Telegram 4.7 arriva su Google Play, ma nel frattempo viene bloccato in Iran (e altre anticipazioni)

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Telegram 4.7 è arrivato negli store, introducendo quanto avevamo ben previsto dalla Beta pubblica un paio di giorni fa: multiaccount su Telegram e swipe per le risposte, oltre che widget HTML potenziati per permettere a blogger e giornalisti di riportare su piattaforme web e d’informazione un più vasto range di contenuti. Ma non si tratta che di una goccia del mare di notizie di cui Telegram è stato protagonista nelle ultime ore, specialmente dopo lo scoppio di una stagione di proteste in Iran, che ha consequenzialmente provocato un battibecco online tra Edward Snowden e Pavel Durov.

E poi altre anticipazioni sulle prossime novità di Telegram, app che si aggiornano e tanto altro ancora: siete pronti per scoprire tutto ciò che è successo a Telegram negli ultimi giorni?

Telegram 4.7 arriva negli store

Telegram 4.7 è arrivato su Google Play, dopo una breve fase di testing che ci ha permesso di mettere in luce i principali contenuti dell’aggiornamento: la maggior parte di questi sono stati mantenuti inalterati nella loro applicazione nella versione definitiva, dunque ci soffermeremo unicamente sui dettagli di carattere tecnico (per un’analisi più approfondita dell’aggiornamento, vi suggeriamo di leggere QUESTO articolo).

Il multiaccount su Telegram è diventato realtà: l’applicazione ora offre la possibilità di collegare sino a tre account contemporaneamente; è sufficiente accedere al menu laterale dell’app, tappare sull’icona posta a fianco della foto di profilo per attivare un menu a tendina dal quale selezionare la voce “Aggiungi account. Dopodichè basterà effettuare il login o l’iscrizione per rendere operativo il nuovo profilo. Tra le novità rispetto alla nostra precedente analisi c’è da considerare il contatore di messaggi e notifiche non lette, che apparirà nel menu a tendina degli account a fianco di ciascuno degli username collegati.

Nonostante il multiaccount su Telegram sia la più grande novità di questo update, non è l’unica: a migliorare l’esperienza utente interviene anche la nuova modalità di swipe-to-answer, che permette di rispondere ad un qualsiasi messaggio semplicemente eseguendo uno swipe da destra verso sinistra.


Telegram vs Iran vs Durov vs Snowden

È stata una settimana intensa per Pavel Durov, indubbiamente: all’ansia del rilascio del nuovo aggiornamento in tempo per la fine del 2017 – e c’è riuscito, proprio sul filo del rasoio – a guastargli i festeggiamenti per il nuovo anno si aggiungono anche le proteste che in questi giorni stanno sconvolgendo l’Iran, il suo governo e più in generale le istituzioni islamiche.

Senza entrare troppo nei dettagli, il Paese mediorientale sta subendo in queste ore un generale sconvolgimento, causato principalmente dalle proteste della popolazione più giovane che chiede con grande veemenza una maggiore apertura da parte del governo su social media, regole di abbigliamento e più generalmente una diluizione delle imposizioni della legge islamica nei confronti della modernità.

A partire dall’hijab bruciato in piazza dalla leader – poi arrestata – del movimento “My stealthy freedom”, molto attivo sui social network, sino all’arresto totale delle piattaforme di condivisione mediatica, era inevitabile che anche Telegram venisse inghiottito dalla spirale di rabbia e contestazione che monta sempre più, di ora in ora. Come più volte specificato dallo stesso fondatore dell’app, Pavel Durov, Telegram è il social media più popolare dell’Iran con oltre il 40% del traffico Internet della zona impiegato dai giovani iraniani nella navigazione delle migliaia di canali che condividono un’informazione libera dalle imposizioni del regime.

A scuotere però le coscienze ha contribuito la chiusura del canale @adanews: forte di quasi 800.000 iscritti, le sue pubblicazioni erano rapidamente passate da contenuti più generalisti all’incitazione alla rivolta ed alla violenza nei confronti delle repressive forze dell’ordine, proponendo l’uso di armi artigianali quali i cocktail molotov e pistole quale forma di resistenza violenta. Dato che un simile comportamento costituisce una violazione dei TOS di Telegram, aggiornati in seguito agli attacchi di Parigi, gli amministratori hanno dovuto accettare la chiusura del canale anche dopo l’espulsione dell’amministratore che aveva promosso simili contenuti.

La vicenda è diventata rapidamente di dominio pubblico dopo che centinaia di utenti iraniani hanno cominciato ad esprimere il proprio dissenso nei confronti di tale decisione su Twitter, accusando Telegram di collusione con il regime.

Ed è proprio in questo frangente che Edward Snowden, esule politico e da sempre promotore dell’applicazione di chat Signal, si è inserito accusando pubblicamente Telegram e Durov di aver commesso un errore applicando uno strumento censorio quale la chiusura del canale. Le parole di Snowden, raccolte in una tweetstorm di significativo interesse, indicano Telegram quale realtà se non collusa con il regime iraniano, in dirittura di arrivo ad una simile conclusione: secondo Snowden è irrealistico che Telegram possa mantenere ancora a lungo la propria indipendenza politica, a meno di non cedere a compromessi quale la chiusura del sopramenzionato canale.

Dal canto suo, Durov ha risposto che “non esiste una realtà più libera [di Telegram, ndr] su Google Play al momento, negando dunque che l’app possa nè oggi nè in futuro rischiare di cadere sotto i colpi dei regimi illiberali. Promessa che si è avverata quando il regime iraniano, poche ore dopo, ha deciso di bloccare completamente Telegram dopo il rifiuto dell’applicazione di bloccare alcuni pacifici canali di protesta.


Nuove implementazioni

E da questa caotica situazione, qualche buona notizia emerge dal fumo della guerra e delle violenze: i tweet esternati da Pavel Durov nelle sue conversazioni a riguardo della situazione iraniana hanno evidenziato l’arrivo di “tre grandi novità nel mese di gennaio, dello stesso peso del multiaccount su Telegram appena introdotto.

Tra queste, contiamo forse l’implementazione di strumenti anti-censori basati sul meccanismo della blockchain, un’affascinante prospettiva che riporterebbe in auge gli annunci-spettacolo di Telegram e che contribuirebbe ad attribuire all’azienda un’immagine più pulita davanti al mondo, perlomeno quello delle proteste e dell’informazione libera.

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