Google, Facebook e Ghostery: i 7 tool e servizi diventati open-source per tutti gli sviluppatori

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L’open-source è una caratteristica propria dell’universo Android, e non possiamo che apprezzare quanto le grandi compagnie stanno facendo in questi giorni per ampliare il catalogo di software e strumenti a libera disposizione dei developers. Da Facebook a Google, passando per il più piccolo Ghostery, sono ben sette i tool di cui tutti gli sviluppatori potranno fare uso per ampliare l’esperienza utente all’interno dei propri prodotti mobili.

Da Google Maps a Ghostery, passando per i profili di Facebook, siete pronti per questo viaggio nell’open-source di questa settimana?

#1 – Google Maps

Chi vuole diventare il prossimo sviluppatore di un best-selling game come Pokémon GO? Le mani alzate affollato la platea, mentre Google osserva compiaciuto il successo ma soprattutto le potenzialità del proprio progetto: rendere open-source le mappe nell’archivio digitale di Google Maps, e integrarle nell’algoritmo che garantisce la visualizzazione di piantine realistiche e aggiornate del mondo in cui viviamo.

tool open-source
Un esempio dell’utilizzo videoludico delle Google Maps

Il piano di Google si articola in tre passaggi: il primo consiste nell’apertura del servizio a tutti gli sviluppatori, che potranno così disporre in tempo reale dei dati di Google Maps; il secondo consiste nel rilascio di un kit per sviluppatori per Unity, il motore grafico più utilizzato su Android così da consentire la realizzazione di oggetti 3D realistici e corrispondenti con la struttura e la posizione degli edifici che rappresentano sulle mappe. Infine, nuove API per Google Maps che permetteranno di integrare situazioni o elementi tipici dei videogiochi, come punti-spawn, bandiere da catturare o generatori automatici di nemici.

I primi giochi mutuati da Maps arriveranno presto su Google Play, e sono stati già annunciati da tempo: parliamo di “Ghostbusters World“, “Jurassic World Alive” e “The Walking Dead: Our World“, anche se molto probabilmente finiranno per mostrare ben più di una somiglianza all’unico gioco di successo in realtà aumentataPokémon GO. I cui sviluppatori, che fanno nome all’ex-sussidiaria di Google Niantic, sono già al lavoro per portare su tutti gli smartphone del mondo “Harry Potter Wizard Unite, la realistica avventura mobile nell’universo fantasy del mago inglese più famoso del mondo.

Ma prima che lo scetticismo dilaghi anche tra le nostre righe, spendiamo qualche parola per descrivere le capacità delle nuove API di Google Maps: i progetti di Google consistono infatti nel rendere possibile la trasformazione di qualsiasi categoria di edificio (scuole, ristoranti, ospedali…) in modelli analoghi realizzati personalmente dal developer, senza che questi sia costretto a procedere manualmente ad una modifica casa-per-casa. Una fantastica opportunità che potrebbe in un prossimo futuro portare su smartphone tanti altri brand ambientati nel nostro universo a sviluppare la propria controparte in AR – con somma gioia degli utenti.


#2 – Agones

Sempre da Google, e sempre pensato per il mondo dei videogiochi è la successiva piattaforma a diventare open-source: Agones, chiamata così proprio in riferimento al significato del suo etimo greco (“combattimento”) e che va già a identificare il suo scopo nel modello di business ideato dalla casa di Mountain View.

Agones infatti, pur essendo open-source e sviluppato in collaborazione con Ubisoft, dovrebbe incoraggiare gli sviluppatori di giochi mobili ad integrare o potenziare i sistemi di multiplayer online già esistenti, garantendo un’espansione dell’intero settore e di conseguenza i profitti della piattaforma. Agones, basato sul precedente progetto Kubernetes, aiuterà a distribuire con intelligenza le risorse dinamiche necessarie per il multiplayer online di qualsiasi titolo mobile tra i server dedicati connessi – nella speranza che tale modalità possa espandersi ulteriormente e ridurre, così come spera Google, latenza ed errori di connettività.


#3 – Ghostery

Abbiamo citato più volte Ghostery nei nostri appuntamenti su privacy e sicurezza (“Top5 dei migliori browser sicuri per Android”, per esempio) ma il browser anonimo e sicuro si è aggiornato proprio in queste settimane rivoluzionando non solo il proprio modello di business, ma anche la propria struttura tecnica che diventerà open-source consentendo a tutti i programmatori, e più in generale a quanti dispongono di un minimo di conoscenze in materia di sviluppo e codici, di prendere diretta visione dei cambiamenti apportati dal team, verificarne la sicurezza e magari partecipare persino allo sviluppo del browser/estensione stessa.

Ghostery si propone come nuovo tool open-source per l’analisi dei tracker online

Ghostery, pur essendo stato a suo tempo elogiato da Edward Snowden per le proprie feature, come segnala Wired aveva già in passato sollevato più di una perplessità in merito al sistema di monetizzazione adottato, che consisteva sostanzialmente nella vendita di alcuni dati relativi all’utilizzo dell’app/estensione a società di terze parti. Un po’ un paradosso, per un servizio che si propone appunto di bloccare e/o scoraggiare l’uso di tracker considerati troppo invasivi per la privacy.

