Perché l’app IO della Pubblica Amministrazione è un’ottima notizia per tutti i cittadini italiani

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Ritardataria”, “inconsapevole”: scorrendo i commenti su Twitter legati all’hashtag #PA, sigla della Pubblica Amministrazione italiana, si può facilmente notare il tono ben poco lusinghiero dei commenti pubblicati dai frequentatori della piattaforma al suo indirizzo. Una pioggia di critiche che allo scadere di ogni bolletta travolge un sistema apparentemente snello – l’Italia ha meno dipendenti statali di Germania, Inghilterra, Francia – ma che continua a costare più di 2.500 euro all’anno per cittadino. E IO è proprio l’ombrello digitale sotto il quale la Pubblica Amministrazione intende ripararsi per evitare di essere travolta un’altra volta ancora: un portale che permetterà di porsi in dialogo con gli enti pubblici, pagare bollette e multe in pochi passaggi e disporre on-the-go di tutti i documenti necessari, caricati all’interno di un profilo elettronico unificato.

Sembra bello, e magari anche lo sarà: l’applicazione non sarà disponibile prima di quest’estate nella forma di closed beta per le città coinvolte; successivamente sarà il turno di tutto il territorio nazionale. Ma perché IO (di cui potete avere già un assaggio su io.italia.it) dovrebbe davvero rappresentare una novità rispetto al passato, o alle solite iniziative all’italiana? Noi proviamo a spiegarvelo in cinque punti, ognuno dei quali desunti dai dettagli finora rilasciati dal Team per la Trasformazione Digitale guidato da Diego Piacentini.

Siete pronti per scoprire tutto ciò che occorre sapere su IO?

PERCHÉ È UTILE

Prima di tutto, un’applicazione per la Pubblica Amministrazione deve essere utile. Superando il solito luogo comune – che, come abbiamo detto, più che pregiudizio è statistica – della superficialità con la quale vengono trattati i progetti per l’innovazione digitale italiana (ma non solo quelli) sia pubblici che privati, IO dovrà aiutare il cittadino ad occuparsi delle sue incombenze quotidiane. E, stando alla presentazione, adempie con successo al proprio compito!

Alcuni dei possibili utilizzi di IO nella PA e non solo

Frutto della collaborazione tra il Team per la Trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio e l’AgIDAgenzia per l’Italia DigitaleIO integra tutti i servizi che il cittadino desidera disporre nel proprio smartphone. Con IO si potranno consultare rapidamente i pagamenti in scadenza, procedere al saldo di multe, iscrizioni, bollette, ticket, bolli per automobili e motociclette e qualsiasi altra urgenza con un semplice tap, utilizzando la propria carta di credito o ancora meglio un servizio esterno integrato quale PayPal o SatisPay – così, nel caso di un attacco informatico, i dati dell’account bancario non saranno completamente esposti

Non solo: grazie ad IO si potranno caricare, scaricare o condividere con altri dispositivi o con gli uffici preposti i propri documenti, dal certificato di nascita alla patente – dicendo così addio ai plichi di incartamenti; e sempre dall’interfaccia dell’applicazione si potranno ricevere le notifiche relative alle scadenze di tessere elettorali, certificati e documenti di riconoscimento, pagamenti e tutti creati automaticamente dall’app oppure dall’utente evitando così penali o sanzioni dovuti a ritardi causati da disattenzione o dimenticanza.

Con IO dunque si punta alla convergenza in un’unica suite di tutto il materiale proveniente dalla macchina statale riguardante direttamente il cittadino; dai servizi locali a quelli nazionali, l’obbiettivo di Diego Piacentini (leader del Team per la Trasformazione ditigale) è la trasformazione di IO nell’oracolo della PA, una piattaforma capace di snellire la burocrazia e modificare la percezione negativa che il cittadino ha della cosa pubblica.

PERCHÉ È OPEN-SOURCE

La natura libera di un software non è affatto scontata, nonostante l’Italia sia da anni attiva nella diffusione di questo standard all’interno della Pubblica Amministrazione: nel 2007 vennero acquistati oltre 75mila PC Linux in occasione del rinnovo dell’infrastruttura, mentre dal 2015 il Ministero della Difesa collabora con l’associazione LibreOffice per l’utilizzo, nei propri terminali, di un software completamente open-source.

Non si tratta (non soltanto) di buona volontà: la legge numero 134 del 7/8/2012 del Decreto Sviluppo 2012 promanata dal governo Monti invitava la Pubblica Amministrazione a considerare la natura open-source quale criterio prioritario di valutazione nel momento della selezione di nuove soluzioni per lo sviluppo e l’implementazione della propria rete digitale. E non c’è da stupirsi – ma forse un po’ sì – se Diego Piacentini si è speso per la costituzione di IO quale software libero adottabile da qualsiasi sviluppatore decida di personalizzarne la struttura secondo la propria visione.

