WhatsApp e Amazon bocciate dal report annuale sulla privacy dell’Electronic Frontier Foundation

L'EFF ha stilato il suo annuale report "Who Has Your Back", bocciando Amazon e promuovendo Uber

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WhatsApp e Amazon in affanno, WordPress e Wickr in alta ripresa: questa è la situazione che emerge dall’annuale report sulla privacy stilato dall’Electronic Frontier Foundation, l’associazione non-governativa specializzata sull’analisi della libertà di stampa digitale e dell’informazione libera. Il documento, chiamato “Who Has Your Back?” e che possiede da tempo una metodica cadenza annuale, prende in analisi 30 aziende e società del settore comunicativo online – sia app che programmi che piattaforme sociali e carrier telefonici – ha emesso un verdetto poco accomodante nei confronti di WhatsApp e Amazon, promuovendo invece Facebook, Google e Microsoft con punte d’eccellenza in WordPress, Uber e Wickr.

Siete pronti per scoprire come e perchè WhatsApp e Amazon sono state bocciate dal report dell’EFF?

Who Has Your Back?

Con l’evoluzione della comunicazione digitale e l’inserimento sempre più penetrante di aziende come Snapchat, Facebook e Google all’interno dell’ecosistema informativo, è naturale che un volume sempre più massiccio di informazioni vengano raccolte nelle reti dei medesimi giganti del settore che permettono il veicolo dei dati stessi.

La Electronic Frontier Foundation, da tempo in prima linea per la denuncia contro sistemi oppressivi sulla libertà di stampa digitale, ha rilasciato l’edizione 2017 del suo annuale report “Who Has Your Back?” che si preoccupa di analizzare lo stato delle principali multinazionali del settore in tema di libertà di informazione, protezione dei dati, privacy policy.

Quest’anno la competizione ha visto in lizza 26 aziende – tra gestori telefonici come T-Mobile, app di chat come Wickr e WhatsApp e servizi di vendita online come Amazon – che sono state valutate sulla base di 5 parametri, di cui due completamente inediti sino a quest’anno. Le categorie di rating sono state:

  • Follows Industry-Wide Best Practices: l’azienda ha pubblicato una policy che garantisca all’utente che il governo che possiede giurisdizione sul servizio non possa disporre dei dati personali senza un mandato di un’autorità giudiziaria, e che possieda una documentazione che illustri le modalità di risposta ai governi che richiedano appunto informazioni riguardanti i propri utenti.
  • Tells Users About Government Data Requests: la società deve garantire alla propria utenza la possibilità di mettere al sicuro i propri dati personali qualora il governo USA tenti di prenderne possesso, anche in situazioni di emergenza.
  • Promises Not to Sell Out Users: perchè possa guadagnare la stella relativa a questa categoria, l’azienda deve possedere linee-guida che assicurino che nessun dato personale verrà venduto a nessun governo o società di terze parti – che spesso cedono a loro volta questi dati ai servizi di intelligence – al di là delle procedure previste dalle leggi nazionali in materia di privacy e cessione dei dati. Sono infatti considerate eccezioni le situazioni d’emergenza, in caso di crimini, truffe o allarmi in cui siano coinvolti l’utenza e/o la società stessa.
  • Stands Up to NSL Gag Orders: sin dal 2015, con il USA FREEDOM Act le società possono opporre resistenza agli NSL Gag Orders, ossia le richieste avanzate dal governo statunitense di accesso a dati personali senza l’autorizzazione di un giudice. Le aziende che abbiano pubblicamente ammesso che chiederanno l’intervento di un magistrato in caso di ricezione di una National Security Letter, sono ammesse a questa categoria.
  • Pro-User Public Policy: Reform 702: negli Stati Uniti è occorso un grande dibattito sulla necessità o meno di riprendere i contenuti della Section 702, che permetterebbe all’NSA (all’interno di una più vasta riforma dei suoi poteri) di aumentare le proprie capacità di spionaggio nei confronti dei cittadini americani. Per tal motivo l’EFF assegna una stella alle compagnie che abbiano applicato riforme che limitino l’applicabilità dei nuovi poteri dell’NSA.

Nella classifica di quest’anno sono state prese in considerazione 26 società, tra cui Adobe, T-Mobile, Wickr, Uber, Lyft, WhatsApp, Facebook. È interessante notare come le posizioni agli estremi della tabella di valutazione non siano occupate da chi ci si aspetterebbe di trovare: Adobe, Uber, Lyft, Credo Mobile, WordPress, Dropbox, Sonic e Pinterest guadagnano la massima valutazione possibile, mentre in fondo all’elenco si posizionano Amazon e WhatsApp, superati in negeativo solo dal carrier T-Mobile che ottiene solo una stella.

L’EFF, pur lodando le iniziative in materia di protezione dei dati personali (come la crittografia end-to-end introdotta da WhatsApp), lamenta l’assenza di una documentazione che rassicuri gli utenti sulle richieste avanzate dai governi nazionali e statunitense per l’ottenimento di informazioni riservate, o in quale forma o volume i dati vengano vendute a società di terze parti.

Non è la prima volta che WhatsApp viene bacchettata dall’EFF: qualche tempo fa infatti l’associazione diffuse un documento in cui illustrava le mancanze dell’app di chat in termini di privacy, persino dopo l’introduzione del protocollo crittografico Axolotl. Da tempo infatti l’EFF si preoccupa di concentrare l’attenzione delle aziende nei campi in cui si ritiene siano più manchevoli.

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Fonte EFF
Via Ars Technica
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