#Applefun: La (segreta) storia dell’iPhone tra Motorola, iPod e rotelle, in 400 pagine

La storia dell'iPhone rivela tanti, troppi retroscena raccontati finalmente in un unico libro

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La storia dell’iPhone è certamente affascinante, e sotto molti punti di vista non ne conosciamo ancora molti degli aspetti più particolari – che spesso sconfinano nell’aneddotica – che hanno contribuito alla realizzazione di quello che sarebbe diventato l’archetipo dello smartphone moderno (sì, avete letto bene; no, non vi sbagliate: la rubrica si chiama ancora #Applefun).

Prendendoci una pausa dal tradizionale sbeffeggiamento di Apple e dei suoi prodotti, ci è parso davvero d’interesse quanto pubblicato da Brian Merchant nel suo libro The One Device: The secret history of the iPhone e ripreso da The Verge all’interno di un lungo estratto gentilmente pubblicato con l’approvazione dell’autore.

Dalle pagine presentate emerge infatti che la storia dell’iPhone è stata – come nel caso di ogni prodotto che abbia poi segnato la Storia – una miscellanea di avvenimenti, episodi ma soprattutto errori e scelte sbagliate o mancate. Un pot-pourri di stravaganze che ci raccontano ciò che è stato l’iPhone, ma soprattutto quello che sarebbe potuto essere.

Siete pronti per scoprire tutti gli aspetti più particolari della storia dell’iPhone?

Da Motorola all’autosufficienza

La musica può tutto, dicono in molti, persino realizzare i sogni più impossibili. Ed è anche il caso dell’iPhone, nato dalla passione per la musica di milioni di giovani acquirenti che, dal 2001 al 2004, avevano fatto incetta di iPod e registrato vendite insperate per la Apple.

Naturalmente, non è stato un processo rapido: l’iPod ha impiegato due anni per uscire dal guscio dell’esclusività – dettata dalle esigenze di controllo di Jobs tanto sul software che sull’hardware: iTunes, che allora era il cavallo da tiro di Apple tanto quanto lo fu l’Apple II nei primi anni di storia della società, era un’esclusiva per Mac.

storia dell'iphone
L’integrazione di iTunes sarebbe stato il principale marchio del futuro Motorola Rokr E1

Dopo due anni di sviluppo (segreto) di una versione per Windows del programma, ed altrettanto tempo per convincere Jobs a mollare la presa, iTunes arrivò anche su PC e l’iPod superò l’1% della quota di mercato statunitense fino a quel momento occupata. Giunti però al 2004, si comprese che fosse necessario puntare su una nuova, buona idea che potesse prendere il posto dell’iPod – che non sarebbe durato ancora a lungo.

Così nacque l’idea dell’iTunes-phone, meglio conosciuto come Motorola Rokr. Potrà sembrare strano che Steve Jobs potesse immaginare di realizzare uno smartphone – o, meglio, un cellulare – con una delle società che pochi anni dopo gli avrebbe fatto concorrenza servendo una bandiera avversaria, ma allora le cose erano davvero molto diverse rispetto ad oggi.

Android ed iOS erano ancora a divenire, e Jobs era amico di Ed Zaner, CEO di Motorola: nel 2003 Apple aveva progettato di acquisire la compagnia, ma fu ritenuto un affare troppo costoso; ciononostante, la reciproca simpatia e l’accordo raggiunto con il carrier virtuale Cingular spinsero Apple a dare il proprio benestare per la produzione del Motorola Rokr.

Rokring Phones

La storia dell’iPhone vede dunque in scena tre diversi attori: Motorola, Apple e iTunes. La prima si sarebbe occupata della sezione hardware – Jobs aveva particolarmente apprezzato il design del Motorola Razr – mentre Apple avrebbe dovuto darsi da fare sul piano software. iTunes sarebbe stato il vero protagonista del telefono: una versione dotata di antenna dell’iPod, ma non uguale ad un iPod.

Nonostante infatti il lettore multimediale di Apple fosse sul mercato da più di tre anni, i manager della società si rendevano conto che la produzione di uno smartphone iTunes-centrico avrebbe potuto cannibalizzare il mercato dell’iPod prima ancora che l’interesse generale nei suoi confronti fosse definitivamente calato. La strategia dunque era chiara: fornire un software interessante, ma non troppo – tale da spingere l’acquirente ad eseguire l’upgrade e comprare l’iPod.

Ma ancora più strano era l’atteggiamento di Jobs: odiava i telefoni cellulari, e la sua mania di controllo lo aveva quasi spinto a creare un carrier virtuale legato ad Apple (un MVNO) – ma i mancati accordi con l’operatore Verizon e l’insistenza di Cingular fecero fallire il progetto, forse sin troppo velleitario.

E gli intoppi erano solo agli inizi: il Motorola Rokr era un disastro. Sarebbe dovuto essere presentato nel 2005 – e così fu – insieme all’iPod Nano: i tempi di produzione estremamente stringenti (che si sarebbero ripetuti durante il processo di produzione dell’iPhone, rendendo la vita degli ingegneri Apple tanto dura da mandare a monte più di un matrimonio) lo trasformarono in un fallimento. Era lento, procedeva a scatti e durante la presentazione, nonostante fosse stato annunciato come “Il futuro dei telefoni cellulari”, fece una figura imbarazzante se confrontato con il fratello più piccolo e giovane dell’iPod.

Il primo ad esserne sorpreso fu lo stesso Jobs, che sicuramente non fu contento dalle reazioni della stampa – ironiche, sarcastiche e soprattutto critiche: era davvero quello mostrato sul palco il futuro che Apple stava progettando?

Il telefono venne comunque commercializzato, ma gli evidenti difetti tecnici – poteva caricare solamente 100 canzoni per via di limitazioni lato software, proprio come desiderato da Apple – e lo scarso appeal suscitato gli fecero registrare vendite molto basse.

L’iPod-smartphone

Fu così che, nel 2006, Apple arrivò a realizzare un centinaio di prototipi del proprio modello di telefono cellulare: niente più aziende esterne, ma pieno controllo del settore hardware proprio come avveniva per tutti gli altri prodotti fisici della società.

storia dell'iphoneQuanto emerge dal progetto realizzato per la registrazione del brevetto è eloquente (ma non è certamente il più strano): il primo iPod-smartphone era terribile forse tanto quanto il Motorola Rokr. A rendere frustrante l’esperienza utente non era il software, ma il perno stesso dell’intera struttura: una rotella touch – in copiacarbone dall’iPod – che (non) permetteva di gestire la tastiera, il dialer, le schermate di navigazione.

Se quel tipo di cursore poteva essere funzionale in una suite gestionale limitata come l’iPod, certamente non lo era per uno smartphone: dopo alcune settimane di testing frustrante, venne abbandonato a favore del touchscreen.

Come? Per scoprirlo, dovrete acquistare il libro – in inglese, ma disponibile alla consegna in Italia.

Ma la storia dell’iPhone ha visto ben altri fallimenti precederla: ecco QUI la lista dei peggiori prodotti Apple mai realizzati!

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