Solid è l’arma con cui l’inventore del Web vuole salvare la nostra privacy

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Sessantatré anni, capelli radi e la consapevolezza di avere creato la più portentosa tra le invenzioni umane: il World Wide Web, l’Internet che oggi, proprio in questo momento state utilizzando per leggere questo articolo e che dopo vi servirà da ponte e collegamento al vostro stream Facebook, all’account email o a qualsiasi altra cosa che richieda una connessione online. Il volto di Tim Berners-Lee, oggi più noto con il titolo nobiliare di Sir concessogli dalla regina d’Inghilterra nel 2004, è universalmente noto come quello di chi ha generosamente donato al mondo, gratuitamente, un’invenzione che lo avrebbe potuto rendere ricco oltre ogni immaginazione, permettendo la creazione della Rete; oggi, quella persona intende salvarla da sé stessa e dagli attori – i più avidi – che la popolano attraverso l’invenzione di Solid.

Una piattaforma di archiviazione dati dove i cittadini del World Wide Web potranno visualizzare velocemente e in sicurezza tutti i dati personali condivisi (di volta in volta e a seconda delle necessità) con applicazioni, siti web e portali online. A coprirle le spalle ci sarà Inrupt, una startup che si occuperà della diffusione di Solid e del suo codice open-source: siete pronti per scoprire di che cosa si tratta più nel dettaglio?

UN SOLID PROGETTO

Dopo aver creato Internet, Tim Berners-Lee vuole salvarlo. Lo scrive all’interno di quello che assomiglia ad un manifesto contro la privacy costantemente violata dai grandi attori della tecnologia, su Medium: il sogno di un romantico molto probabilmente, che però si traduce in un progetto estremamente solido e convincente, per quanto forse difficile da diffondere a livello globale.

Sir Tim Berners-Lee, considerato uno dei padri dell’Internet

Intervistato da Fast Company, Tim Berners-Lee ha poi mostrato al mondo la consistenza dei propri annunci: una startup, Inrupt, fondata insieme all’imprenditore John Bruce e finanziata dal fondo Glasswing Ventures. John Bruce ha già alle sue spalle una lunga storia di impresa – tra le altre, ha fondato Resilient (che ha poi venduto a IBM) e Quickcomm, che ha poi venduto a Vodafone – e in un post sul blog dell’azienda non nasconde che il suo compito sarà di trasformare Solid in un’efficiente formula commerciale.

Ma che cos’é Solid?

Solid è la seconda sorpresa di Sir Tim Berners-Lee, che si collega direttamente a Inrupt in corpo e anima. È stato proprio lo sviluppatore britannico a specificarlo: il successo di Solid è il successo di Inrupt, e il fallimento di Inrupt è il fallimento di Solid. Solid si qualifica come un progetto open-source all’interno del quale archiviare tutti i propri dati personali: un silos che nel vocabolario della startup prende il nome di “Solid Pod”.

Solid Inrupt
Solid non è un comune servizio di archiviazione

Il Pod è il luogo virtuale dove depositare i propri dati personali, di qualsiasi genere: indirizzi, Mi Piace, fotografie, numeri di cellulare salvati in rubrica e così via; sono delle “chiavette USB per il web”, e possono essere ospitati in un server casalingo, in uno fornito da un venditore oppure all’interno del luogo di lavoro. Servendosi del Pod l’utente finale sarà così in grado di gestire con grande libertà le proprie informazioni e misurare, finalmente in maniera chiara e determinata, la quantità di dati che le piattaforme esterne richiedono. Naturalmente sarà possibile disporre di più Pod contemporaneamente.

Se non avete ancora capito che cosa sia un Solid Pod, vi vogliamo venire incontro. Per comprendere meglio la natura dei Pod, basterà infatti tenere presente che:

  • sono dei siti web privati: così vengono descritti sul sito ufficiale dell’azienda, anche se riteniamo più utile identificarli come “archivi cloud privati”. Al loro interno potrete caricare tutte quelle informazioni che poi concederete alle app, ai social network e alle piattaforme online.
  • sono portatili: naturalmente non nel senso di “trasportabili – nonostante il paragone con le chiavette USB, non fatevi ingannare: i Pod sono completamente digitali – perché il significato vero lo ha dato Paolo Fiore su AGI. La portatilità è infatti la vera chiave di volta per comprendere la vera natura di Solid: in ogni momento l’utente è in grado di riappropriarsi dei dati personali concessi ad una piattaforma e trasferirli in un’altra per ragioni completamente personali, di preferenza così come di convenienza – proprio come succede oggi con il numero di cellulare, trasferibile da una compagnia telefonica all’altra senza che nessuno possa impedirvelo.

