Perché non puoi davvero eliminare i graffi sullo schermo del cellulare

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Negli ultimi anni si è assistita ad una curiosa esclation nel mercato della telefonia e degli smartphone: al momento dell’acquisto di un cellulare non è infatti più sufficiente disporre del dispositivo in sé, ma occorre dotarlo di una serie di protezioni per evitare che il proprio acquisto, costato magari più di cinquecento euro, si danneggi già dopo la prima settimana di utilizzo. Ecco che dunque il corpo del telefono, sagomato dai più importanti designer del settore, viene imbozzolato in una cover da pochi euro a cui verrà eventualmente aggiunta anche una pellicola trasparente o, meglio, una protezione in cristalli di vetro. Tuttavia, analizzando scientificamente gli schermi degli smartphone e la loro evoluzione, ci si renderà presto conto che una pellicola è la protezione più importante per il display di un telefono, molto più di qualsiasi cover, e che in sua assenza non si potrà mai impedire ad urti e abrasioni di aggiungere ulteriori graffi sullo schermo del cellulare.

Siete pronti per scoprire perché e come eliminare i graffi sullo schermo del cellulare sia nei fatti, impossibile?

L’ETERNO DILEMMA

Eliminare i graffi sullo schermo del cellulare, intesa come attività volta alla prevenzione dell’apparizione di graffi sul display del proprio telefono, è nei fatti impossibile. Lo avrete constatato già da voi: nonostante l’evoluzione del cellulare in quanto dispositivo, l’applicazione di nuovi processori e sensori ad ogni nuova generazione, gli schermi dei telefoni rimangono sensibili agli urti oggi tanto quanto lo erano nel 2010.

Chi lo vuole uno stylus, eh?

Per scoprire per quale motivo non sia stato possibile, per i produttori, eliminare i graffi sullo schermo del telefono così come sono state debellate molte altre iniziali debolezze degli smartphone, bisogna risalire agli albori del mercato della telefonia così come viene inteso oggi. Gli schermi degli smartphone vengono prodotti, per la maggior parte dei casi, da un’unica aziendaCorning, ideatrice dei celebri Gorilla Glass, giunti alla loro sesta edizione proprio lo scorso anno. Il debutto di Corning nella manifattura di schermi per smartphone avvenne quando Steve Jobs, in vista del lancio del primo iPhone, chiese all’azienda di realizzare per Apple uno schermo che facilitasse l’interazione con il sistema operativo integrato attraverso le dita della mano, non uno stylus qualunque così com’era stato fino ad allora (“A chi serve uno stylus?“, fu l’ironica domanda che Jobs rivolse alla platea spettatrice della presentazione di quella che fu, nei fatti, una vera rivoluzione).

Tra gli elementi che caratterizzarono il successo dell’iPhone va considerata infatti l’estrema facilità d’uso che i suoi utenti sperimentarono al semplice tocco; fino ad allora il telefono cellulare non aveva ancora staccato il cordone ombelicale che lo univa al PDA, sigla per Personal Digital Assistant o palmare, da cui era derivato come versione consumer di un dispositivo inizialmente destinato ad un uso professionale e aziendale. Per tale motivo i cellulari pre-iPhone venivano equipaggiati con schermi ricoperti da uno strato di plastica, ottimo per gli stylus ma terribili per tutto il resto.

Durante lo sviluppo del primo Gorilla Glass, Corning fu posta immediatamente davanti ad un bivio: resistenza alle cadute o ai graffi? La precedenza che venne attribuita durante la finestra di sei mesi di tempo che Apple aveva dato a Corning per lo sviluppo del primo Gorilla Glass, e che sarebbe stata confermata nel corso dello sviluppo delle versioni successive, fu assegnata allo studio di soluzioni per rendere il vetro il più possibile resistente alle cadute.

Ma le richieste dei produttori non si riducono semplicemente ad una maggiore resistenza: il vetro deve anche essere il più sottile possibile, anno dopo anno e modello dopo modello. Questo, secondo Scott Forester (Vice-Presidente di Gorilla Glass), è il vero compromesso che lega effettivamente le mani alla compagnia: ogni qualvolta che una nuova generazione di schermi per smartphone viene presentata ai produttori, la prima richiesta che viene avanzata è sempre di una maggiore sottigliezza.

La resistenza di uno schermo alle cadute viene amplificata attraverso un bagno chimico, che modifica e trasforma ciò che il vetro è solitamente in natura – ossia un materiale estremamente fragile: così facendo viene aumentata la tensione residua all’interno dello schermo, che se da una parte contribuisce ad irrobustire il materiale rendendolo così estremamente durevole (il Gorilla Glass 6, ultimo ritrovato della compagnia, è in grado di resistere sino a 15 cadute consecutive da un’altezza di un metro), dall’altra lo costringe ad una maggiore suscettibilità a graffi e abrasioni.

I risultati più aggiornati dei test Corning

È poi difficile trarre conclusioni dai test che Corning ha messo a disposizione della stampa e degli utenti nel corso degli anni: nel 2013 l’azienda aveva diffuso i risultati del “Knoop Visual Scratch Test“, incentrato appunto sulle performance del display messe alla prova di graffi e abrasioni; tuttavia dall’anno successivo non è mai più stato ripetuto. Ci viene in aiuto una seconda tabella, diffusa nel 2016; seppur non completamente incentrata sulla resistenza dei Gorilla Glass, la voce riferita al “Taber CS-17 Linear Abrasionci mostra come i Gorilla Glass 5 e 6 dispongano della stessa resistenza; secondo invece un altro “Tumble test“, i Gorilla Glass 3 riportano un danneggiamento pari allo 0,52% della superficie del vetro in 15 minuti di test, mentre per i Gorilla Glass 4 e 5 la percentuale era scesa allo 0,39%, e fonti interne a Corning hanno riportato che anche l’ultima versione del display non è migliorata. Il che significa che non sono stati effettuati progressi in tre generazioni di schermi.

L’unica soluzione ai graffi sugli schermi rimangono dunque le pellicole di plastica o vetro da applicare sui display; i principali progressi sono stati effettuati sugli schermi da smartwatch, per i quali sono state sviluppate le serie DX+ e SX+ basate sulla resistenza ai graffi dello zaffiro. I dirigenti Corning si augurano – ma non fanno promesse in merito – che in futuro la stessa tecnologia potrà essere applicata ai vetri per smartphone. Nel frattempo, dovremo continuare ad affidarci ai rimedi tradizionali.

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