I 5 motivi per cui la ICO di Telegram va così bene che potrebbe andare male

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Le criptovalute sono un argomento estremamente di moda, ma non si tratta certamente dell’unica caratteristica fuori dal comune che si può attribuire loro: mancanza di regole certe, ostilità di governi e organizzazioni finanziarie, probabilità da parte dei loro finanziatori di rimanere vittime di truffe sono fenomeni al contempo molto comuni e molto estremi nell’intensità e nella frequenza, all’interno di questo settore. Possono dunque queste variabili, che coinvolgono l’analisi dell’affidabilità di ogni ICO, coinvolgere anche la ICO di Telegram e del lancio di TON, il Telegram Open Network?

Certamente: anzi, le notizie che ci giungono sono tanto filtrate, elaborate e di seconde e terze mani da risultare quasi impossibile comprenderne la veridicità o, al contrario, derubricarle al rango di fake news e di anticipazioni sensazionalistiche ma poco fondate, rendendo ancor più denso il fumo che circonda attualmente la ICO di Telegram.

Siete pronti per scoprire come e perché la ICO di Telegram potrebbe avere così tanto successo da fallire?

Nota Bene: abbiamo redatto una fantastica Guida per Nuovi Utenti sul Telegram Open Network, la criptovaluta di Telegram e tutto ciò che bisogna sapere a proposito, spiegato bene e con chiarezza; non perdertela!

La ICO di Telegram, dall’inizio ad oggi

Che cos’è una ICO? Per parlare della ICO di Telegram occorre infatti prima capire cosa sia una ICO, o “Initial Coin Offering”: il momento fondante di ogni criptovaluta, un’asta pubblica durante la quale tutti gli investitori in grado di partecipare al progetto di lancio di una nuova moneta virtuale acquistano pacchetti, chiamati “token”, a cui corrispondono determinate quantità di moneta stabilite da complessi algoritmi matematici.

Chi non vorrebbe un po’ di Gram?

Le ICO garantiscono un duplice risultato: da una parte permettono alle nuove valute di ottenere sufficientemente denaro per finanziare la propria struttura, espandersi, consolidarsi; dall’altra contribuiscono ad un’iniziale diffusione della moneta nei mercati online.

Telegram ha tenuto due ICO, stando alle news che provengono dalla Russia: la prima, che ha avuto luogo durante le prime settimane di gennaio, ha raggiunto risultati ben superiori alle aspettative – 81 finanziatori hanno profuso più di 800 milioni di dollari nel progetto di Telegram, e una seconda ICO privata avrebbe permesso a Telegram di raggiungere e superare i 2 miliardi totali di fondi. Una somma resasi possibile sia dall’entrata di nuovi partecipanti all’ICO di Telegram, attratti probabilmente sia dalle potenzialità del progetto, sia dalle notizie di speculazioni finanziarie già avviate nonostante della valuta si sia visto ben poco finora. Se il primo round aveva contato tra i suoi partecipanti fondi del calibro di Sequoia Capital e Benchmark – finanziatore (non solo, ma anche) di Uber – questa volta a puntare almeno 50 milioni di dollari sono stati iTech Capital e Da Vinci Capital, due grandi nomi della finanza russa assieme naturalmente a tutti i grandi manager disposti a comprare Gram a 1,1$ – 1,45$ al pezzo considerando che il costo proposto inizialmente non superava gli 0,40$.

Quanto più successo raggiunge un prodotto del quale ancora si è potuto leggere veramente ben poco, tanto maggiori diventano i sospetti riguardo la fondatezza della proposta: non immaginiamo sia possibile che i fratelli Nikolai e Pavel Durov, fondatori di Telegram, decidano di abbandonare la scena derubando tutti i finanziatori di oltre due miliardi di dollari, ma ci pare corretto esprimere qualche dubbio a proposito delle sue concrete possibilità di riuscita. Specialmente se, tra qualche tempo, dovesse tenersi una ICO di Telegram pubblica e questa volta aperta a tutti i contributors – anche se più di un rumor ha diffuso il sospetto che Telegram, avendo già accumulato tutto il denaro necessario, decida di contentarsi delle ICO finora tenute privatamente.

Le cinque criticità che potrebbero portare la ICO di Telegram al fallimento

#1 – Esperienza

Telegram è un’applicazione di messaggistica competitiva, anche se sappiamo bene che gran parte delle sue potenzialità sono ancora inespresse. È stata costruita dal nulla, ha dovuto subire una forte concorrenza ed è riuscita, nonostante tutto, a plasmarsi un’identità propria, distinta dalle altre piattaforme. Ciononostante, le preoccupazioni riguardo la corretta gestione di un simile progetto si moltiplicano ad ogni nuovo segnale di successo delle ICO di Telegram.

Telegram riuscirà a gestire la gestione della criptovaluta Gram?

Il team di sviluppo, stando alle indiscrezioni dell’insider Anton Rozenberg, non è numeroso nè ha dimostrato, negli ultimi anni, grandi capacità gestionali delle situazioni di crisi nonostante le altrettanto notevoli capacità tecniche. Accodandoci ai pareri espressi dai più esperti investitori di criptovalute, il team di Telegram non dispone – o, perlomeno, non ha ancora dato dimostrazione del contrario – di esperienza e competenze particolari nella gestione non solo di una criptovaluta, ma anche di una struttura complessa come il Telegram Open Network.

