Bill Gates sta a Windows Phone come Facchinetti sta a Stonex – Tecnologio

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Rea poi, unitasi a Crono, partorì illustri figli […] / Ma questi li divorava il grande Crono, appena ciascuno / dal ventre della sacra madre ai suoi ginocchi arrivava, / e ciò escogitava perché nessuno degli illustri figli di Urano / fra gli immortali avesse il potere regale.

Esiodo, Teogonia

Si dice che i grandi condottieri si dimostrino tali nel momento della sconfitta; se così è, allora ogni utente Windows Phone non è solamente un acquirente deluso, ma anche un grande comandante di eserciti.

La notizia di Bill Gates quale nuova recluta nel mondo degli smartphone Android è infatti l’ultimo, ennesimo schiaffo ad una comunità sempre più esigua (le statistiche indicano gli utilizzatori dei device WP ridotti ad una comunità inferiore all’1% sulla totalità del mercato) e ridicolizzata sino a limiti che non ritenevo possibili per l’umana dignità.

Ma la dichiarazione di Bill Gates non è lo schiaffo di Anagni: non è il primo affronto ad un’autorità indiscussa e sovrana nel campo dei sistemi operativi mobili. È piuttosto il pugnale di Maramaldo che si insinua tra le costole già rotte di una piattaforma divisa che condivide unicamente un solo aspetto: le scarse prospettive di successo. Le ultime notizie segnalano unicamente l’arrivo del Project Andromeda, attraverso il quale Microsoft si appresta nuovamente a premere il bottone di reset della propria piattaforma, cercando di realizzare l’unica trasformazione possibile per un’azienda che non ha saputo mai separarsi nè concettualmente nè progettualmente dal motore economico di riferimento, Windows.

Davide Erba e Francesco Facchinetti, principali sponsor di Stonex

Qualora la rivoluzione andasse a buon fine – sarebbe già la terza, se non sbaglio, nell’arco di qualche annoWindows 10 Mobile cambierebbe nome e faccia, ma non la sostanza. Riportandovi alla memoria la tragicomica esperienza di Stonex One e di Ciao OS, potrete certamente notare una straordinaria somiglianza tra l’atteggiamento tenuto dall’allora sponsor principale dell’azienda italo-indiana, Francesco Facchinetti, e Bill Gates.

La similitudine più evidente – e molto probabilmente anche l’unica – è proprio nel rapporto con la stessa tecnologia che si vuole promuovere a parole, ma non nei fatti: se allora Facchinetti venne mediaticamente linciato per l’uso abituale di un iPhone al posto del proprio stesso smartphone – a riprova dello stato ancora progettuale sia del software che dell’hardware, da molti considerato ancora incommerciabile – lo stesso fato sarebbe dovuto capitare a Gates.

E invece. Lungi dall’optare per l’odiata concorrenza – non più Google, ma la storica Apple – Gates ha preferito sostituire i device Windows Phone / Windows 10 Mobile con una versione personalizzata di un Samsung Galaxy S8+, equipaggiata con le migliori app della casa di Redmond, che paradossalmente sono più numerose su Android che sulla propria piattaforma mobile. A questo trasferimento non è conseguito dunque uno scroscio di polemiche, accuse, cori e richieste di spiegazioni: la disillusa constatazione degli appassionati, insieme a qualche sorriso di scherno e pietà tra la platea Android, è stata l’unica colonna sonora di un rito funebre così tanto previsto e prevedibile da non essere più nemmeno atteso, ma banalmente accettato.

Si dice che Windows Phone sia stato ucciso da Android, ma non è esatto: se nei primi anni della competizione sia Symbian, che PalmOS, che qualsiasi altro sistema operativo avevano le medesime possibilità di guadagnarsi la supremazia in un mercato in espansione, la verità è che dietro Windows Phone – così come in qualsiasi altro prodotto Microsoft – non c’è mai stata una solida filosofia di fondo, oltre a solide features. 

C’era una grafica differente, interessante ma comunque replicabile anche su Android, e Microsoft non è mai stata in grado di spostare la competizione con Apple e Google su una “terza via” concettuale, oltre che commerciale. Tra l’open-source di Android ed il sistema chiuso di iOS si nasconde una nebbia di attese, aspettative ed insoddisfazioni che attende un terzo competitor che sappia diradarla. Nonostante dunque Redmond abbia vissuto in prima persona la spietata campagna condotta da Steve Jobs contro il “mercato totalitario” di IBM e Windows, non ha saputo (o voluto) coglierne il più profondo significato, lo stesso che aveva permesso ad un’azienda relativamente fallita come Apple di riacquisire una propria identità e sopravvivere, sino ad assumere oggi il ruolo di leader ideale del mercato mobile.

Se tra il “Think different” di Apple ed il “Don’t be evil” di Google – due motti paradossalmente disattesi proprio dalle stesse aziende che se ne hanno dato i natali – non sappiamo frapporre una frase simbolica, un motto di Microsoft, il motivo è chiaro oggi come ieri. Microsoft non vende sogni, filosofie o mode ma prodotti, e come tale Windows Phone è stato trattato – e di conseguenza i suoi utenti.

Quant’è ironico, però, notare come Windows Phone abbia effettivamente realizzato quanto promesso negli spot pubblicitari diffusi all’inizio di questo decennio: Microsoft ha fatto effettivamente di tutto perchè i suoi utenti utilizzassero i suoi smartphone il meno possibile.

Potete leggere qualche approfondimento a proposito ai seguenti link:

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