#Applefun: se watchOS è terribile, Android Wear è inutile

Android Wear 2.0 sta perdendo la battaglia contro gli Apple Watch?

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Ha suscitato qualche sorriso, notevoli ghigni – ma solo di sfuggita – e tanta indifferenza la scaramuccia che ha avuto luogo tra Pavel Durov, il fondatore di Telegram e un utente Twitter qualche settimana fa: stando alle parole del miliardario russo, Telegram su watchOS sarebbe una pessima applicazione perchè lo stesso sistema operativo che si nasconde nell’Apple Watch di prima e seconda generazione è terribile. Non sappiamo se questo sia vero, ma pare che Durov abbia colpito nel segno, perlomeno in parte: alla sua domanda di fornire un esempio di un’app veloce e funzionale su watchOS, nessuno ha saputo rispondere. Ma ha senso uno scontro watchOS vs Android Wear?

Come sempre, la risposta a queste domande retoriche non si può tradurre in uno scontro frontale tra i due sistemi operativi – completamente differenti per natura – ma in un confronto tra risultati e percentuali relative alla distribuzione, alle prestazioni, al livello di soddisfazione dell’utenza.

Siete pronti per scoprire tutto ciò che occorre sapere dello scontro WatchOS vs Android Wear?

watchOS, la prova per cui anche al peggio esiste una fine

watchOS è il sistema operativo che qualsiasi utente iOS si troverà ad utilizzare nel momento della prima accensione del proprio Apple Watch: nonostante l’intuitività e la quasi estrema banalità dell’affermazione, occorre porla particolarmente in risalto perchè, a quanto pare, nemmeno Apple sapeva come muoversi o in quale modo implementare funzionalità all’interno di un SO mobile estremamente limitato, perlomeno sino alla sua seconda versione.

watchos vs android wear
watchOS è stato terribile, perlomeno sino alla terza edizione

Mentre watchOS 1.0 doveva ancora essere pulito dalla placenta – si tratta dei primi passi di Apple all’interno di un mondo completamente nuovo, quello dei dispositivi indossabili – e dunque non era imputabile di particolari mancanze, watchOS 2.0 aveva suscitato un grande pandemonio per via delle prestazioni deludenti, delle features aggiuntive da una parte cruciali per dare alle applicazioni una finalità che giustificasse la spesa costosa del dispositivo, ma dall’altra poco incisive nel bilancio finale. L’insoddisfazione data da watchOS e dalla sostanziale inutilità dell’Apple Watch è stata tale che Alex Hern aveva praticamente umiliato il dispositivo di Cupertino affermando, in un lungo articolo sul Guardian, che lo avrebbe sostituito con un vecchio orologio digitale Casio, tanto vecchio che non viene più nemmeno regalato nelle Uova di Pasqua.

watchOS 3 è stata una boccata d’ossigeno provvidenziale per lo smartwatch: le recensioni sono unanimi nell’affermare la bontà del software se paragonato ai precedenti, stigma che forse Apple ha scoperto il sentiero vergine per il tempio perduto degli indossabili. La stessa società ha utilizzato watchOS 2 come metro di paragone per valutare la rapidità di esecuzione del nuovo aggiornamento durante la sua presentazione, sintomo che ci porta a compiere una valutazione: che forse la differenza tra i sette secondi di caricamento richiesti da watchOS 2, e la quasi istantaneità di esecuzione offerta dall’ultimo update non fosse che il segnale più superficiale di un sistema operativo sostanzialmente terribile?

Android Wear 2.0, la soluzione giusta per il mercato sbagliato

L’epopea che contraddistingue Android Wear 2.0 – l’ultima versione disponibile dell’SO di Google per il mercato degli smartwatch – è simile a quella già vissuta da watchOS, con la differenza che sembra che Google abbia trovato la quadratura del cerchio con un aggiornamento di vantaggio rispetto al concorrente.

Se infatti Android Wear 2.0 è stato valutato molto positivamente è merito anche della versione del sistema operativo che l’ha preceduta, tanto semplice e basica da spingere l’utenza a dure riflessioni sul ruolo degli smartwatch e della loro effettiva utilità nell’ecosistema digitale. Dagli acquirenti ai produttori – non ultimo il CEO di Huawei, che pure è presente nel segmento di mercato con un proprio modello – tutti sono concordi nel riconoscere l’inefficacia degli smartwatch Android di colpire e condizionare il settore degli indossabili, le cui vendite registrano risultati positivi unicamente grazie agli smartband ed agli Apple Watch, la cui prima edizione, grazie ai prezzi ribassati per via del rilascio dei nuovi modelli, ha segnato un’impennata nelle vendite.

watchOS vs Android Wear
Android Wear: forse è tempo di una strategia comune

Le colpe di Android Wear sono state stigmatizzate dal nostro Direttore in un’edizione del Tecnologio, ma non si concentrano unicamente nelle tempistiche di rilascio decisamente superiori alle peggiori aspettative. Frammentazione del mercato (endemica a livello hardware tanto quanto a livello software, un risultato inattinto persino dal settore degli smartphone), incomunicabilità dettata da un marketing scadente frutto probabilmente di un sistema operativo altrettanto incapace di mettere in risalto le proprie caratteristiche migliori e confusione tra produttori e studi d’orologeria che porta alla sovrapposizione e successivamente alla confusione tra le marche, tutte colpe che potrebbero portare al soffocamento prematuro di un feto in evoluzione.

Se Google dorme, Apple ride

L’assenza di Google nel settore degli smartwatch è la causa della confusione che regna nel mercato? Non sappiamo se Android Police, per mano di uno dei suoi più noti redattori, abbia diagnosticato la giusta malattia che affligge il corpo degli smartwatch Android, ma sicuramente ha trovato l’elefante nel salotto.

Fenomenologicamente parlando, è curioso notare come l’assenza di un competitor sostanzialmente outsider nel mercato degli indossabili porti alla formazione degli stessi schemi di contrapposizione che poco meno di sette anni fa catalizzavano e monopolizzavano il settore degli smartphone. Apple e Samsung conservano il 66% delle vendite totali per ovvie ragioni: la prima offre un prodotto le cui caratteristiche esulano dal piano hardware o software, mentre la seconda è la più celebre, vecchia e simbolica casa produttrice di cellulari. L’acquirente medio, del tutto inconsapevole, si affida all’azienda che offre un livello di aspettative più stabile – chi non ha mai posseduto un dispositivo Samsung?

Sarà interessante, piuttosto, notare quali effetti produrrà l’arrivo di un eventuale Pixel Watch, sempre che Google non decida di concentrare i propri sforzi sulla seconda serie di Pixel Phone, glissando il 2017.

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