Facebook blocca Telegra.ph (anzi no), ma la colpa forse è di Telegram

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Telegra.ph è stato bloccato da Facebook: a segnalarlo sono stati numerosi canali dedicati alla diffusione delle ultime novità della piattaforma, che hanno inizialmente accusato il social network di ostruzionismo e censura, così come capitato più volte in passato.

Alla luce però degli ultimi sviluppi e soprattutto del parere di un informatore legato a Telegram che abbiamo sentito a riguardo, la decisione di Facebook potrebbe avere fondamenta più solide di quanto si possa ritenere: siete pronti per scoprire perchè il blocco di Telegra.ph potrebbe (forse) essere giustificato?

Facebook blocca Telegra.ph, e forse non è sempre censura ciò che ti blocca

Più volte, in passato, Telegram ha subito la morsa della censura di Facebook, o di quella che molti, noi compresi, ritenevamo essere tale: il blocco dei collegamenti a qualsiasi link diretto alla piattaforma su Instagram e WhatsApp. A suo tempo, coloro i quali si occupavano di Telegram e dell’universo che gli ruota attorno – noi compresi – accusarono il social network di Menlo Park di applicare una pratica di concorrenza scorretta, immaginando che un’applicazione di poco più di 100 milioni di utenti potesse mettere a rischio la stabilità di un gigante dell’informazione, in grado di spendere 14 miliardi di dollari per acquisire il possesso WhatsApp e permettersi di mantenerla improduttiva per più di due anni.

Qualche giorno fa, la storia si è ripetuta: numerose segnalazioni hanno nuovamente concentrato gli sguardi sull’attività di blocco di Facebook applicata alla piattaforma di microblogging Telegra.ph, lanciata da Telegram qualche mese fa ed utilizzata come servizio per la pubblicazione di approfondimenti, articoli e contenuti da parte della comunità di utenti – mentre il team se ne serve per comunicazioni estemporanee dalla consueta calendarizzazione degli aggiornamenti.

Un tool quasi fondamentale che ha riscosso ampio consenso tra gli utilizzatori dell’app, ma che forse potrebbe aver attirato le voglie anche di soggetti meno raccomandabili: dopo infatti un’iniziale salva di accuse nei confronti di Facebook, progressivamente la fiamma dell’indignazione della community internazionale di Telegram si è spenta quando il noto canale Kerala Telegram ha osservato come anche un’autorità in materia di sicurezza digitale come Trend Micro avesse stilato Telegra.ph quale “Disease Vector, arrivando a classificarlo come “Dangerous”.

Incuriositi, abbiamo chiesto ad una nostra fonte ben informata di fornirci il suo parere a proposito dell’azione operata da Facebook. Rozenberg, che nonostante l’allontanamento volontario da Telegram – di cui vi racconteremo il finale – ha mantenuto un certo spirito critico nonché contatti con il team, non è stato in grado di fornire spiegazioni certe, ma ha azzardato un’ipotesi che sembra essere in linea con il blocco per SPAM operato da Facebook (che comunque non sembra essere più attivo).

Posso solo pensare che sia dovuto ad alcune segnalazioni in merito a qualche contenuto pubblicato o all’uso del dominio per la diffusione di spam. Su quel sito non ci sono collegamenti diretti all’autore del contenuto, nè contatti utili a cui rivolgere le proprie critiche. Non so se Telegram risponde a tali segnalazioni, nè so quale sia la policy applicata da Durov a questo sito. Posso assumere che si tratti della stessa applicata su Telegram. E lì la moderazione è molto limitata. Se i terroristi si servono di Telegram, probabilmente utilizzano anche Telegra.ph.

Anton Rozenberg, ex-CTO di VKontakte

L’impiego di Telegra.ph quale fonte di propagazione di malware, contenuti dannosi così come terroristici era un’eventualità alla quale in pochi avevano considerato, ma che risulta essere più di una congettura a fronte della tradizionale politica di laissez-faire adottata da Durov e reiterata nei contenuti pubblicati nell’intervista rilasciata a Bloomberg qualche giorno fa.

E se l’iniziale blocco di Telegram fosse stato dovuto non ad una forma di censura quantomai preventiva, ma di controllo per via della presenza di numerosi contenuti illegali – musica e film pirata, file per i quali non esiste alcun controllo di sicurezza, terroristi, cyberbulli e pedofili – su cui Telegram non sembrava disporre nè predisporre alcun controllo? Probabilmente non lo sapremo mai, nè comunque dobbiamo escludere una propensione antiliberale di Zuckerberg nell’approccio alla concorrenza – ma sono interrogativi che non solo noi, ma anche chi amministra la piattaforma dovrebbe porsi.

Certo, Durov non le ha mai mandate a dire a Zuckerberg: scopri QUI le accuse di compravendita di utenti e informazioni che Durov aveva rivolto a WhatsApp!

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