I 5 propositi digitali per un 2018 tecnologicamente superiore – Tecnologio

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Promettere e mantenere è una cosa che porta lontano

Pierre de Marivaux, Vita di Marianna

Sulla falsariga dei buoni propositi che puntualmente vengono recitati per il nuovo anno, ma difficilmente mantenuti, anch’io ho deciso di stilare una lista di propositi che vorrei il mondo della tecnologia, del digitale e della telefonia mobile raccogliesse, ascoltasse, cogliesse e cercasse di applicare.

Cinque punti, chiari ma soprattutto carichi di speranza; molti potrebbero classificarli come pie illusioni – e non avrebbero nemmeno torto, intendiamoci – ma è proprio con la forza dei sogni che si attuano le rivoluzioni.

Italia

Al primo posto va sicuramente il proposito a me più caro, e penso anche alla maggioranza dei lettori. La presenza dell’Italia nel settore dell’hi-tech è più forte di quanto la disattenzione dei media tradizionali suggerisca, ma non gode sfortunatamente di attenzioni e riguardi che un settore simile altrove, in altri Paesi gli vengono invece riservati.

I dati offerti dagli studi del settore sono sconfortanti: l’Agenzia Giornalistica Italiana chiama il 2017 “il ‘68 delle startup”, una definizione che potrebbe non essere immediatamente chiara ma che si riassume in un unico dato: -39%, la percentuale negativa degli investimenti nel settore che scende a 110,8 milioni e che non registrava un dato così basso dal 2012, anno di lancio dello Startup Act e più generalmente del mercato delle startup in Italia. Considerazioni che diventano ancor più sconfortanti tanto per chi legge quanto per chi scrive se si considera che, nell’arco di cinque anni, il trend europeo è stato completamente opposto: Francia, Spagna, Germania e persino Svezia (la Svezia di Spotify, vi ricordo) hanno invece superato il miliardo di euro, e in certi casi persino i due.

Infografica a cura di StartupItalia!

Il problema non è, come si potrebbe a primo impulso pensare, essenzialmente di carattere burocratico – perlomeno, non sembrerebbe esserne la prima causa – bensì economico. In Italia si investe poco, a volte male; questo dato va ricondotto sia ad un tessuto industriale che negli anni della crisi si è sfilacciato, sia ad una ripresa più volte annunciata ma intravista solamente a partire dall’anno appena passato.

La notizia per cui quest’anno sarà organizzata per la prima volta una missione italiana al CES di Las Vegas, patrocinata da realtà private e istituzionali, è certamente di buon augurio per il 2018 e mi aiuta a dimenticare certe oscenità del 2017, ed alcune ancora più temibili del 2016. Se dunque un’Italia “alla Stonex” – ossia la classica carnevalata, priva di una vera strategia di penetrazione commerciale ma ricca di slogan, promesse, volti celebri e altre tipologie di fumogeni – ha dimostrato la propria inadeguatezza, sono sicuro che l’altra Italia, quella che anima le 8.000 startup presenti oggi sul suolo italiano, sia più che pronta a raccogliere il guanto di sfida.

Che il nuovo anno porti dunque indici positivi, maggiori investimenti sulle nascenti realtà della tecnologia in Italia e che non condanni il nostro Paese ad una solita, tradizionale, penosa arretratezza che da decenni, se non da secoli tiene in scacco l’operatività dell’Italia nel mondo.

Europa (ed europei)

Ad un augurio per un’Italia più competitiva si aggiunge anche quello per un’Europa leader nel settore della tecnologia.

Chi segue gli aggiornamenti in materia di regolamentazione europea in campo tecnologico, digitale e di difesa della privacy si renderà conto che la presenza di un organismo sovranazionale slegato dagli intrecci lobbistici statunitensi ci abbia permesso, più di una volta, di evitare soprusi dannosi per la sicurezza dei cittadini italiani, e di tutta l’Unione. Non solo dunque contro l’evasione fiscale dei colossi della tecnologia, materia che nel 2017 ha visto grande approfondimento da parte di cancellerie nazionali ed europee, ma anche a favore della privacy e sicurezza, a partire dal blocco della condivisione dei dati tra WhatsApp e Facebook terminando con la sentenza sulla regolamentazione del trasporto di Uber.

