#Applefun: C’è vita oltre Apple? Tutte le alternative all’App Store per utenti e aziende

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C’è vita, oltre l’App Store? È una domanda ci siamo posti dopo che Apple aveva espulso, fortunatamente solo per un arco temporale di pochi giorni, le applicazioni Telegram e Telegram X dall’App Store. Un’eventualità spiacevole causata da motivi geopolitici che in parte potete desumere da nostri articoli precedenti, ma che in quei giorni hanno sollevato in più d’uno, siamo certi, il nostro stesso interrogativo.

iOS è infatti disegnato per essere un sistema operativo chiuso e controllato da Apple, che ne regola praticamente qualsiasi routine e che dunque lascia davvero poco margine a quanti desiderino agire senza la sua benedizione. In assenza di zone d’ombra, l’unica alternativa all’App Store sembra essere il jailbreak e Cydia, due opzioni che però non sono più viabili tanto quanto lo erano un tempo.

Siete pronti però per scoprire tutte le alternative all’App Store – sempre che ce ne siano davvero?

OLTRE I BASTIONI DI ORIONE

Mentre su Marte ogni mese viene scoperta un’ulteriore prova alla presenza della vita sul pianeta rosso – passata o presente, poco importa – allo stesso tempo non altrettanto positivi e ottimisti sono i risultati delle ricerche di chi, stanco o insoddisfatto dell’App Store, decida di volgere il proprio sguardo altrove.

Fino a qualche tempo fa l’alternativa principale al controllo capillare ma confortevole di Apple era il jailbreak: una forma made-in-iOS del rooting di Android, e proprio come la sua controparte open-source, anch’esso in decadenza. Se però il rooting dispone ancora di qualche cartuccia da sparare per bucare il muro dell’irrilevanza, il jailbreak non ha più da tempo nemmeno il tamburo dove inserire i proiettili. Il jailbreak per iPhone è in uno stato di morte cerebrale (le cui cause sono ampiamente descritte in questo approfondimento: “Che cos’è e che fine ha fatto il jailbreaking per iPhone”) provocato, ma solamente negli ultimi anni, dall’apparizione di varie alternative all’App Store in grado di scaricare applicazioni modificate o pirata senza la necessaria installazione di Cydia, e di tutti i risvolti negativi in termini di sicurezza del sistema operativo e di garanzia violata che seguivano il jailbreak. Merito di Apple, naturalmente, che ha introdotto nel 2015 il trasferimento locale delle applicazioni – ad ulteriore conferma che nulla, su iOS, accade senza il consenso diretto o implicito della casa di Cupertino.

Alternative all'App Store
appdb

Alcuni di tali store alternativi sono HipStore, appdb, Mojo Installer, Flekst0re, App Valley, iNoJB e la lista sarebbe ancora lunga; si trattano principalmente di vecchi store di tweaks e app pirata per Cydia che nel tempo si sono riciclati per il mercato no-jailbreak (con la sola eccezione, piuttosto evidente, di iNoJB). Ma l’esempio più curioso è (o, per meglio dire, “era”, visto che i server non sono più raggiungibili e il profilo Twitter ufficiale non viene aggiornato dall’estate 2018) probabilmente Extensify: Una piattaforma accessibile dietro l’acquisto di un regolare abbonamento (un canone, tra l’altro, piuttosto basso: 8,99$/anno) dalla quale installare non applicazioni, ma estensioni (da cui il nome “Extensify”, appunto) che vanno a modificare le app scaricate dall’App Store aggiungendo nuove funzionalità o sbloccando quelle già presenti, ma a pagamento. L’unica alternativa che possiamo proporvi è TweakBox, che è anche gratuita – ma sui cui risultati non garantiamo.

Tutte soluzioni che viaggiano sul sottile confine tra legalità e illegalità, e che non possono rappresentare in alcun modo il Sabacc nella manica che consentirebbe a una realtà commerciale e di spessore come Telegram di continuare ad operare al di fuori della rete di distribuzione ufficiale di Apple. I numeri stessi mossi da questi store sono irrisori: pur non disponendo di statistiche ufficiali – che mai saranno probabilmente disponibili – è sufficiente controllare i counter di appdb per scoprire che l’app di Telegram è stata scaricata solamente 7mila volte in tutta la sua storia sulla piattaforma (53 solo nel 2018, e solo nel mese di giugno – lo stesso che ha visto il ban temporaneo di Telegram dall’App Store: coincidenze?).

Un po’ poco, rispetto alle centinaia di milioni di download accumulati sullo store ufficiale degli iPhone.

(SOLUZIONI ALTERNATIVE)²

Ma quali sono le soluzioni alternative alle soluzioni alternative? Forse vi stupirà scoprire che Apple prevede opzioni ulteriori di distribuzione rispetto all’App Store, ma la sorpresa calerà (e di molto) una volta conosciuta la loro portata estremamente limitata a casi ben specifici e modelli di business sulla base dei quali sono state costruite. Dato che devono tutte essere approvate poi da Apple, non è realistico pensare che possano essere utilizzate come alternative all’App Store, sia per limiti tecnici che pratici. Ve elenchiamo comunque per completezza.

  • Testflight: è il metodo di beta-testing più diffuso su iOS. Accessibile direttamente dall’App Store, lascia agli utenti la possibilità di scaricare versioni sperimentali di app che normalmente non sarebbero accessibili.
  • iOS Developer Enterprise Program: a disposizione di tutte quelle realtà aziendali che desiderano sviluppare applicazioni da fornire esclusivamente ai propri dipendenti, o a clienti o contractor che ottengano comunque l’applicazione sotto il controllo o il permesso dei dipendenti della società che distribuisce l’app e di Apple. Il costo dell’iOS Developer Enterprise Program è superiore a quello pagato dagli sviluppatori che opzionano per l’App Store (299$/anno contro i 99$/anno) ma di contro consente di diffondere gli aggiornamenti all’app tramite email, attraverso una rete Intranet o dispositivi MDM; l’azienda deve comunque disporre di un DUNS Number.
  • Ad Hoc Provisioning Profile: si tratta di un modello ancor più restrittivo del precedente. Viene concesso ad aziende che vogliano testare le proprie app prima della loro diffusione pubblica, autorizzandone l’installazione su un numero di device comunque non superiore a 100. Tutti gli aggiornamenti (distribuiti via hyperlink a un server proprietario o via email) devono essere gestiti dal team di sviluppo e ogni singola app dispone di un ciclo vitale di un solo anno, al termine del quale diventa inaccessibile per il dispositivo che l’ha installata.

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Fonte Armia
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