È una scelta dettata da preferenze sia filosofiche che pratiche: se di base può esserci una certa simpatia o affiliazione nei confronti dell’ideologia open-source, lo sviluppo di un software libero consente ad IO – che punta alla massima diffusione possibile – di accelerare il proprio processo di adozione presso le PA locali di tutto il Paese.

IO è pensato con una logica open source, cioè tutto il processo di realizzazione sia della app che dell’infrastruttura è completamente pubblica, e chiunque può vedere come la stiamo portando avanti e darci una mano.

Matteo De Santi, responsabile UX/UI & Product Design del Team per la Trasformazione Digitale

Per questo esiste già una pagina dedicata agli sviluppatori sul sito di IO, e allo stesso tempo sono stati aperti canali Slack e documenti Google per la comunicazione tra developers, così come l’intero codice è stato pubblicato su Github. D’altronde IO, per non essere mediaticamente additato come fallimento da un’opinione popolare tanto miope quanto esigente – ma che non avrebbe tutti i torti a pretendere, finalmente, una certa velocità nella distribuzione dei nuovi progetti – dovrà assicurarsi di integrare il maggior numero di servizi nel minore tempo possibile, soddisfando così le aspettative della partenza.

PERCHÉ È POSITIVA

Non è forse necessario spiegare quali sono i vantaggi dell’adozione a livello nazionale di una simile soluzione, i quali sono stati già in gran parte eviscerati nei primi paragrafi di questo articolo; tuttavia ci preme che comunque vengano colti i benefici collaterali dell’entrata in vigore di IO nella ragnatela delle PA, dove spesso il cittadino rimane invischiato senza la possibilità di una fuga incolume.

Se IO effettivamente consentirà di effettuare pagamenti rapidi, di conservare documenti che potranno poi essere trasmessi agli incaricati della Pubblica Amministrazione, di ricevere notifiche sullo stato di avanzamento di pratiche, esami e via discorrendo – l’impatto sulla burocrazia sarà dirompente. Per il cittadino infatti diventerà estremamente semplice (una volta entrato in confidenza con il meccanismo, e superate le iniziali difficoltà anche tecniche) rapportarsi con la Pubblica Amministrazione delle piccole cose, generando così nuova fiducia nei confronti di un sistema spesso giustamente vituperato per le sue storture e per i suoi malfunzionamenti dettati da processi di comunicazione interno-interno ed interno-esterno a dir poco arcaici. Senza contare la sensibile riduzione delle file agli sportelli.

PERCHÉ È BELLA DA VEDERE

Che un’applicazione debba soddisfare non solo le linee guida del Material Design, ma anche quelle del buon gusto è una lezione che la compagine statale in tutte le sue diramazioni ha scoperto solo di recente. Dagli orrori dell’applicazione della RAI ad oggi, la situazione appare decisamente migliorata e lo stesso video di presentazione pubblicato online sul sito io.italia.it per i giornalisti ci conferma questa impressione.

Bianco, nero e… azzurrone?

L’interfaccia è molto gradevole, i colori predominanti – bianco, nero e soprattutto un blu acceso che risalta sugli altri colori neutri – sono freddi ma non glaciali, trasmettendo un’impressione di professionalità ma non di distanza (non a caso, fiducia e sicurezza sono le sensazioni a cui viene associato inconsciamente il blu). L’architettura è articolata ma non caotica: la facilità di navigazione sarà un aspetto fondamentale per la determinazione del successo dell’applicazione, poiché sarà la popolazione più agée ad usufruirne con maggiore frequenza con tutta probabilità.

PERCHÉ È QUALCOSA

Le aspettative sono alte, e proprio per questo i timori su un possibile – quanto realistico – e clamoroso fallimento dell’app IO della Pubblica Amministrazione crescono all’approssimarsi della data di rilascio.

I nostri timori non sono motivati dalle imprevedibili variabili tecniche che possono compromettere il corretto funzionamento di IO – qualsiasi sviluppatore, a seconda del grado di esperienza, sarà comunque in grado di purgarle. Molto più minacciose si addensano invece le nubi di tutte le prevedibilissime variabili di natura procedurale e politica: non soltanto la lentezza delle Pubbliche Amministrazioni locali nell’adesione al nuovo servizio – che l’app IO tenta in ogni modo di velocizzare e favorire – ma anche l’incertezza politica che si può tradurre in una variazione, sospensione o addirittura cancellazione del progetto. Basta leggere infatti il pezzo di Alessandro Longo su Agenda Digitale per comprendere tutta la portata e la concretezza dei nostri timori: la scadenza a settembre del contratto di Piacentini, così come il messaggio di “forte discontinuità che le forze politiche preponderanti oggi vogliono trasmettere al Paese, rischiano di tradursi in una minaccia concreta per la stabilità dell’Agenda Digitale e di conseguenza del progetto di IO.

Ma sarà solamente con il tempo che questi nodi, in un modo o nell’altro, verranno al pettine.

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