WhatsApp vs Telegram: numero di utenti, pagamenti e criptovalute, le sfide del futuro

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Paese che vai, app di messaggistica che trovi: mentre WhatsApp afferma il suo primato sul Sudamerica e si espande nel resto del mondo, Telegram raggiunge i 200 milioni di utenti attivi al mese consolidando un trend ininterrottamente positivo. Ma cosa ci raccontano queste ultime novità da parte di Telegram, e cosa invece può significare lo scandalo che negli ultimi giorni ha travolto Facebook, e dunque indirettamente WhatsApp che del social network è comunque una sussidiaria?

Siete pronti per scoprirlo?

TELEGRAM, WHATSAPP E LO SCANDALO CAMBRIDGE ANALYTICA

La scalata di Telegram verso la soglia del miliardo di utenti sembra ancora ripida e difficile, nonostante i successi degli ultimi anni. Nonostante l’applicazione abbia infatti raggiunto i duecento milioni di utenti, festeggiando l’evento con il lancio dell’aggiornamento Telegram 4.8.5, si tratta del frutto di cinque anni di attività, di aggiornamenti e di proposte innovative lanciate sul mercato.

Se infatti dal febbraio 2016 al marzo 2018 Telegram ha accumulato 100 milioni di utenti attivi al mese – è ancora sconosciuta la quantità di utenti attivi al giorno – nel medesimo periodo WhatsApp ha sfondato la soglia del miliardo di utenti, aggiungendone altri 500 milioni. E non sembra decisa a fermarsi.

Stando ai dati elaborati dal blogger Vincenzo Cosenza sulla base delle statistiche fornite dal centro studi AppAnnie, WhatsApp mantiene saldamente il controllo di 32 nazioni in tutto il globo, tra cui alcune regioni geografiche strategiche come il Sudamerica e l’India. Il settore indiano è poi una colossale miniera d’oro a cielo aperto per il mercato degli smartphone e delle applicazioni: nel 2017 infatti il 66% degli indiani non disponeva ancora di una forma di connessione Internet, mentre dei 650 milioni di utilizzatori di telefoni, solamente 300 dispongono di uno smartphone – numero che dovrebbe aumentare di ⅔ nel corso dei prossimi 5 anni.

Anche se dunque il progetto di Facebook di imporsi quale leader della cablatura del Paese è stato brutalmente soppresso nella culla dalle autorità indiane, che hanno invece preferito Google e il suo atteggiamento più positivo verso la net neutrality, WhatsApp domina incontrastato il panorama della messaggistica istantanea. Con oltre duecento milioni di utenti attivi al mese – quanto Telegram stesso, ma spalmato in tutto il mondo – WhatsApp ha iniziato la graduale diffusione dei pagamenti via chat, una feature del tutto sperimentale e frutto della collaborazione tra il team di sviluppo e il National Payments Corporation of India. Una decisione fin troppo fulminea da parte di WhatsApp, abituata a lente e graduali distribuzioni: la stretta vicinanza geografica con WeChat, leader in Cina (bella forza giocare senza avversari!) e l’attivismo di Microsoft hanno saputo convincere i manager dell’applicazione che non ci fosse molto tempo da perdere.

Il futuro di WhatsApp, però, appare ora in salita; l’indagine avviata dalla Federal Trade Commission statunitense e da altre agenzie governative estere sullo scandalo di Cambridge Analytica (leggi anche: “Facebook e Cambridge Analytica: la rivolta degli ingenui del #deletefacebook“) potrebbe avere pesanti ripercussioni sulla strategia di sviluppo dell’applicazione. Facebook ha già accantonato i due speaker intelligenti che progettava di presentare, secondo le indiscrezioni, al prossimo F8, che invece sarà probabilmente incentrato sulla privacy e durante il quale ben poche altre novità avranno l’opportunità di farsi vive. L’Agi, in un recente articolo, compara la situazione attuale con un altro episodio, analogo e capace di fornirci un assaggio di quanto potrebbe accadere nei tempi che verranno. 