Ecco che allora arrivano due nuovi progetti, entrambi miranti a generare profitti per la piattaforma gestita dalla società tedesca Cliqz, che conta tra i suoi finanziatori un ex-fondatore di Mozilla. Il primo è Ghostery Insights, un piano di abbonamento che sarà aperto ad accademici, sviluppatori e aziende che vogliano mettere mani e algoritmi sui dati raccolti da Ghostery nella propria attività di monitoraggio dei tracker online, anche se non è ancora stata specificata né la natura né l’entità di queste informazioni.

Secondariamente, Ghostery Rewards: un piano di affiliazione piuttosto banale nel concetto ma originale nella sua applicazione pratica, che visualizzerà offerte e promozioni all’utente da parte di partner selezionati nel momento in cui viene registrata la navigazione in un sito affine (un coupon per un paio di pantaloni nel caso si visiti un negozio di abbigliamento online, per esempio). Si tratta di un programma esclusivamente volontario, e che Ghostery si propone di rendere “effettivamente utile”, evitando al massimo qualsiasi forma di spam o advertising indesiderato.


#4 – DeepLab-V3+

Un codice che non suggerirà nulla a molti, probabilmente a nessuno: e non possiamo di certo biasimarvi. Tuttavia, è probabile che con la decisione, sempre da parte di Google, di procedere con l’apertura al mondo dell’open-source di questa nuova tecnologia gli utenti diverranno molto più abituati a sentirne parlare.

Ci stiamo infatti riferendo ad una tecnologia implementata dalla casa di Mountain View negli ultimi Top di Gamma proprietari, i Pixel Phone 2, che attua una “segmentazione semantica dell’immagine” o, detta in parole più povere e semplici, un riconoscimento dinamico dei soggetti presenti all’interno di una fotografia. Un procedimento realizzabile assegnando a ogni pixel analizzato un’etichetta, combinandoli poi tra loro – l’applicazione pratica più celebre in merito è la Modalità Ritratto dei Pixel Phone 2, anche se Google specifica che si è trattato del risultato di un lavoro di sviluppo che procede oltre la semplice applicazione della DeepLab-V3+. Sicuramente non saranno pochi gli sviluppatori e produttori che decideranno di approfittarne.


#5 – Plus Code

Il più curioso servizio open-source di settimana è ancora una volta di proprietà di Google ed evidenzia l’impegno professato dall’azienda nello sviluppo di soluzioni a favore della risoluzione di problemi pratici che comportino un utilizzo intelligente e creativo della tecnologia.

I Plus Code, nati nel 2015 con il nome di “Open Location Code”, sono stati ideati per ovviare ad un problema logistico non indifferente: la localizzazione degli edifici posti in strade prive di nomenclatura. Un fenomeno che interessa principalmente le zone periferiche del mondo, le baraccopoli e le favelas che circondano le metropoli sudamericane e che riguarda complessivamente la metà della popolazione mondiale.

Nella pratica, i Plus Code sono codici formati dall’unione di caratteri identificativi delle celle in cui Google ha suddiviso il globo, utilizzando come base il reticolato dei meridiani. Ogni località viene dunque registrata nel database del servizio nella forma di una cifra di dieci numeri o lettere a cui si aggiunge un simbolo “+”, caratteristico di Google: le prime quattro corrispondono alla località, le altre sei specificano invece il punto preciso dell’area geografica a cui l’algoritmo deve puntare.

Nonostante i Plus Code siano stabilmente integrati su Google Maps, qualsiasi sviluppatore arrivi a necessitarne l’uso potrà servirsene in quanto open-source.


#6 – Profilo

Nonostante i token del social network rimangano ben salde nelle mani di Mark Zuckerberg e dei suoi ingegneri, la piattaforma sociale più espansa del mondo ha deciso di pubblicare su GitHub, e sotto licenza Apache 4.0, la propria suite d’analisi tecnica Profilo. Questo significa che qualunque sviluppatore potrà decidere di adattarla e svilupparla come meglio crede, anche in ambito commerciale, assicurandosi però di riferire a Facebook i crediti necessari.

Un esempio della schermata d’uso di Profilo

Profilo non riguarda direttamente Facebook, in quanto non richiede né si struttura in funzione del social network; al contrario, la sua libreria contiene il codice necessario per mettere ogni developer nelle condizioni di monitorare nel dettaglio il livello d’interazione degli utenti con la propria app, ricevendo contemporaneamente report completi su bug, glitch e malfunzionamenti che ne inficiano l’esperienza quotidiana.

Nessuno più di Facebook poteva essere adatto allo sviluppo di una suite di strumenti per lo studio – discreto – dei comportamenti altrui; per una volta, però, siamo contenti che non saranno utilizzati solamente a suo (esclusivo) profitto, ma anche a quello di molti sviluppatori.


#7 – Resonance Audio

L’ultimo tool a diventare open-source è (sorpresa!) di proprietà di Google e si inserisce nuovamente nel solco della realtà aumentata; Resonance Audio è infatti un SDK funzionale allo sviluppo di comparti sonori avanzati e tridimensionali, capaci di garantire all’utilizzatore sessioni (di gioco, ma non solo) il più possibile immersive. Contrariamente alle aspettative, Resonance Audio non è esclusiva dei giochi in realtà aumentata e virtuale, ma può essere applicato in ogni soluzione videoludica.

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