Tra l’AdBlocker su Chrome e le donazioni, la nuova strategia di Google sulle pubblicità

Le pubblicità invasive annoiano anche Google, che dopo più di dieci anni ha deciso di prendere provvedimenti

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Le pubblicità online sono sgradite a molti utenti, ma sono anche una grande fonte di guadagno per i publisher: per evitare un’escalation e dunque vedere i siti web ricorrere a misure sempre più drastiche per spezzare gli algoritmi delle tecnologie di ad-blocking, presto Google integrerà un AdBlocker su Google Chrome. La vera particolarità dell’AdBlocker di Chrome è data dalla sua natura, nè troppo drastica nell’azione di filtraggio nè svantaggiosa per gli editori, ma saprà al contempo accontentare quanti chiedono maggiore serenità durante la navigazione online.

Siete pronti per scoprire tutto quello che occorre sapere sull’AdBlocker su Chrome, e sulla nuova strategia di Google sulle pubblicità?

Il nuovo AdBlocker su Chrome aumenterà la sicurezza, ma non interromperà i guadagni per i publisher

La lotta sulle pubblicità online è da sempre argomento di scontro tra i guelfi ed i ghibellini dell’Internet: da una parte vi sono i legittimisti, ossia coloro che si rendono conto dell’inevitabile necessità delle pubblicità online nel supporto dell’economia degli editori e dei piccoli pubblicisti, mentre dall’altra troviamo i negazionisti o coloro che si oppongono caparbiamente ai banner invasivi e, più in generale, all’advertising online.

AdBlocker su Chrome
L’AdBlocker su Chrome sarà disponibile, presumibilmente, anche su Android

Esistono chiaramente delle vie d’incontro tra queste posizioni antitetiche, ed a quanto pare Google vorrebbe riassumerle con l’introduzione di un AdBlocker su Chrome che, secondo gli auspici, dovrebbe limitare la presenza di banner insidiosi per l’esperienza utente ed al contempo impedire che gli editor rimangano privi della principale fonte di guadagno. La notizia era già circolata durante l’aprile scorso, e veramente poche persone si sarebbero aspettate l’arrivo di una feature simile, già da tempo integrate in realtà come Firefox o Opera.

L’AdBlocker di Chrome non sarà feroce quanto di AdBlock, ma agirà come filtro intermedio sulla base delle linee-guida della Coalition for Better Ads, una coalizione digitale di publisher, editori e fornitori di pubblicità online – tra cui Google stesso – che ha stilato proprio qualche mese fa un elenco di pubblicità considerate “invasive dagli utenti, e che trova posto sotto la voce “Better Ads Standard“.

Si tratta del risultato di una ricerca che ha preso in considerazione le tipologie di advertising online considerate fastidiose per l’esperienza di navigazione per l’utente, e che spingono all’installazione di un AdBlocker; in particolare, su desktop sarebbero quantomeno sgradite le pubblicità:

  • Pop-up
  • Banner che si avviano automaticamente riproducendo in sottofondo un audio o brano musicale
  • Ingombranti pubblicità ancorate alla schermata
  • Banner interstiziali dotati di countdown

ma, in assoluto, le specie di pubblicità più fastidiose sono presenti su mobile.

Le pubblicità considerate “invasive” per l’esperienza utente da parte della Coalition for Better Ads

In aggiunta infatti ai tipi elencati per la versione desktop, su mobile i banner meno apprezzati sono:

  • A tuttoschermo
  • Dotati di animazioni luminose
  • Interstiziali
  • Con una densità superiore al 30% dello schermo

Stando dunque ai report del Wall Street Journal, Chrome non vieterà tutte le pubblicità ma solamente quelle incluse in queste categorie, decisamente le più fastidiose e dannose, anche in termini di sicurezza: quante volte siete stati sorpresi da una pubblicità pop-up che ha tentato di scaricare sul vostro device un malware o un file infetto?

In ogni caso, gli sviluppatori ed editori avranno circa sei mesi per adeguarsi prima che l’AdBlocker su Chrome diventi operativo: ad essere inclusi nel filtraggio delle pubblicità saranno anche i siti con una bassa reputazione o una densità massiccia di banner, ma coloro i quali si reputino ingiustamente danneggiati dall’attività del browser potranno segnalare il problema a Google.

Se non vuoi le pubblicità, c’è il Pass di Google

Ma tra le iniziative alternative di Google per armonizzare le esigenze degli editori e degli utenti in navigazione c’è anche Google Contributor/Funding Choices, una realtà a cui Google aveva tentato di dare vita nel 2016 ma che, dopo qualche mese, era stata smantellata e completamente ricostruita per il suo rilancio proprio quest’anno.

AdBlocker su Chrome
La nuova versione di Google Contributor

Il suo funzionamento è elementare: acquistando un Pass tramite il sito di Google Contributor, gli utenti avranno diritto ad accedere ad un numero di pagine web prive di pubblicità – sulla base del valore del proprio Pass. Se dunque ogni pagina priva di banner viene valutata all’incirca 0,01€, indicativamente con la spesa di 1€ l’utente potrà navigare su 100 pagine web – di siti e piattaforme affiliate a Google Contributor, naturalmente – completamente svuotate da banner pubblicitari.

Attualmente solo 12 siti aderiscono all’iniziativa, tra cui Business Insider – nella sua edizione britannica – ed Eurogamer, ma è possibile fare richiesta attraverso QUESTO form online; gli utenti che volessero aderire acquistando un Pass – i prezzi partono da 5$ – basterà accedere alla pagina dedicata.

Scopri QUI perchè invece la scelta di Telegram di eliminare ogni pubblicità dalla modalità Instant View è sostanzialmente sbagliata!

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Via Android Police Tech Crunch
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