Telegram lancia (per sbaglio) il Telegram Passport, WhatsApp punta sui gruppi

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Telegram e WhatsApp, due facce della stessa medaglia ma soprattutto due delle app di messaggistica più utilizzate in Italia (compaiono entrambe nella Top10 delle app più popolari del 2017) e nel mondo, continuano la propria corsa all’ultimo aggiornamento. Chi volontariamente, chi no: Telegram ha (erroneamente?) lasciato intravedere un’anteprima del Telegram Passport, ulteriore tassello di un puzzle più ampio chiamato Telegram Open Network, mentre WhatsApp si è aggiornata introducendo nuove funzionalità per i gruppi.

Siete pronti per scoprire tutto ciò che occorre sapere su WhatsApp e Telegram?

TELEGRAM INTRODUCE (PER POCO) IL TELEGRAM PASSPORT

È rimasta online il tempo di un batter d’ali, ma è stato sufficiente perché quella pagina web venisse intercettata, immortalata in una serie di screenshot e diffusa poi sempre all’interno di Telegram e delle sue comunità.

Qualche amministratore web verrà redarguito per questa manchevolezza, ma non si può certo dire che non manchino i precedenti: nel 2016 fu Pavel Durov a rendersi colpevole di un’analoga sbadataggine attivando sulla piattaforma i commenti ai canali, allora in fase di testing e poi definitivamente (?) abbandonati. Questa volta Durov sembrerebbe essere innocente (stando al suo account Instagram, si trova a Cannes in una momentanea vacanza dal suo esilio “forzato” a Dubai) e non direttamente responsabile del caricamento di una pagina web, sul sito dell’applicazione, dedicato al Telegram Passport, la prossima funzionalità dell’applicazione. Subito cancellata, ma non sufficientemente in fretta – perlomeno così pare dalle immagini che vi riportiamo qui sotto, delle quali non possiamo garantirvi l’autenticità ma che paiono quantomeno verosimili.

Di che cosa si tratta? Il Telegram Passport, stando a quanto si legge nelle catture di schermata, è principalmente un archivio: un’area all’interno della quale gli utenti potranno effettuare il caricamento delle proprie informazioni personali – data di nascita, sesso ma anche documenti quali carta d’identità e passaporto. Il tutto non per compiacere la morbosa curiosità degli sviluppatori di Telegram, naturalmente: questi infatti non avranno accesso alle informazioni in quanto crittografate localmente attraverso una chiave in possesso unicamente dell’utente (una password), a cui può essere associato un secondo codice secondo il modello dell’autenticazione a due fattori. Il Telegram Passport è infatti più una feature passiva che attiva: l’utente non se ne servirà direttamente, ma saranno i bot, le piattaforme integrate e i siti web partner ad accedervi per verificare la sua identità e performare certe azioni, principalmente legate agli acquisti online e soprattutto tramite il Telegram Open Network.

Leggi QUI tutto quello che occorre sapere sul Telegram Open Network nella più completa guida a tema!

Facendo riferimento alla semplificata cronologia degli eventi che dovrebbero scandire la preparazione della blockchain proprietaria di Telegram, diffusa qualche mese fa nel contesto di una più ampia serie di leak, il Telegram Passport (o Telegram External Security ID) sarebbe dovuto già essere operativo. Nonostante questo ritardo, si presume che comunque un primo prototipo della Telegram Open Network dovrebbe diventare già operativa entro la fine dell’estate 2018. Attraverso la TON, nelle intenzioni di Telegram gli utenti dovrebbero essere in grado di acquistare e vendere beni e servizi, generando un mercato interno alla stessa applicazione.

Sarà interessante scoprire come e se queste nuove funzionalità entreranno in rotta di collisione in qualche modo con il nuovo regolamento europeo sulla privacy, il GDPR: allo stato attuale, Telegram necessita unicamente di un aggiornamento che sottoponga l’utente ad una schermata per la richiesta di consenso per il trattamento dei pochi dati personali di cui l’app si serve per la generazione dei suoi servizi – come il numero di telefono. È necessario poi che questo aggiornamento venga introdotto prima del 25 maggio, data che vedrà il GDPR divenire effettivamente operativo.

WHATSAPP LANCIA LA SFIDA A TELEGRAM SUI GRUPPI

Non appena Jan Koum, co-fondatore di WhatsApp, si è dimesso dalla sua posizione di presidente dell’applicazione, Zuckerberg ha subito provveduto a sostituirlo con il Vicepresidente dell’iniziativa Internet.org per la diffusione della rete Internet nel mondo.

E la sua prima azione è stata, non a caso, l’annuncio di una serie di funzionalità dedicate ai gruppi – non una sorpresa per quanti in possesso della Beta dell’applicazione, ma una piccola rivoluzione rispetto al passato:

  • descrizione: gli utenti possono impostare una descrizione del gruppo, visibile a tutti i nuovi partecipanti attraverso una notifica nella parte superiore della schermata;
  • menzioni: tutti gli utenti possono visualizzare, in ordine cronologico, i messaggi nei quali sono stati menzionati (nella formula “@[username]“) tappando sull’icona a forma di chiocciola che comparirà nella sezione inferiore della chat;
  • poteri degli amministratori: i creatori dei gruppi non possono più essere espulsi dai gruppi che hanno creato, mentre gli amministratori possono limitare le capacità di modifica degli elementi del gruppo da parte degli utenti;
  • ricerca intelligente: gli utenti possono ricercare i partecipanti ai gruppi con maggiore facilità.

Come nota il sito Tech Crunch, e come non facciamo fatica a notare anche noi, le nuove feature sono un colpo diretto principalmente a Telegram, che negli ultimi mesi è diventato il rifugio di tutte le grandi e piccole comunità di criptovalute, così come vi avevamo raccontato in un precedente approfondimento. Forse, con la TON in arrivo ed i recenti guai in Russia e Iran, WhatsApp ritiene che Telegram non presterà sufficiente attenzione alle attività della concorrenza sino a che non sarà troppo tardi.

Forse. Ma forse no, perché la TON potrebbe essere una rivoluzione di ben altra portata (sempre che riesca ad andare in porto).

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