta. Ma i riferimenti non sono solo monetari: Libra vuole anche collegarsi alla parola “libertà, ad indicare che la moneta sarà liberamente utilizzabile e anche, ma questo in senso molto più sottile, che Libra non sarà la criptovaluta di uno solo, ossia di Facebook.

Consapevole delle proprie vulnerabilità, e del fatto che difficilmente i governi e le autorità antitrust avrebbero lasciato ossigeno sufficiente a Libra per vivere più di un giorno, qualora si fosse presentata come una valuta di esclusiva proprietà del social network, Facebook ne ha rimesso la titolarità ad una organizzazione non-profit, con sede a Ginevra – la Libra Association. Grazie all’attività della Libra Association e alle garanzie da essa offerte, Libra sarà integrabile un po’ ovunque. Ma la realtà è forse un po’ più complicata, quindi sarà bene osservarla più nel dettaglio.


LIBRA – COSA

Libra è una stablecoin, ossia una criptovaluta che fonda la propria attrattiva sulla stabilità, grazie al legame allacciato ad una valuta o ad un paniere di beni tradizionalmente solidi. Può essere il dollaro, ma nel caso di Libra sarà un insieme di “asset a bassa volatilità, come depositi bancari e titoli di Stato a breve termine denominati in valute di Banche centrali stabili e ad alta reputazione” (Il Sole 24 Ore). Gli interessi maturati su questi asset saranno utilizzati per investimenti da parte della Libra Association, per esempio nella realizzazione di nuove tecnologie a protezione degli investimenti, nell’espansione della rete blockchain o altro.

Libra dispone dunque di una riserva, che viene finanziata dalla quantità di denaro che sia gli investitori, sia gli utenti convertono dalle rispettive valute reali nella nuova criptovaluta. Questo significa che la quantità di Libra circolante corrisponde al 100% di moneta depositata nella riserva, e che se improvvisamente vi fosse una fantomatica “corsa agli sportelli” (o, meglio, “corsa ai wallet”) la riserva finirebbe esaurita immediatamente. Ogni volta che un utente ritira la propria quantità di Libra e la converte in valuta reale, la prima viene “eliminata dal sistema”, come si legge nel white paper di presentazione della valuta.


LIBRA – CHI

La proprietà di Libra non è esclusiva di Facebook, ma – come già detto – della Libra Association (l’assonanza con la sigla “libera associazione” non è probabilmente casuale) con sede a Ginevra, in Svizzera, della quale fanno parte 28 società fondatrici – ma si tratta solo di un numero iniziale, in quanto Zuckerberg ha già svelato il proprio obbiettivo: raggiungere le 100 adesioni entro il lancio della critpovaluta. Queste sono:

  • dal mercato delle transazioni digitali: Mastercard, Visa, PayPal, PayU, Stripe
  • dal mercato degli operatori: Vodafone, Iliad
  • dal mercato delle blockchain: Anchorage, Bison Trails, Coinbase, Xapo Holdings Limited
  • dal mercato del commercio digitale: Spotify, Uber, Facebook (Calibra), Lyft, Farfetch, Mercado Pago, Booking, eBay
  • dal mondo delle ONG e delle istituzioni accademiche: Creative Destruction Lab, Kiva, Mercy Corps, Women’s World Banking
  • dal mercato delle venture capital: Andreessen Horowitz, Breakthrough Initiatives, Ribbit Capital, Thrive Capital, Union Square Ventures

Per entrare a fare parte della Libra Association occorre disporre di un bene preciso – i soldi. Mettendo a disposizione 10 milioni di dollari di investimento si diventerà membri di quella che è già stata chiamata la “oligarchia delle criptovalute” – anche se, a seconda del segmento di mercato, ci sono ulteriori parametri da rispettare. In generale infatti tutti i membri della Libra Association rispettano due dei tre parametri generali richiesti da Facebook – figurare nella lista dei primi 100 competitor del proprio campo stilata dalla S&P o da un’altra organizzazione; raggiungere 20 milioni di persone all’anno e/o disporre di una valutazione di almeno un miliardo di dollari.

La lista completa dei 28 fondatori di Libra

Per alcune categorie, le regole sono ancora più stringenti: le aziende impegnate nelle blockchain dovranno essere in attività da almeno un anno e disporre di asset per 100 milioni di dollari, per esempio – senza contare che non potranno superare ⅓ dei membri della Libra Association. Disposizioni simili (50 milioni di dollari di bilancio, posizionamento tra le 100 entità migliori nella beneficenza…) sono state approntate per ONG e università.