CRITICHE E SOSTENIBILITÀ

Solid è un progetto coraggioso, interessante e probabilmente utile, ma come ogni esperimento presenta numerose difficoltà e Berners-Lee, Bruce e gli altri sviluppatori del MIT che hanno preso parte a questa avventura dovranno affrontarle subito, immediatamente, prima che i critici superino di numero gli ammiratori. Lo stesso fondatore del Web ha deciso di prendersi “un anno sabbatico” dalla sua cattedra al MIT di Boston (dove ha conosciuto e reclutato quelli che sono i primi dipendenti di Inrupt, a fianco dei quali ha lavorato al progetto nei due-tre anni passati) per dedicarsi anima e corpo alla creazione di un modello equamente sostenibile e fedele alla missione originale.

Berners-Lee rifiuta, al contrario di molti altri attori impiegati nel settore, di considerare le pubblicità online come l’unico modello di business nel digitale: pur non riferendosi direttamente al sistema di monetizzazione che ha deciso o progettato di adottare per Solid, cita qualche esempio nel suo manifesto “One Small Step for the Web…” che ci aiuta a farci un’idea a proposito. Parlando di Dropbox e degli abbonamenti a pagamento necessari per acquisire maggiore spazio di archiviazione online, il padre del Web si dice convinto che le persone saranno disponibili a pagare per un servizio analogo che si pone però come obbiettivo la protezione dei propri dati personali.

Un abbonamento, insomma, che gli interessati pagheranno per sentirsi più al sicuro, più protetti e a proprio agio nell’utilizzo delle piattaforme online. Solid non è nata per fare i miliardi nel primo mese di vita, spiega John Bruce, ma qualche milione sicuramente non guasterebbe, se non altro agli inizi, quando ancora la società non dispone di un modello di rendita valido e strutturato.

Ma quanto sarebbe realistico un progetto simile? Secondo Bryan Lunduke, giornalista e commentatore specializzato nel campo della tecnologia, poco: Solid è un sistema complesso, presenta una struttura completamente scritta in Javascript e “fa una piccola frazione di quello che Dropbox e Nextcloud fanno già ora“. Mentre David Wilson, privacy researcher, si domanda: “Che fine faranno i dati che abbiamo abbandonato alle nostre spalle?” dopo che abbiamo sottoscritto un abbonamento a Solid? Una domanda che per ora non ha risposta, ma forse si tratta di una richiesta troppo elevata per una realtà ancora in fasce come Solid.

IL FUTURO ED ALTRI PROGETTI

Solid, per ora, non è altro che una piattaforma ai suoi primi stadi di sviluppo. Il sito web è già consultabile, così come lo sono i materiali online per sviluppatori e accademici che desiderino indagare più a fondo la natura del progetto e magari entrare a farne parte: come scrive John Bruce sul sito di Inrupt (in un articolo chiamato “A new world of opportunity“), uno dei capisaldi di Solid sarà la nuova community online di utenti, developers e hacker etici che vi sorgerà attorno e che dovrà fornire supporto, sostegno a nuovi partecipanti e nuovo materiale su cui lavorare, pensare, progettare e costruire.

Solid Inrupt
Solid vuole cambiare il mondo, ma il mondo vuole essere cambiato?

Poi ci sono altri progetti che Sir Tim ha nel cassetto, separati ma complementari a quello di Solid: come Charlie, una versione “privacy-oriented” di Alexa di Amazon dove i dati dell’utente non vengono archiviati online e consegnati ad Amazon (come oggi avviene), ma piuttosto rimangono all’interno del dispositivo che da voce e corpo al software, in completo possesso dell’utente. Ancora, lo stesso modello di base che viene coniugato in differenti applicazioni e con nuovi nomi.

Per ora, il prossimo appuntamento è per il 23 ottobre al Fast Company Innovation Festival, durante il quale Berners-Lee presenterà una dimostrazione live di Solid e del suo funzionamento.

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Fonte Fast Company
Via BBC The Inquirer
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