Dove, quando e perché arriveranno nuove pubblicità su WhatsApp, Instagram, Facebook e Messenger

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Le pubblicità su WhatsApp sono una novità, ma certamente non per Instagram o Messenger, dove gli introiti pubblicitari macinano grandi quantità di ricavi vitali per la sopravvivenza della compagnia: i numeri di Facebook stagnano mentre quelli delle applicazioni associate volano, e Mark Zuckerberg intende catturare tutto questo vento favorevole nelle vele dell’albero maestro del suo lento gigante Facebook. Il social network non è più popolare come un tempocomplice anche un anno di sofferenze, perdute battaglie per la privacy e continui furti di dati – ma la crisi non ha interessato Instagram, WhatsApp e nemmeno Messenger.

E la presentazione dei risultati economici riferiti al terzo quadrimestre del 2018, avvenuto martedì scorso, ha restituito un panorama più ampio ma al contempo maggiormente definito delle prospettive delle quattro applicazioni-piattaforma. Facebook ha occupato il palco per gran parte del tempo, naturalmente, ma molto si è detto anche delle pubblicità su Instagram e Messenger, che possono ancora svilupparsi oltre l’immaginabile – di WhatsApp, invece, vige ancora il silenzio stampa nonostante sia ufficiale l’arrivo nel 2019 di pubblicità su WhatsApp Status, le “Storie” dell’app divenute più popolari pesino della propria controparte su Instagram.

Insomma, siete pronti per scoprire dove, come e perché arriveranno le prossime pubblicità su WhatsApp, Messenger, Facebook e Instagram?

LE STORIE DI WHATSAPP SONO LE PIÙ UTILIZZATE: È TEMPO DI PUBBLICITÀ

Era solo questione di tempo prima che le inserzioni pubblicitarie, che hanno già da tempo invaso – e completamente devastato, a nostro parere – Messenger, raggiungessero la più popolare e scaricata app di chat della galassia di sussidiarie di Facebook. Le pubblicità su WhatsApp non saranno più dunque solo una possibilità tra tante per la monetizzazione di questa grande suite di chat, ma una realtà.

La loro introduzione è stata sofferta e controversa, così come abbiamo già raccontato in un nostro precedente pezzo (leggi anche: “Messaggi pubblicitari su WhatsApp nel 2019 – e le altre “sporche verità” di Facebook“): l’argomento è stato fonte di scontro tra i fondatori dell’applicazione – in particolare Brian Acton, il quale lascerà l’ombrello dell’azienda alcuni mesi prima dello scoppio dello scandalo Cambridge Analytica – e il padre-padrone della società, Mark Zuckerberg. A fronte di forme di monetizzazione forse più ingenue e old-school come quelle proposte da Acton (l’acquisto da parte degli utenti di “pacchetti di messaggi da inviare una volta terminato il proprio set di messaggi gratuiti), hanno trovato campo libero idee più moderne e al tempo stesso sostenibili a livello sia commerciale che mediatico come l’introduzione della pubblicità su WhatsApp Status.

Ricordate: quando si parla di pubblicità, il prodotto siete voi, gli utenti.

Sono sicuramente lontani i tempi in cui gli sviluppatori di WhatsApp rifuggivano il modello pubblicitario, preferendo chiedere ai propri utenti una sottoscrizione di 1$/anno per il mantenimento dell’infrastruttura e dello sviluppo di nuove funzionalità. E nel 2012 lo spiegarono forte e chiaro nel comunicato “Perché non vendiamo pubblicità“, nel quale scrissero un tanto profetico quanto ironico passaggio che, letto oggi, ispira  forse sorrisi di amarezza e nostalgia. Ma il mercato evolve: oggi WhatsApp non è più di proprietà di Brian Acton e Jan Koum, ma di una multinazionale statunitense che intende rendere profittevole un’applicazione che, nominalmente, non lo è da molto tempo.

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Tutti i numeri delle Storie della galassia di Facebook a confronto con Snapchat | Crediti immagine: Tech Crunch

E le pubblicità su WhatsApp Status sembra essere la scelta più ovvia e intelligente: gli Stati di WhatsApp (quelli nuovi) sono utilizzati da 450 milioni di persone, una cifra che supera abbondantemente gli utilizzatori delle Storie su Instagram (che pure sono state introdotte da molto più tempo e godono di un’esposizione mediatica di gran lunga superiore) e Facebook.

QUANTE STORIE, INSTAGRAM

Se gli Stati di WhatsApp superano in numero le Storie di Instagram, queste ultime continuano ad essere le preferite da sviluppatori e marketing strategist di Facebook: secondo quanto presentato alla conferenza di martedì, Zuckerberg sta preparando una serie di nuove funzionalità per le Storie che, in combinazione con la nuova piattaforma IGTV, dovrebbero finalmente dare ai video verticali la popolarità che il fondatore di Facebook pensa che meritino.

Storie che non sono più solamente da raccontare o momenti da vivere per procura, ma anteprime di video ed eventi trasmessi su IGTV: il social network ha infatti presentato una nuova modalità di promozione dei contenuti ospitati sulla suite “sorella che consiste in un’immagine statica, prelevata da un video appunto caricato su IGTV, che viene proposta come anteprima del filmato. Cliccando sull’immagine, si viene direttamente rediretti alla trasmissione originale. Ed è proprio tramite questa soluzione di collegamento, una sorta di ponte di allacciamento tra il pubblico di Instagram e IGTV che l’azienda spera di sdoganare definitivamente il nuovo formato verticale di riproduzione video, sul quale le aziende ancora non hanno voluto investire grandi cifre per via dello scarso appeal suscitato.