La Libra Association sarà deputata al controllo della criptovaluta: esse dirigeranno gli investimenti, voteranno le modifiche alle modalità di circolazione della valuta, saranno incaricata di attirare altri investitori, e così via. Ogni membro dispone di un voto, o dell’1% del peso nel consiglio dei rappresentanti dei membri (Facebook compreso, così da evitare accuse di anti-competizione) che eleggono sia il presidente del consiglio, sia un board di un minimo di cinque ad un massimo di diciannove rappresentanti, insieme ad un team esecutivo. In questo modo, con la chiave del potere così spezzettata tra i membri del council, nessuno può tentare realisticamente una scalata alla Libra Association nel tentativo di assumerne il controllo.

Cosa ci guadagnano i membri della Libra Association da tutto questo? I dividendi raccolti dagli investimenti effettuati dall’associazione stessa, sulla base degli interessi degli asset su cui si basa la criptovaluta.


LIBRA – COME

Libra in quanto stablecoin sarà scambiabile attraverso Calibra – il portafoglio digitale proprietario di Facebook – o qualsiasi altro sistema di pagamento che integri Libra. Basterà comprare una quantità di Libra determinata dalla valuta con la quale si sta effettuando l’acquisto e… voilà, il proprio portafogli è stato riempito. Non occorrerà disporre di un account legato ai social di Facebook per utilizzare Libra, ma bisognerà fornire, al momento della registrazione, una propria foto così come altre informazioni personali che comprovino la propria identità, secondo il metodo Know your customer. Nessun dato fornito a Libra sarà collegato o messo a disposizione di Facebook, per quanto sarà possibile farlo nel caso in cui vengano effettuate transazioni in criptovaluta sulla piattaforma.

Calibra in particolare sarà l’entità attraverso la quale Facebook dirigerà l’integrazione di Libra nei propri social – Facebook, Facebook Messenger e WhatsApp. I costi di transazione (che serviranno in gran parte per alimentare la blockchain su cui si basa il sistema di pagamento di Libra) saranno decisamente più bassi rispetto alle altre piattaforme, secondo una strategia che vi spiegheremo tra qualche paragrafo.

L’obbiettivo di Libra è rendere lo scambio di denaro semplice come l’invio di un messaggio: nei primi tempi ci si aspetta che non solo Facebook, ma anche tutti gli altri investitori (come PayPal, eBay, Mastercard e non solo) offriranno soluzioni mirate per rendere davvero globale l’uso di Libra al momento del lancio. Allo stesso modo altre realtà commerciali coinvolte, come eBay, Uber o Spotify, offriranno programmi-premio ed incentivi all’uso della criptovaluta, come sconti in caso di pagamento in Libra piuttosto che in altre valute.


LIBRA – PERCHÈ

La domanda che però molti si porranno è perché – per quale motivo Facebook, insieme ad altri player globali della finanza e dell’economia, si sono impegnati in una simile avventura?

Per tutti gli investitori compresi nella Libra Association, maggiore sarà l’adozione e l’uso di Libra, più alti saranno i dividendi maturati.

Per alcuni, come Spotify, l’uso di Libra rende molto più facile accedere ad un sistema di pagamento che può essere facilmente utilizzato in mercati del terzo mondo, e laddove l’accesso a sistemi bancari è considerato troppo oneroso per il singolo risparmiatore. Potrà infatti suonare strano ad un occidentale, cittadino magari di una delle nazioni più ricche della Terra (in quanto membro del G7, in teoria anche l’Italia lo è), ma Libra vede nei mercati emergenti un naturale terreno di coltura.

“Nonostante i progressi tecnologici, una larga fascia della popolazione mondiale è stata lasciata indietro: 1,7 miliardi di adulti rimane al di fuori del sistema finanziario senza alcun accesso a una banca tradizionale, anche se un miliardo di loro ha un cellulare”

Secondo Facebook infatti il 70% delle piccole aziende site in queste regioni non ha accesso al credito, e oltre 25 miliardi di dollari vengono sprecati in commissioni che i migranti devono pagare ogni qualvolta inviano somme di denaro in patria; e la situazione è ancora peggiore per le donne. Libra si vuole rivolgere dunque a questa fascia di popolazione, poiché è già stato anticipato che, oltre all’invio di rimesse con bassissimi costi di commissione, in futuro Libra potrà offrire soluzioni di credito e finanziamento, evolvendo in schemi di guadagno che attualmente non dispone.

Inoltre Libra è sicura, in quanto viaggia su una blockchain proprietaria che punta alla decentralizzazione – anche se alcuni hanno già criticato questo termine se associato alla Libra Blockchain – e che offre ampie garanzie all’utente che se ne serve. Secondo il white paper della criptovaluta, se colpiti da truffa, furto di dati o perdita dell’account, Calibra (non sappiamo se sarà così anche per altri portafogli) rimborserà la valuta perduta grazie al servizio di supporto attivo 24/7.

