Le false recensioni gonfiano la valutazione di Facebook, Messenger, Skype, Instagram e WhatsApp (il cui nuovo Stato non piace)

I punteggi di Instagram, Facebook, Skype, WhatsApp e Messenger sarebbero gonfiati da false recensioni

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Recensioni gonfiate per Skype, Messenger, Instagram, Facebook e soprattutto WhatsApp: questa è la realtà delle ultime settimane, perlomeno stando ai risultati che App Annie mette a disposizione di ricercatori e sviluppatori. Le app sarebbero state invase su Google Play da migliaia di false recensioni miranti ad aumentare il punteggio; cattive notizie anche per WhatsApp il cui nuovo Stato, a quanto potrete notare, non è piaciuto proprio a nessuno.

Siete pronti per scoprire tutti i dettagli della nuova invasione di false recensioni su Skype, Instagram, WhatsApp, Facebook e Messenger?

Gonfiate le recensioni di Skype, Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp

I profili Google Play di Skype, Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp – tutte facenti parte del parco di app di proprietà della società di Menlo Park, più una della casa di Seattle – sono state invase da una serie di false recensioni miranti a gonfiarne la votazione all’interno dello store.

Abbiamo estratto le prove sfruttando App Annie, una piattaforma di analisi e tracking di applicazioni tra i vari market mobili, da Amazon all’App Store passando, appunto, per Google Play: andando a controllare le statistiche delle suddette applicazioni, non si noterà nulla di particolarmente bizzarro – le recensioni positive sopravanzano quelle negative così come accade da anni e praticamente in qualsiasi app della medesima categoria – fino a che non si provvederà a filtrare i risultati per una parola chiave completamente fuori contesto e che dunque non dovrebbe apparire tra le recensioni.

In particolare, eseguendo una ricerca filtrata per il termine “game” – a parte Messenger e Skype, grazie alla presenza di bot, nessuna delle tre altre applicazioni possiede o integra giochi che possano influire come metro di valutazione da parte dell’utenza – si potrà notare come nel 2017 tenda a comparire con una frequenza sospetta, e quasi allarmante. Skype poi presenta il report più bizzarro, in quanto, mentre negli anni precedenti i risultati non superano i 1.000 casi in totale, nel solo 2017 arriva a toccare quasi 5.000 recensioni positive. In particolare, il termine “game” viene menzionato (riferendoci ai risultati ottenuti a partire dal 1 gennaio 2017):

Facebook: 3.287 volte tra le recensioni a 5 stelle (solo 166 volte tra le recensioni ad 1 stella);

Messenger: 3.650 volte tra le recensioni a 5 stelle (solo 221 volte tra le recensioni ad 1 stella);

WhatsApp: 2.693 volte tra le recensioni a 5 stelle (solo 28 volte tra le recensioni ad 1 stella);

Instagram: 3.892 volte tra le recensioni a 5 stelle (solo 25 volte tra le recensioni ad 1 stella);

Skype: 4.396 volte tra le recensioni a 5 stelle (solo 9 volte tra le recensioni ad 1 stella).

Ciò che invece poi risulta ancora più bizzarro è la concentrazione di tali recensioni: non soltanto tendono a ripetersi nei contenuti e nella struttura (aumentando i sospetti di frode sulla natura reale dei profili che le hanno generate), ma in tutti e quattro i casi vedono accrescersi in numero a partire dalla seconda settimana di febbraio, per toccare il picco principale a marzo – tra le 800 e le 600 recensioni positive.

E la concorrenza? Se si trattasse di un fenomeno completamente indipendente da ogni strategia di business e crescita, si potrebbe supporre che anche applicazioni rivali abbiano ricevuto lo stesso trattamento: sorprendentemente (o forse no), non è così. La medesima ricerca – eseguita sia tra le app di tendenza nella categoria “Comunicazione” del Play Store, sia tra app affini – non ha prodotto risultati significativi. Allo – l’app di chat di Google – non supera le 100 recensioni positive in tutta la sua carriera, Telegram (che pure contiene gamesbot, e dunque si potrebbe trattare di una ricerca viziata) arriva solamente a 29, Line 144, Viber 27, WeChat 66. Solamente Snapchat lascia sollevare qualche sospetto con 544 recensioni positive, le quali però non presentano lo stesso schema distributivo ma si spalmano equamente in tutte le settimane degli ultimi tre mesi.

Quali conclusioni è possibile trarre da questa analisi? Principalmente, le recensioni false presentano una curiosa concentrazione unicamente nelle app di Menlo Park – insieme a Skype, mentre risultano assenti – o presenti in quantità di gran lunga minori – in tutti gli altri casi presi in considerazione. Non è nemmeno possibile citare l’introduzione dei gamesbot su piattaforme come Messenger e Skype, poichè questi risultavano presenti già nel 2016, mentre WhatsApp e Instagram non hanno mai avuto attività ludiche connesse.

L’identità tra i periodi di attività – tutte le false recensioni iniziano a comparire dalla seconda settimana di febbraio – insieme ai dati precedentemente esposti lasciano intuire che possano essere qualcosa di più di una semplice coincidenza, nonostante la metodologia da noi utilizzata non rispetti alcun criterio scientifico nè voglia assumere una dimensione universale. Ci preme solamente mettere in luce una singolarità che potrebbe essere più di un caso, e che rischia di danneggiare la reputazione delle app coinvolte oltre che il sistema di ranking del Play Store, già duramente colpito dalla piaga delle “fake reviews”.

Lo Stato di WhatsApp non piace

Sempre tramite App Annie abbiamo voluto verificare quale fosse stato il grado di apprezzamento nell’utenza nei confronti del nuovo Stato di WhatsApp.

No, il nuovo Stato di WhatsApp non piace

A sorpresa – o forse no – il nuovo Stato non sembra piacere alla maggioranza dei recensori di Google Play: una media di appena 2,0 tra le recensioni contenenti “status” al proprio interno – filtrate a partire dal 22 febbraio, data d’inizio del roll-out del nuovo Stato di WhatsApp – che si abbassa a 1,8 se la parola chiave viene modificata in “Storie” (poichè la feature viene paragonata alle Storie di Snapchat).

Ed in Italia? Ancora peggio: tutte le recensioni contenenti “Stato” viaggiano su una media di 1,8, con leggera tendenza al rialzo in seguito all’introduzione del vecchio Stato.

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