Signal e Telegram, la lotta continua: nuove accuse di “trumpismo” a Durov sulla lotta per la privacy

Moxie Marlinspike non le manda a dire a Pavel Durov dal palco del TechCrunch Disrupt

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Non è certamente un mistero per nessun appassionato di tecnologia che gli sviluppatori di Telegram e Signal si detestino cordialmente a vicenda: mentre periodicamente su Twitter Pavel Durov non perde occasione di rimarcare i collegamenti tra Signal e il governo statunitense, dall’altra Moxie Marlinspike può essere osservato in azione all’interno di ogni forum a tema crittografico, intento ad accusare Telegram di possedere uno scarso livello di sicurezza.

Che i sospetti siano fondati o meno, l’intervista di Moxie Marlinspike ha aggiunto una nuova crepa ad un rapporto certamente non cordiale tra gli inventori delle due app di chat più conosciute nel settore: siete pronti per scoprire cos’è successo?

Moxie accusa Durov di “trumpismo

Il TechCrunch Disrupt è probabilmente uno dei più importanti eventi a tema tecnologico dell’anno: organizzato dalla rivista TechCrunch (di proprietà, tramite la sussidiaria Oath Inc., del colosso delle comunicazioni statunitense Verizon) si occupa di ospitare per due giorni consecutivi alcuni tra i più importanti rappresentanti delle multinazionali e startup della tecnologia, da Apple a Google passando anche per eccellenti eccezioni, proprio come Moxie Marlinspike.

Moxie è lo sviluppatore principale dell’applicazione Signal, di proprietà dell’azienda Open Whisper System – di cui è il fondatore – produttrice anche del più sicuro protocollo di messaggistica mobile, l’”Axolotl”. Così chiamato dal nome di una simpatica creatura acquatica, ha suscitato nel corso del tempo alcune diramazioni (come Protheus, che attualmente si dedica alla protezione dei dati degli utenti dell’app di chat Wire) grazie alla natura open-source del codice così come è riuscito anche ad attirare l’interesse di investitori di calibro internazionale.

Adottato prima da Facebook su WhatsApp e Facebook Messenger, e successivamente anche su Allo, il protocollo Axolotl classifica Signal – che lo adotta estensivamente, e non solo sulle Chat Segrete – come una tra le più sicure app di chat esistenti, anche se non tutti sono d’accordo a proposito.

Il più grande detrattore di Signal è infatti Pavel Durov, sviluppatore e primo promotore di Telegram – anche se il lavoro tecnico è stato svolto in gran parte dal fratello Nikolai; su Twitter sono ormai di dominio pubblico i dibattiti (ma sarebbe meglio declassificarli al rango di “battibecchi”) tra Edward Snowden, attivista e principale sponsor internazionale dell’app Signal, e Durov a proposito del livello di sicurezza e privacy offerto dalle rispettive piattaforme di chat.

Mentre Snowden (e Moxie) contestano a Durov di avere implementato un protocollo crittografico a loro parere essenzialmente insicuro poichè (ma non solo) non del tutto open-source, al contempo Signal è accusata di ricevere fondi dal governo americano da parte di un’azienda associata, prova sufficiente per il milionario russo che l’applicazione non sia in fondo così sicura come afferma di essere.

Moxie durante l’intervista al TechCrunch Disrupt SF 2017

Dal palco della conferenza Moxie ha risposto alle accuse di Durov, diventate particolarmente frequenti negli ultimi mesi – specialmente con la re-pubblicazione di un’intervista rilasciata ad un giornale anglo-russo in cui Durov raccontava dei tentativi operati dalla NSA di infiltrarsi all’interno di Telegram, cercando persino di corrompere uno degli sviluppatori di punta dell’app.

La risposta di Moxie è certamente in tono con le precedenti puntate del confronto:

Pavel Durov wants to frame privacy as a question of trust. He has this sort of Trump logic that only billionaires can be trusted because they can’t be bought.

e, ad essere onesti, è stato proprio quanto detto da Durov nell’intervista. Stando alla ricostruzione dei fatti da lui fornita, lo sviluppatore non avrebbe accettato di unirsi alla NSA in qualità di informatore anche per via dell’abbondante copertura economica messa a disposizione dal fondatore dell’applicazione; secondo Durov infatti “tutti gli sviluppatori di Telegram sono milionari”, anche se formalmente l’applicazione non possiede fonti di guadagno note, dato che l’unico reddito pare essere proprio il patrimonio personale del giovane russo.

Moxie ha anche negato di aver mai ricevuto fastidi da parte delle forze dell’ordine – escludendo un’indagine di cui hanno subito reso conto ai propri utenti – o di avere collegamenti con il governo americano: Signal viene infatti finanziata da un fondo che a sua volta riceve donazioni da enti che, per un totale di tre livelli di collegamento, sono connessi al fondo governativo statunitense Open Technology Found. La risposta è estremamente diplomatica, ma non è difficile pensare che in passato Signal possa aver ricevuto delle pressioni dal governo statunitense – o che ancora oggi possa subirne, vista la portata del protocollo.

Ciononostante, come spiegato dallo sviluppatore di Open Whisper System, Signal non potrebbe integrare una backdoor nemmeno se rientrasse nei suoi interessi, poichè il protocollo – oltre ad essere pubblicamente disponibile su Github – rende inaccessibili i messaggi degli utenti per via del livello crittografico. Non è dello stesso parere Durov, che sospetta che siano necessari pochi bug per aggirare la potenza di Axolotl: tanto sicuro che ha scommesso ben un milione di euro che, entro cinque anni, verrà scoperto un exploit capace di permettere la lettura delle chat degli utilizzatori dell’app.

Avete controllato i calendari?

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Fonte TechCrunch
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