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Come funzionano i nuovi “stickers” di Pandora, Shazam e SoundCloud all’interno delle Storie di Instagram

Un’idea apparentemente innocua ma che nasconde un grande potenziale, specialmente se si osserva le già attuate partnership con Shazam, Pandora e SoundCloud: ogni utente ora può infatti condividere in una Storia su Instagram il brano in riproduzione, ma i suoi follower potranno effettivamente ascoltarlo cliccando sull’immagine-sticker dell’album condivisa nella Storia e accedendo al pezzo tramite l’app del servizio installata sullo smartphone. Una modalità di condivisione un po’ contorta ma che potrebbe riscuotere molto successo, nonostante gli sticker musicali di Instagram siano decisamente più comodi da usare.

Mentre però queste feature riguardano unicamente le partnership con servizi esterni e ancora non prevedono una soluzione business articolata, ciò che ora interessa al team di Instagram sono le pubblicità previste dal programma “Promote“. Attraverso le pubblicità Promote i grandi come i piccoli brand presenti sulla piattaforma, gli influencer e le star dello spettacolo e del web potranno raggiungere ancora più utenti selezionando target demografici selezionati automaticamente dal sistema. Gli acquirenti di questo nuovo format di advertising potranno così scegliere se puntare esclusivamente ad un pubblico simile ai propri follower attuali, circoscrivere l’area di azione ad una specifica zona geografica oppure spuntare tutte le opzioni fornite da Instagram per raggiungere una platea quanto più vasta possibile.

Simile a Facebook Boost – che attraverso il pagamento di un extra permette di aumentare il raggio d’azione delle proprie pubblicità – Instagram Promote diventerebbe così la comoda (e, immaginiamo, proficua) scorciatoia per le attività di ogni dimensione per raggiungere nuovi utenti e clienti; per Facebook invece significherebbe mettere alla prova le possibilità economiche dei 2 milioni di advertiser già registrati ai servizi pubblicitari di Instagram.

C’È LIMITE ALLE PUBBLICITÀ SU FACEBOOK E MESSENGER?

Messenger ha un nuovo nemico: non è Telegram, WeChat o altre suite di messaggistica. Si tratta di iMessage: l’app di chat di Apple è presente in ogni iPhone venduto dalla compagnia per scelta precisa dell’azienda, e questo a Zuckerberg non piace. Per un motivo molto semplice: l’abitudine all’uso di iMessage porta gli utenti sulla piattaforma di iOS generalmente più portati alla spesa e all’acquisto rispetto alle proprie controparti Android, e dunque potenziali consumatorilontano dalle proposte della galassia di Facebook, Messenger in testa.

Our biggest competitor by far is iMessage. In important countries like the US where the iPhone is strong, Apple bundles iMessage as the default texting app, and it’s still ahead.

Mark Zuckerberg

Mentre Tim Cook ha buon gioco nel presentare le applicazioni concorrenti come coacervi di vulnerabilità e incertezze digitali a confronto con le proposte di Cupertino, allo stesso tempo Zuckerberg spera che le recenti condanne a Google per concorrenza sleale segnino il passo per una nuova era anche all’interno di prodotti Apple. Lo scorso settembre la casa di Mountain View è stata infatti multata dalla Commissione Europea per aver incluso all’interno di ogni dispositivo Android le proposte della G-Suite, ossia il pacchetto completo di app Google per la gestione della posta elettronica, dei messaggi di testo, la navigazione stradale e tanto altro.

Non che un’analoga sentenza spianerebbe completamente il campo a Facebook, i cui effetti rimarrebbero naturalmente limitati all’Unione; tuttavia, questi ed altri precedenti – la vicenda di Microsoft ed Internet Explorer, per esempio – permettono a Zuckerberg di fantasticare a proposito di un intervento regolatore degli USA contro l’effettivo monopolio di Apple su iOS.

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I numeri di Messenger | Crediti immagine: Tech Crunch

Nonostante però i suoi 1,3 miliardi di utenti, non sembrano esistere (per il momento) margini di aumento della portata promozionale da parte della piattaforma: l’eccessiva monetizzazione di Messenger – tra notifiche persistenti ma soprattutto insistenti, pubblicità all’interno della schermata di anteprima delle conversazioni e sistemi di tracciamento degli utenti – potrebbe seriamente spingere i suoi utilizzatori altrove.

Chi però potrebbe migliorare è – paradossalmente – proprio Facebook, nella sua versione per iOS e per Android.

E all’interno dell’unico segmento ancora parzialmente vergine: le Storie. Seppure ancora poco utilizzate a confronto con WhatsApp e Instagram sia in termini assoluti che relativi alla popolazione di ciascuna piattaforma, le pubblicità nelle Storie di Facebook sono presenti già da tempo. Tuttavia, non si esprimono al loro massimo potenziale: gli utenti non si soffermano sui contenuti promossi poiché, per non perdere il filo della narrazione, tendono a saltarle precipitosamente – complice l’assenza di pubblicità non-skippabili, disponibili invece su Snapchat. Ed è proprio in questo settore che Zuckerberg potrebbe decidere di intervenire: se hanno funzionato su Snapchat – pensa – perché non dovrebbero funzionare anche su Facebook? Forse è il momento di scoprirlo.

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Fonte Tech Crunch Tech Crunch Android Police
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