WhatsApp vs Telegram, lo scontro continua: i canali Telegram arrivano su WhatsApp

WhatsApp vs Telegram, lo scontro perenne continua anche a distanza: tra le ultime novità introdotte dall’applicazione, recepita forse come minore da parte del pubblico e della stampa di settore – ma non tutta – la possibilità di trasformare i gruppi WhatsApp in canali Telegram. Più o meno, chiaramente, dato che le due applicazioni si basano su un’infrastruttura tecnica completamente differente che influisce sul funzionamento delle due feature a confronto.

Ma siete pronti per scoprire tutti i dettagli di questo nuovo confronto WhatsApp vs Telegram?

SU WHATSAPP ARRIVANO I CANALI TELEGRAM (ma non come immaginate)

Attraverso un post sul blog ufficiale dell’applicazione, WhatsApp ha annunciato l’arrivo di una nuova feature per i propri gruppi: la possibilità per gli amministratori di impostare una modalità di sola visualizzazione dei post all’interno dei gruppi stessi.

I nuovi gruppi-canali WhatsApp

Apparentemente secondaria, questa novità trova largo consenso presso una clientela selezionata dell’applicazione: giornalisti, attivisti e politici – specialmente a livello locale – che già in precedenza si servivano di WhatsApp come forma di aggregazione di sostenitori e che ora potranno impostare la nuova modalità (accessibile raggiungendo la sezione all’interno del gruppo “Info gruppo” > “Impostazioni gruppo” > “Invio messaggi“) per una forma di comunicazione più controllata e granulare.

È difficile infatti immaginare un impiego differentenon avrebbe senso limitare la comunicazione tra partecipanti ad un gruppo nato, per esempio, per organizzare una serata in pizzeria o al cinema tra amici – per una funzione che, per effetto di uno strano gioco di specchi e leve, assomiglia molto ai canali Telegram.

I canali Telegram (ci siamo anche noi, seguici!)

I canali Telegram sono infatti un servizio di broadcasting caratteristico dell’app di chat russa, tramite i quali gli amministratori sono in grado di inviare contenuti di formato testuale, ipertestuale o multimediale ad una platea di utenti liberi di unirsi tramite accesso diretto, ricerca o link di collegamento (potete scoprire tutto ciò che occorre sapere sui canali Telegram leggendo la nostra guida “Canali Telegram: cosa sono, le differenze con i bot e come si crea un canale Telegram“).

Le differenze con i canali Telegram, in quest’ennesimo scontro WhatsApp vs Telegram, sono evidenti: i canali Telegram sono raggiungibili non solo tramite URL, ma anche tramite username (metodo che funziona sia via chat sia via ricerca globale). Gli iscritti ai canali Telegram sono visibili agli amministratori, ma questi non dispongono dei numeri di cellulare degli utenti – contrariamente a WhatsApp, dove il numero di telefono continua ad essere la conditio sine qua non per una conversazione, sia tra utenti (in gruppo, o privatamente) sia unidirezionale attraverso i nuovi gruppi WhatsApp.

E poi bottoni inline, bot e via discorrendo: le differenze sono numerose, molte delle quali giustificate dalla differente impostazione e vocazione che le due applicazioni si sono attribuite nel corso del tempo (Telegram si votò alla comunicazione sociale già nel 2015, al momento del lancio del format dei canali, mentre WhatsApp si è aperta ad un’interazione più “comunitaria” tra utenti solamente nell’ultimo anno). Ciononostante, se dovessimo individuare la più vistosa in questo confronto WhatsApp vs Telegram la troveremmo sicuramente nel limite massimo al numero di membri per gruppo: 256 su WhatsApp, illimitato su Telegram (con server e risorse dedicate per i canali con più di 250.000 100.000 membri).

Le chat di gruppo sono spesso utilizzate per ricevere avvisi ed informazioni importanti, ad esempio, a scuola, tra i genitori e gli insegnanti, nei comitati di quartiere e nelle organizzazioni senza scopo di lucro. Abbiamo introdotto questa nuova funzione per dare agli amministratori strumenti migliori per gestire i propri gruppi in questo tipo di situazioni.

Un confronto impari, che però corrisponde ancora una volta ad una diversa tipologia di clientela alle quali i due servizi di messaggistica si rivolgono: come nota il sito Tech Crunch, che per primo ha individuato nei nuovi gruppi unidirezionali di WhatsApp un atto di ostilità contro Telegram e una forma di plagio nei confronti dei suoi canali, molti utenti WhatsApp avevano già iniziato da tempo ad utilizzare i gruppi in un format di broadcast, evento che l’applicazione non ha mancato di notare (come specifica nel post sul blog). Il fatto che questi utenti abbiano preferito forzatamente adattare uno strumento limitato come i gruppi WhatsApp piuttosto che servirsi dei canali Telegram è un comportamento che può avere diverse spiegazioni – ma la più comune è rintracciabile nella scarsa diffusione di Telegram, o nella scomodità nel passaggio ad una piattaforma normalmente non utilizzata.

È lo scotto che paga Telegram per non essersi mai servito del marketing quale strumento di promozione – per via di una convinzione personale dell’eccentrico fondatore dell’app, il miliardario russo Pavel Durov – e il frutto, al contrario, dello sforzo compiuto da Facebook per espandere WhatsApp il più possibile. L’app ha recentemente raggiunto 1,2 miliardi di utenti, ed tramite la sua suite WhatsApp Business si è aperta al mondo delle imprese – e i nuovi gruppi di WhatsApp diventano così l’ultimo capitolo dello scontro WhatsApp vs Telegram.

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