Non saranno i tassisti luddisti a fermare Uber in Italia, in un certo senso – Tecnologio

Iscriviti per ricevere una notifica ogni volta che pubblichiamo un articolo che non puoi davvero perderti! Disturbiamo poco, informiamo molto.

“Innovare non è riformare”

Edmond Burke, Lettera a un lord

Sono state spese molte parole, e tante tastiere sono state consumate, per presentare la vicenda di Uber in Italia, particolarmente complicata per via sia della molteplicità dei punti di vista, sia per via di un manicheismo di fondo che permea il pensiero (non politico, non economico ma generale) italiano che non prevede sfumature agli estremismi, specialmente negli ultimi tempi. Ciononostante, l’impressione generale è che Uber in Italia sia arrivata ad un punto di non-ritorno, un cul-de-sac dal quale non potrà che uscirne danneggiata o pesantemente ridimensionata.

Il Tribunale di Roma ha imposto il blocco di qualsiasi attività del servizio UberBLACK entro i prossimi 10 giorni, pena il pagamento di una penale di 10.000€ al giorno

L’ultima sentenza del Tribunale di Roma ha infatti imposto ad Uber Italia di interrompere entro 10 giorni il servizio UberBLACK, la versione più professionale tra le molteplici prestazioni fornite dalla società e che si allontana dal controverso UberPOP, dove praticamente ogni iscritto alla piattaforma era in grado di offrire passaggi a pagamento su prenotazione. Se da una parte le categorie dei tassisti festeggiano quest’ultimo chiodo piantato sulla bara sempre più solida di Uber in Italia, dall’altra l’azienda – colta completamente di sorpresa – avrebbe deciso di agire a livello legale sia governativo, nella speranza che si proceda con una regolamentazione più specifica e liberale del servizio di trasporto e chauffeur.

Non sarà l’opposizione, ma l’autocritica ad aiutare i tassisti a sopravvivere. Lo capiranno?

Per quanto può riguardarmi, l’eliminazione di Uber in Italia non mi ferisce, nè mi esalta: nonostante i tassisti non mi abbiano mai ispirato simpatia per via di vicissitudini sperimentate con il servizio nel corso degli anni (tutt’oggi preferisco servirmi delle auto blu, se possibile, che contrariamente al pensiero comune non costano più di una corsa in taxi), chi segue il canale Telegram del nostro sito o legge abitualmente le prime pagine della stampa estera di settore saprà quanto squallido e bieco possa essere il board di Uber. Non solo scandali sessuali, non solo le accuse di manipolazione dei propri autisti, non solo i software in grado di evitare le ispezioni delle autorità ma persino furti di brevetti e assente etica professionale – di cui ho già parlato – che spingono forzatamente a tifare per la parte avversaria, qualunque essa sia.

Il trasporto su gomma sta diventando sempre più fondamentale a causa del traffico caotico e dell’erosione dei posteggi in corso in tutte le principali metropoli italiane, ma le categorie di settore sembrano ignorare la pressante necessità di rinnovamento davanti alle nuove sfide di mercato

Ma il problema non è Uber, ma il servizio che l’azienda propone: le opposizioni alla società non sono state di carattere etico ma puramente economico da parte di una categoria imprenditoriale o comunque lavorativa accusata essa stessa di scarsa trasparenza, di corporativismo protezionista e di una violenza di settore non tanto differente da coloro che oggi si oppongono all’innovazione, di qualunque tipo e forma, in ben altri campi. Comuni e ministri non sono riusciti a riformare un servizio fondamentale come il trasporto con autista che in Italia, dove le città sono particolarmente caotiche e la lotta ambientalista al trasporto su gomma ha provocato l’erosione dei posteggi, è sempre più importante.

L’opposizione dei tassisti è dunque la rappresentazione di un sistema-paese che vive tra la burla e l’ostinata contrarietà alla riforma: non roboante, ma concreta ed efficace. Che la vicenda di Uber in Italia dia sostanzialmente ragione ai tassisti, è un caso: hanno dimostrato saggezza nell’evitare di scendere a compromessi con una società infida e tentacolare, ma c’è da chiedersi se non sia stato un effetto involontario del pensiero no pasdaràn che ha animato il dibattito nella categoria, o il frutto di un ragionamento.

Fino a quando i servizi di prenotazione di corse con autista potranno essere fermati?

Mi preme però compiere le dovute distinzioni: lo sfavore con cui guardo a questa sentenza non è lo stesso espresso da, per esempio, Gramellini sul Corriere; molte delle novità digitali che negli Stati Uniti hanno avuto tanto successo non sono ripetibili o immediatamente applicabili al caso italiano, ed il feticismo nei confronti di app e startup, specialmente se statunitensi, non deve offuscare le capacità di discernimento e ragionamento.

Cosa succederà quando Waymo arriverà in Italia? I tassisti prenderanno d’assalto le fabbriche e le navi da carico?

Il Sole 24 Ore afferma che il vero pericolo per i tassisti non saranno gli autisti a pagamento, ma le auto a guida automatica: cosa succederà dunque quando non più Uber, ma anche Lyft (che pure ha già ricevuto critiche simili a quelle subite da Uber, il che ci porta a chiederci se i difetti non siano dell’ex-startup americana ma dell’intero settore di trasporti via app) e Waymo arriveranno in Italia? Le catene di montaggio industriali, le navi da carico verranno prese d’assalto da appesantiti tassisti dal volto coperto, o finalmente si tenterà di riformare il proprio settore, magari adeguandosi ad un mercato sempre più fluido?

Ti è piaciuto? Allora condividi, commenta o semplicemente seguimi su Telegram o su Google+!

Fonte Econopoly Il Post Il Sole 24 Ore
Commenti

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. AcceptRead More

//