Nulla è perfetto, e dunque mi guarderò bene dal realizzare un’apologia dell’Unione Europea, che non è assolutamente la mia intenzione. Ma la presenza di maggiori competitor di provenienza comunitaria (Deezer, Spotify, Chili e chi più ne ha, più ne metta), soggetti dunque a legislazione europea soprattutto (ma non solo) in materia di privacy, mi solleva più che sapere che i miei dati potrebbero subire l’accesso da parte di qualsiasi impiegato dell’NSA

Connettività

La connettività è la chiave del progresso tecnologico in Italia: non mi riferisco solamente al modello del 5G, al quale si guarda con ansia ma anche con qualche perplessità, ma anche e soprattutto alla connettività senza fili.

propositi 2018
WIFI4EU si propone di moltiplicare gli accessi hotspot per tutta l’Europa

L’iniziativa WiFi4EU, che punta a dotare l’intera area comunitaria europea di una rete federata dalle prestazioni superiori alla media e capaci di consentire l’accesso a tutti gli strumenti digitali esistenti (ma solo ai Paesi più rapidi ad accaparrarsi i finanziamenti: corri, Italia, corri!), è quella a cui guardo con maggiori aspettative, ma non è l’unico in circolazione. Ad aver guadagnato gli onori della cronaca verso la metà dello scorso anno è stato anche wifi.italia, che come altri progetti governativi è sparito rapidamente nel dimenticatoio principalmente a causa di una performance iniziale davvero meschina che ha spinto le autorità a insabbiare l’accaduto, nella speranza di poter presentare successivamente un modello migliorato e più performante.

Evento che però non ha avuto luogo, ed  anzi ancora oggi ci si domanda quale futuro potrà avere un servizio poco aggiornato e praticamente clone dell’omologo europeo; dal mio canto posso solo augurarmi che questo 2018 spinga, se non proprio l’intero governo, almeno le amministrazioni comunali a dotarsi di una vasta mappatura di reti WiFi aperte, senza dimenticare le zone rurali e più isolate dalle metropoli.

Consapevolezza

Più di tutte, la parola “consapevolezza” dovrebbe essere la chiave di volta del 2018. Quando infatti si parla di tecnologia, bisogna tenere conto che a fronte di un migliaio di interessati alla materia nascono, vivono e muoiono un altro milione che invece non ha mai potuto o più spesso voluto curarsene, lasciando che questa gli scorresse addosso come una pioggia primaverile.

Chi si lascia trasportare come un tronco morto dalla corrente non deve dunque essere lasciato alla deriva, ma raccolto e accompagnato nell’ottica di un cammino di alfabetizzazione tecnologica. Gli spot di Complimenti per la connessione sono dunque un’iniziativa simpatica e probabilmente anche efficace, ma per trasformare la popolazione di anziani – di cui il nostro Paese abbonda – in una clientela attenta e informata occorre ben altro.

Avrei voluto citare la scarsa attenzione dedicata da Google al Belpaese quando si tratta di commercializzazione dei prodotti più attesi, dal Google Home al Google Assistant; ma nei fatti è veramente inutile affrettarsi a commercializzare un prodotto la cui popolazione ne ignora per larga parte l’esistenza o l’utilità.

E non faccio riferimento solamente agli anziani, ma anche a quei giovani che decidono di sottoscrivere pratiche di condivisione dei dati più che discutibili senza battere ciglio, che optano per il download pirata da fonti più che discutibili – per la musica, almeno c’è Telegram! – che adottano atteggiamenti nefasti per le conseguenze possibili sulla propria sicurezza online, e così via.

Telegram

Non potevo certamente non dedicare al 2018 l’augurio più caro di tutti: che Telegram diventi finalmente significativo. E non si tratta di un impegno che si richiede agli utenti – non solo, ma almeno i più che positivi riscontri del concorso per i Migliori Canali Telegram ci lascia intendere che esiste una realtà che vive e lavora su Telegram a fronte di guadagni economici quasi nulli – ma anche da parte della stessa azienda.

propositi tecnologici per il 2018
Le criptovalute saranno uno dei futuri possibili di Telegram?

Telegram deve cominciare a svilupparsi quale azienda commercialmente competitiva, evitare facili scivoloni – come quello più che previsto sulle tasse: caro Durov, potranno anche non convincerti ma vanno pagate – e puntare sullo sviluppo di un’anima propriamente originale e capace di rivoluzionare il settore della comunicazione.

Sembra che il 2018 si aprirà con tre grandi novità per Telegram. Speriamo in bene!

Se volete dire la vostra o contattarmi privatamente, potete lasciare un commento qui sotto oppure scrivermi a [email protected] o a @guglielmocrottibot (su Telegram).

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