#Applefun: le tasse evase di Apple e Google, chi è più colpevole?

Google e Apple sono simili in un campo: l'evasione fiscale

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Apple e Google si differenziano sotto molti aspetti: le strategie di vendita, i prodotti di punta, la filosofia di base dell’azienda; da un punto di vista però si assomigliano tanto da meritare la gemellanza: l’evasione fiscale. Le tasse evase di Apple e Google rappresentano un problema spinoso per le autorità di tutto il mondo, visto che ogni anno decine di esperti, legali e commercialisti spendono le proprie giornate alla ricerca di cavilli burocratici che possano aiutarli a pagare il numero più basso possibile di imposte.

Dall’Italia all’Irlanda, passando per Giappone e Regno Unito, siete pronti per scoprire chi evade più tasse tra Google ed Apple?

Le tasse evase di Apple

L’Irlanda è un Paese amico delle multinazionali, e forse troppo

La nostra panoramica parte naturalmente dal principale indiziato di questa rubrica: il capitolo aperto sulle tasse evase di Apple rischierebbe di non chiudersi, perlomeno definitivamente, visto l’attuale processo in corso sulla strategia di evasione adottata in Europa attraverso il Cavallo di Troia più celebre, l’Irlanda. Dopo essersi dimostrata più che abile nell’arte dell’evasione, allo stesso tempo la società di Cupertino ha dato prova di possedere una certa dimestichezza anche nelle manovre evasive riuscendo a non pagare le tasse in Nuova Zelanda, nonostante i milioni di iPad, iPhone e dispositivi fissi e portatili venduti nel Paese.

Italia (318.000.000€)

Non è bastato affidarsi ad un pool di avvocati guidati dall’ex-ministro della Giustizia Paola Severino: Apple Italia è stata condannata a pagare l’intero ammontare della somma dovuta, circa 318 milioni di euro, allo Stato Italiano per non aver presentato la dichiarazione dei propri redditi per cinque annualità corrispondendo le entrare realizzate nella Penisola ad Apple International, con sede in Irlanda dove la tassazione è prossima allo zero ed arrivando all’evasione di quasi un miliardo di euro. Durante il processo, definito “estenuante” dagli inquirenti, erano stati emessi anche alcuni avvisi di garanzia a carico di Enzo Biagini, Mauro Cardaio e Michael O’Sullivan, rispettivamente direttore di Apple Italia, il suo direttore finanziario e il direttore di Apple International.

Irlanda (13.000.000.000€)

L’Irlanda parrebbe essere la spina nel fianco non soltanto dell’Italia, ma dell’intero sistema europeo e mondiale – come avrete modo di osservare proseguendo nella lettura – a causa di un sistema di tassazione terribilmente favorevole alle aziende straniere che vi operano. Non per nulla, come nota Il Sole 24 Ore, in Irlanda un impiegato su cinque nel settore privato lavora presso le multinazionali residenti e circa 5.500 persone sono stipendiate da Apple; ciò ha permesso alla società di godere di un vantaggiosissimo sistema fiscale che prevede di sottoporre il pagamento del 12,5% delle tasse versate ad una tariffa agevolata, mentre il rimanente viene attribuito ad una fittizia “sede centrale” – che si suddivide tra Apple Sales International e Apple Operations Europe – che non è obbligata a versare alcunchè all’erario. Nonostante questo regime fiscale sia stato abolito, le aziende potranno goderne ancora sino al 2020, ma i vantaggi permarranno – Apple Sales International ha pagato una quota che oscilla tra l’1% e lo 0,005%. È proprio in virtù delle ricadute sull’occupazione (che Tim Cook ha già minacciato, con successo) che l’Irlanda ha presentato ricorso contro la Commissione Europea che ha stabilito a 13 miliardi di euro la cifra da corrispondere alle casse irlandesi – che però potranno sfruttare il denaro solamente per abbassare il debito pubblico.

Giappone (105.000.000$)

Anche l’Asia subisce l’influsso Europeo: corrispondendo all’Irlanda la gran parte dei propri proventi, iTunes avrebbe potuto evitare di pagare milioni di tasse generate dal fatturato dello store online, e che ora dovranno essere restituite nella cifra di 105 milioni di dollari.

