I canali Telegram arrivano su Messenger (ma a pagamento) con Messenger Broadcast

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Di canali Telegram ne abbiamo parlato lungamente e approfonditamente su queste pagine, e tutti i nostri lettori sapranno sicuramente a cosa ci riferiamo – altrimenti, date un’occhiata QUI alla nostra guida dedicata. Si potrebbe dire che i canali Telegram siano un unicum all’interno del panorama social continentale e forse anche mondiale, ma sarebbe un’affermazione scorretta: Messenger, l’app di chat di Facebook, sembra orientarsi verso un simile sistema di comunicazione tra realtà commerciali e clienti al posto (o, meglio, in aiuto) dei bot, troppo difficili da sviluppare nelle regioni più precarie del grande mercato unico mondiale. Ed ecco allora arrivare Messenger Broadcast, che al netto di velleitarie accuse di plagio che potrebbero giungere dagli zoccoli più duri e puri della piattaforma, ci presenta un’interessante forma di applicazione del sistema di broadcasting che, pur con qualche accorgimento, potrebbe essere introdotto anche su Telegram.

Siete pronti per scoprire cos’è Messenger Broadcast, e quali sono le affinità con i canali Telegram?

Messenger Broadcast, o i bot a manovella

I bot Messenger sono stati annunciati più di due anni fa nel corso di un esaltante, per i tempi, F8 – la conferenza annuale tenuta da Facebook per la presentazione dei progetti che l’azienda intende introdurre per l’anno fiscale successivo. Vennero presentati come la nuova forma di comunicazione sociale tra realtà commerciali e clientela: facili da realizzare, sempre presenti per via della portabilità raggiunta dall’app Messenger, con il passare del tempo hanno conosciuto una notevole diffusione nonostante sia rimasta ben al di sotto delle aspettative.

Già l’anno scorso dedicammo all’argomento un approfondimento (“La rivoluzione dei bot si è già arenata?”) in cui presentavamo tutte le nostre perplessità davanti ad un sistema essenzialmente gonfiato nella propaganda e nel marketing che faticava a trovare un riscontro nella realtà. Oggi la situazione, seppur modificata da un anno di aggiornamenti e implementazioni che hanno reso Messenger tra le piattaforme più invitanti per l’uso di bot a scopi commerciali – insieme, ma più limitatamente, a Telegram – continua a soffrire di un problema difficilmente risolvibile.

Per realizzare un bot occorre, inevitabilmente, un programmatore. E questo developer non può essere pagato una tantum, ma sarà necessario richiamarlo periodicamente all’opera per l’aggiunta di nuove funzionalità, nuovi collegamenti ed eliminare vecchie feature a seconda dell’evoluzione della struttura del business a cui fa riferimento. Difficoltà quasi ridicole per le realtà operanti nei Paesi più sviluppati, ma ben superiori alle possibilità delle attività commerciali dislocate in zone meno fortunate.

Messenger broadcast
Un vecchio prototipo di Messenger Broadcast, così come mostrato dal sito Tech Crunch

Ecco perché Messenger ha deciso di rendere disponibili, per ora solamente agli utenti Messenger negli Stati Uniti, in Thailandia e Messico (non a caso, tre Stati dove Messenger è la prima app per popolarità nella categoria “Social Networking” dell’App Store) la funzionalità Messenger Broadcast. Un nome che ricorda appunto i canali Telegram, perfetto esempio di broadcasting moderno: e come questi ultimi, anche chi si servirà di Messenger Broadcast potrà inviare messaggi in chat ai propri follower, utilizzando una suite messa a disposizione dalla piattaforma. Il Messenger Broadcast dunque prende il posto dei messaggi automatici dei bot: al posto di un contatto automatizzato, i gestori di attività commerciali potranno consegnare messaggi precompilati scritti volta-per-volta a seconda dell’occasione e della tipologia di contenuto che desiderano diffondere.

Le analogie però si fermano qui: il Messenger Broadcast, per quanto gratuito a questo punto della sperimentazione (il tool in sé è nato nel novembre 2017, ma reso pubblicamente disponibile solamente in questi giorni) diventerà in futuro uno strumento a pagamento, in quanto rivolto ad un’utenza business.

Si tratta di una delle tante strade che portano alla monetizzazione di Messenger e del suo 1,2 miliardi di utenti: una vera miniera d’oro di metadata, che Facebook intende sfruttare adeguatamente. Certamente però il Messenger Broadcast non diventerà la prossima frontiera dello SPAM, se è questo che temete: proprio come nei canali, verrete periodicamente contattati da messaggi segnalanti offerte in corso, promozioni o eventi straordinari solamente se avrete eseguito per primi un’interazione con il bot o pagina Facebook relativa.

I messaggi così inviati potranno contenere immagini, collegamenti, persino pulsanti o un set pre-compilato di risposte con le quali l’utente potrà interagire e lanciare così ulteriori azioni automatiche, il tutto senza che sia necessario programmare alcunché. Tra le varie funzionalità a pagamento, la possibilità di selezionare il pubblico a cui inviare il messaggio tramite targhettizzazione, così da ot

E Telegram?

Le scelte di Messenger mettono in luce la più naturale declinazione del format dei canali Telegram all’interno di una logica estremamente commerciale e controllata, così com’è Facebook. Le informazioni relative agli utenti vengono utilizzate per fornire una targhettizzazione mirata del pubblico – una caratteristica che Telegram non dispone né di cui vorrà mai disporre.

Messenger broadcast
Come si evolveranno i canali Telegram con l’introduzione del Telegram Open Network?

Tuttavia, il panorama è in evoluzione e qualora la famosa Telegram Open Network (che cos’é?) dovesse andare in porto, e si dovesse avverare la creazione di un “mercato interno a Telegramcon tanto di pubblicità per gli stessi canali, la situazione si modificherebbe. Innanzitutto, ci si aspetta una categorizzazione quantomeno più approfondita dei canali, dato che un fornitore sarà tanto più contento di acquistare una pubblicità quanto più gli vengono fornite garanzie che gli utenti che la visualizzeranno saranno disposti ad interagirvi. Come farà Telegram? Utilizzerà l’elenco dei canali a cui l’utente è iscritto per fornire pubblicità di canali quanto più vicini ai suoi gusti – strategia che non tutti gli utenti potrebbero vedere di buon occhio – o si limiterà ad un banale suggerimento dei canali affini alla medesima categoria?

Allo stesso tempo, così come accade oggi su YouTube, così su Telegram non tutti i canali dovranno essere autorizzati ad ospitare pubblicità – per quel che ci riguarda, ci seccherebbe trovare una pubblicità al nostro canale all’interno di un broadcast di immagini pornografiche, per quanto popolare sia.

E potremmo proseguire, pur consapevoli di sprofondare nelle fantafeatures – ma serva a dare una prova dei profondi cambiamenti che l’introduzione di una criptovaluta su Telegram potrebbe comportare per la piattaforma, e che gli utenti dovranno forzatamente accettare (volenti o nolenti).

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