A rendere il panorama ancora più fosco, la precisazione da parte di Telegram che la società potrebbe non disporre dei fondi necessari per procedere ad un rimborso dei token in caso di fallimento della ICO, paventando un rischio non indifferente per tutti gli investitori. Ma Joe DiPasquale, analista presso il fondo BitBull Capital, è sicuro che “se riescono ad ottenere 2 miliardi di dollari allora c’è quasi un’assoluta certezza che la valuta verrà lanciata”.


#2 – Tecnologia

La diffidenza che potrebbe suscitare la ICO di Telegram, una volta resa pubblica, è generata dalla stessa motrice che ne alimenta il successo e le aspettative: il white paper ricco di dettagli apparentemente tecnici sul funzionamento del Telegram Open Network, da noi analizzato al momento della sua comparsa.

Con tutta probabilità il documento giunto sino a noi, e ormai vecchio di diverse settimane, non è lo stesso che sarà stato consegnato ad ogni investitore delle ICO private; essendo però l’unica fonte di informazioni in nostro possesso, non possiamo non notare la carenza di dettagli sull’effettivo funzionamento del Telegram Open Network. Le “milioni di transazioni eseguibili al secondo”, vantate dal documento, non sono spiegate nella loro fattività esecutiva, aumentando i dubbi e le incertezze sulle reali possibilità della TON.


#3 – Regolamentazioni

Allo stato attuale non esiste una vera e propria giurisprudenza in materia di ICO: nonostante diversi Paesi abbiano emesso leggi a favore o contro le Offerte di Moneta Iniziali, non tutti gli Stati guardano con favore la diffusione capillare di criptovalute esterne al controllo delle banche centrali e di organismi internazionali. Lo stesso discorso, forse ancor più pessimistico, può essere formulato sulla tecnologia blockchain, e in particolare quella utilizzata da Telegram che potrebbe essere sfruttata quale strumento di riciclaggio di denaro sporco, finanziamenti illeciti e così via, fatto che potrebbe causargli l’inoperabilità nell’UE. Fatto che ci porta al punto #4.


#4 – Ostilità dei governi

Telegram non piace ai governi nazionali: l’ostilità è tanto più marcata e palpabile quanto più si scava tra le dichiarazioni, le ammissioni e le intenzioni dei leader del mondo libero, e non.

I governi nazionali potrebbero decidere la fine della criptovaluta di Telegram, o il suo successo

Non occorre citare la ormai nota dichiarazione di Theresa May al forum di Davos per accorgersi della percezione negativa attorno a Telegram; le sue politiche liberiste in materia di pornografia, pirateria e anche terrorismo hanno portato l’app al blocco (temporaneo o parziale) in molti Paesi mediorientali, asiatici e africani, mentre negli USA è Apple a costringere Telegram a introdurre un filtro ai contenuti ricercabili per renderne l’utilizzo adatto a tutte le fasce d’età, ma soprattutto per evitare di favorire la proliferazione di materiali illegali.

Ai governi nazionali, ma soprattutto all’Unione Europea dove Telegram conta una nutrita comunità di utenti italiani e spagnoli non sarà gradita la notizia di una blockchain capace di creare un’economia indipendente e irrintracciabile nelle proprie operazioni finanziarie, favorendo così il riciclaggio di denaro sporco, l’acquisto di prodotti illegali e la creazione di un secondo dark web, fors’anche più impenetrabile da parte delle autorità di quello già esistente.

Sempre secondo Joe DiPasquale, la quantità di denaro profuso nella ICO di Telegram porterà sicuramente la SEC (Securities and Exchange Commission, l’analoga statunitense della Consob) a mantenere tutti i riflettori possibili puntati sul suo sviluppo – e non è difficile da credere visti i crescenti malumori dell’organismo americano nei confronti delle ICO in generale. Senza considerare poi la tensione venutasi a creare tra USA, Occidente e Russia e la nutrita presenza di finanziatori e oligarchi coinvolti nella prima e seconda ICO di Telegram, ulteriore generatore di sospetti.


#5 – Tasse

Se con l’attuale strategia di vendite Telegram ha potuto considerarsi relativamente al riparo dalle tentacolari diramazioni del fisco, con l’arrivo della TON, del Telegram Wallet e di un mercato interno agli stessi canali Telegram non sarà più possibile rimandare.

La nuova corrente di pensiero all’interno dell’Unione Europea, espressa per bocca del Ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire, punta alla tassazione dei giganti della tecnologia sui profitti generati sul territorio, e non più in base alla sede legale che spesso viene registrata nei Paesi più conniventi del sistema comunitario per scappare dal sistema delle imposte. Telegram, attualmente registrato presso le Isole Vergini – dipendenza britannica – qualora dovesse effettivamente riuscire a realizzare un “mercato in bottigliasarà costretto, volente o nolente, a scendere a patti con i sistemi tributari di mezzo mondo.

E, conoscendo la volubilità e l’insofferenza del fondatore, ci attendiamo qualunque risultato.

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