Australia

Non è stato ancora definito un ammontare della somma che la casa di Cupertino dovrà restituire allo Stato australiano, ma certamente Tim Cook non potrà cavarsela con un semplice rimprovero: in 10 anni Apple avrebbe evaso circa 9 miliardi di tasse, addebitando le spese di marketing, ricerca, produzione ed imprenditoriali alla propria sede irlandese. Uno scandalo che è stato immediatamente ribattezzato “iTax“.

Nuova Zelanda (350.000.000$)

Si trattano solamente di speculazioni riportate dal quotidiano locale New Zealand Herald’s ma, se i giudici riusciranno nell’impresa di convincere Apple al pagamento degli arretrati calcolari sui 4,2 miliardi di dollari di fatturato registrato negli ultimi anni, allora potranno incassare un assegno da 350 milioni di dollari. Apple, sempre derubricando i propri guadagni in Irlanda, avrebbe comunque versato 37 milioni di dollari, corrisposti però all’ufficio tasse australiano.

Le tasse evase di Google

No Taxes for Google?

Davanti all’abnorme ammontare delle tasse evase di Apple, non si creda che però Google non sia agevolata dai sistemi fiscali stranieri: stando infatti alle statistiche, la società di Mountain View rientra tra le cinque società statunitensi che mantengono la più alta quantità di denaro all’estero, favorita anch’essa dal sistema fiscale irlandese.

Italia (320.000.000€)

Ires, Irap, sanzioni varie ed eventuali: sono tutte le tasse che Google non avrebbe versato al temuto erario italiano e che ammonterebbero al 40% degli 800 milioni di imponibile registrato negli ultimi cinque anni, ossia 320 milioni di euro. La strategia è la medesima di tutto il mondo: Double Irish” and a “Dutch sandwich, ossia del doppio panino irlandese affiancato da un doppio olandese. Attribuendo i propri incassi e royalties a società olandesi, queste provvedono a rimbalzare i guadagni alla sede irlandese e poi a compagnie nelle Bermuda, dove naturalmente le aziende straniere non versano tasse.

Francia (1.600.000.000€)

Il costo dell’appetito di Google potrebbe rivelarsi caro in Francia: le autorità fiscali hanno infatti calcolato intorno a 1,6 miliardi di euro l’ammontare delle retribuzioni che la società di Mountain View dovrà versare. Sundar Pichai ha incontrato nel 2016 l’allora ministro delle Finanze Emmanuel Macron, ma nulla è trapelato.

Regno Unito (130.000.000€)

Pagare solamente 20,4 milioni di euro a fronte di 3,8 miliardi di entrate? Questa è la realtà nel Regno Unito, dove il sistema di applicazione delle tasse non è semplice quanto sembri, poichè deve essere regolato in base ai trattati siglati dall’Inghilterra con l’Irlanda nel corso della pluridecennale e tutt’altro che pacifica storia delle relazioni tra i due Paesi. Per ora, Google dovrà pagare 130 milioni di sterline di riparazione, ma probabilmente la storia non finisce qui.

Conclusioni

Le tasse evase di Apple superano di numero le tasse evase di Google? Non proprio: la società di Mountain View, nel solo 2016, avrebbe evitato di pagare circa 3,6 miliardi di euro in totale stando ad una ricerca di Fortune, che non raggiungono i 13 miliardi che Apple dovrà versare all’Irlanda ma che, d’altronde, corrispondono alle evasioni di un solo anno in tutto il mondo. La sostanziale differenza risiede nel prodotto venduto dalle società: Apple è principalmente un rivenditore di prodotti fisici, mentre Google basa gran parte delle entrate sulle pubblicità online, che non sono ancora incluse nei sistemi di tassazione di alcuni Paesi, o che risultano più difficili da inquadrare in un regime fiscale. Ma è probabile che il vento stia per cambiare: dopo l’ondata di introduzione delle Google Tax, un sistema di tassazione pensato proprio per società online, i governi stanno comprendendo le migliori modalità d’intervento.

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