Quando Microsoft venne infatti messa sotto indagine – sempre da parte della FTC – per concorrenza scorretta e monopolio, agli inizi degli anni Novanta, la società si paralizzò. Quello stato di stasi in cui cadde, sia per paura che per prudenza, unitamente a scelte sbagliate da parte della direzione le furono sufficienti per perdere il ruolo di leader del mondo della tecnologia, aprendo la strada a nuove realtà emergenti – come Google.

È questo il destino che attende Facebook? Non possiamo sapere quanto durerà né quale portata avranno le indagini della FTC, che potrebbero concludersi con un buco nell’acqua così come portare allo spacchettamento di Facebook e delle sue sussidiarie – tra cui anche WhatsApp. Ipotizzare una scissione tra WhatsApp e Facebook è forse poco verosimile, dato che l’azienda, per quanto disponga di un invidiabile trend di crescita, non dispone ancora una reale fonte di reddito – contrariamente ad Instagram.

Certamente Facebook si muoverà con grande cautela sul mercato nei prossimi mesi, consapevole che il minimo ritardo potrebbe costarle molto più di qualsiasi multa – la perdita del monopolio nel mondo della messaggistica (Messenger e WhatsApp), della socialità (Facebook), della fotografia (Instagram). E proprio nel momento in cui i principali competitor – tra cui Snapchat, e lo stesso Telegram – registrano risultati altrettanto incoraggianti e potrebbero decidere di approfittare della situazione e di un Facebook poco propenso al rischio, anche su WhatsApp.

TELEGRAM E LA SFIDA DEL TELEGRAM OPEN NETWORK

Telegram si prepara alla più grande rivoluzione mai affrontata nel corso dei suoi quasi cinque anni di attività: il lancio di una criptovaluta, “Gram, e di una blockchain proprietaria chiamata “Telegram Open Network.

Se non sapete cosa sia il Telegram Open Network o volete saperne di più sui Gram, vi suggeriamo di leggere QUI la nostra guida completa a riguardo.

Le cifre si accavallano mentre i giorni passano e le notizie si fanno sempre più confuse: secondo l’esperto di criptovalute Kenneth Rapoza, Telegram potrebbe arrivare a raccogliere tra i 2 e i 5 miliardi di dollari per il lancio della sua blockchain – una cifra di gran lunga superiore ai 2 miliardi finora preventivati. Dopo gli 850 milioni raccolti in una prima ICO (Initial Coin Offering, una seduta di raccolta fondi) privata, la domanda è stata tale da spingere il fondatore dell’app Pavel Durov ad istituire una seconda seduta, mantenendo lo stesso schema della prima: 20 milioni di dollari come offerta-base, che scendono a $500.000 per gli “amici. Di certo non le autorità russe, che tra l’FSB (successore del KGB) e il Roskomnadzor – l’autorità garante delle comunicazioni – hanno deciso che il blocco di Telegram in Russia è inevitabile, a meno che non decida di accondiscendere alle leggi sull’anti-terrorismo russe (leggi anche: “No, Telegram non chiuderà, ma cosa sta succedendo in Russia?“).

L’annuncio del raggiungimento dei 200 milioni di utenti segue una tempistica che non è casuale: solamente pochi mesi fa l’app aveva confermato di aver superato la soglia dei 180 milioni, una cifra curiosa ma che casualmente veniva diffusa proprio in corrispondenza dell’avvio dei primi rumor sul TON. Questo secondo appuntamento, che giunge invece in prossimità della seconda ICO, non dovrebbe discostarsi troppo dalla funzione di tranquillante operata sui mercati, ma soprattutto sugli investitori che aveva svolto l’annuncio precedente.

Se osserviamo poi attentamente i poster allegati all’articolo sul blog dell’applicazione, non si fatica a trovare alcuni riferimenti sottintesi al TON. La rete di collegamenti che costella lo sfondo delle due immagini richiamano l’estetica della blockchain, una rete di dispositivi che uniti tra loro consentono di effettuare pagamenti e acquisti, sfuggire alla censura dei governi, trasformare Telegram in una economia parallela in definitiva. E non sarebbe nemmeno il primo easter egg di questo genere.

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