Per Facebook infine, Libra rappresenta la soluzione a molti problemi, e la nascita di nuove opportunità di commercio: nonostante non sia ufficialmente la “criptovaluta di Facebook”, è ovvio che il possesso di Calibra, nonché l’ideazione della criptovaluta stessa renderà l’uso di Libra molto più semplice sulle soluzioni del social network che altrove. La possibilità di utilizzare una criptovaluta largamente adottata anche all’interno delle proprie app di chat preferite (Messenger, WhatsApp) – le quali, ricordiamolo, otterranno presto un sistema di messaggistica unificato legherà ancor più gli utenti ad un ecosistema social specifico nel caso in cui Libra non fosse convertibile nelle criptovalute che altri sistemi di chat intendono lanciare, come Telegram. Ed è già è stato anticipato che Calibra potrebbe offrire soluzioni di pagamento facilitato di servizi quotidiani, come caffé, biglietti dell’autobus e molto altro, trasformando di fatto WhatsApp e Messenger in versioni occidentali di WeChat.


LIBRA – LE CONTROVERSIE

Pur non essendo ancora stata attuata, la rivoluzione della criptovaluta sembra già incontrare alcuni ostacoli di ca-libro non indifferente sul proprio percorso.

I primi, i più certi ed immediati, sono i governatori delle banche nazionali, specialmente quelli europei, ed i corpi politici deputati alla regolamentazione dell’economia: il ministro francese delle finanze, Bruno Le Maire, si è già pronunciato contrario all’idea di vedere Libra crescere come una valuta alternativa a quelle tradizionali.

“Non può e non deve accadere”

Bruno Le Maire ad un’intervista alla radio Europe 1

Le Maire, uno dei promotori della web tax europea, si è detto preoccupato dell’uso che potrebbe essere fatto di Libra in contesti di illegalità – come il riciclaggio di denaro, traffico di armi e droga, e così via. Dello stesso avviso anche Markus Ferber, europarlamentare tedesco in quota CSU, che paventa l’idea che Facebook, con i suoi due miliardi di utenti, possa diventare una “banca-ombra”.

E la correlazione Libra-Facebook, benché non sia vera (al netto dei vantaggi strategici sopra esposti) si dimostra essere la principale debolezza di questa valuta. La reputazione di Facebook accompagna Libra e continuerà a farlo, almeno nei primi tempi: qualora Libra non dovesse avere successo, il suo fallimento si tradurrebbe in una pesante sconfitta per il social network. Viceversa, non è detto che una sua eventuale riuscita possa corrispondere ad un guadagno d’immagine per la piattaforma.

Più possibilista è invece il Governatore della Banca di Londra, Mike Carney, il quale ha invitato i propri colleghi riuniti a Sintra, in Portogallo, in occasione del meeting della Banca Centrale Europea, a mostrare un certo grado di “apertura mentale, nonostante abbia aggiunto che Libra dovrà dotarsi dei più alti sistemi di regolazione se vorrà circolare sul territorio europeo.

La convertibilità scelta per Libra e il legame con asset stabili danneggeranno, a lungo andare, il sistema economico globale?

Di diverso tenore sono le critiche che provengono dal Financial Times. Nell’edizione Alphaville dell’illustre quotidiano economico viene infatti criticata la scelta operata per Libra di legare il valore della valuta ad un asset di beni stabili, cosa che – nel tentativo di assicurare sempre di più il valore della valuta, insieme alla convertibilità al 100% stabilita – potrebbe provocare una riduzione della disponibilità globale di tali asset, oltre che esporre Libra a tutte le vulnerabilità del “Sistema di Bretton Woods a cui la valuta sembra ispirarsi. E che il presidente Nixon aveva già abolito nel 1971, senza che nessuno sentisse il bisogno, negli anni successivi, di ripristinarlo (poiché inefficiente davanti alle sfide di un mercato globale).

Scopri QUI Gram, la criptovaluta di Telegram in fase di prossimo lancio!

Vorresti scrivere per AppElmo? Mettiti in gioco: stiamo cercando collaboratori! Scrivi a [email protected], e dai un’occhiata QUI per le modalità di contatto. Non essere timido!

Se non volete perdervi nè le prossime News nè gli altri articoli di AppElmo (e sappiamo che non volete), allora potete iscrivervi alla nostra newsletter inserendo il vostro indirizzo email nel form qui in basso (tranquilli, vi assicuriamo che non vi invieremo spazzatura o spam; in caso contrario, vi saremmo immensamente grati se ci segnalaste il problema).

Oppure potete seguirci sulla nostra pagina Facebook, sul nostro account Twitter e sul nostro canale Telegram! Grazie mille!

Commenti

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. AcceptRead More

//