Google DeepMind accusata di scarsa trasparenza nel trattamento dei dati clinici dei pazienti inglesi

Niente intelligenze artificiali assassine, questa volta, ma uno strano caso di dati e reni infiammati

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Che non sarebbe andato tutto per il meglio, lo intuivano in molti: e così, puntualmente, la previsione degli aùguri si è avverata nella forma delle critiche promosse da un gruppo di ricercatori inglesi contro l’accordo siglato nel 2015 da Google DeepMind – la sussidiaria di Alphabet dedicata allo sviluppo di intelligenze artificiali – ed il sistema sanitario nazionale inglese, il National Health Service.

Nello specifico, i ricercatori hanno accusato l’accordo di un vizio di fondo: non conterrebbe sufficienti precisazioni sulla destinazione dei dati sanitari dei cittadini inglesi, un argomento particolarmente sensibile – specialmente se trattato da una multinazionale statunitense come Google.

Siete pronti per conoscere i dettagli delle accuse a Google DeepMind?

Cosa dice l’accordo tra NHS e Google DeepMind

L’accordo tra Google DeepMind e il National Health Service è stato reso pubblico nel 2016 e, come tutti gli esperimenti, coinvolge sinora solo una piccola porzione del vasto bacino che comprende l’intera utenza della rete ospedaliera britannica.

Stream potrebbe in futuro salvare le vite di migliaia di pazienti – ma a quale prezzo?

La società di Mountain View e il NHS hanno deciso di unire le forze per sviluppare Stream, un’applicazione per medici e dottori connessa alle cartelle cliniche dei propri pazienti ed aggiornata periodicamente con esami, referti ed analisi per prevenire l’insorgere di insufficienza renale acuta, una malattia che colpisce circa 40.000 pazienti all’anno nella sola Inghilterra. Attualmente l’app è utilizzata da 26 medici e tiene sotto osservazione 11 persone, tutti collegati all’ospedale londinese NHS Royal Free. Naturalmente non si tratta che di una prova, da replicare su scala nazionale qualora i risultati si dimostrino soddisfacenti, non limitandosi all’insufficienza renale acuta ma ad una vasta serie di diagnosi.

Le accuse

Ma era prevedibile che un accordo di questo genere non sarebbe stato esente da critiche, specialmente per via della sensibilità dell’argomento trattato: è così che Julia Powles, un’accademica dell’Università di Cambridge, e Hal Hodson – giornalista presso New Scientists, la principale rivista di divulgazione scientifica generalista inglese (edita in Italia negli anni ’90 per la durata di qualche numero) – hanno pubblicato online un saggio in cui l’accordo viene definito “viziato“.

NHS Royal Free – Crediti: Daily Mail

Sostanzialmente i due autori accusano Google DeepMind di “scarsa trasparenzanel trattamento dei dati personali dei pazienti inglesi, i quali non possiedono nè rassicurazioni nè strumenti per capire dove ed in quale modo i propri dati vengano utilizzati. La risposta chiaramente non si è lasciata attendere: in un articolo pubblicato sul giornale Health and Technology, il NHS e Google DeepMind hanno dichiarato congiuntamente il saggio “pieno di errori fattuali e di analisi“, e dunque completamente errato. Le autorità inglesi affermano che in alcun modo i dati dei pazienti sono stati condivisi con Google per soddisfare una “strategia del profitto“, e che in ogni caso sono completamente protetti dal Data Protection Act.

Bisogna chiarire che, fino ad ora, il NHS ha sviluppato più di 1.400 accordi con altrettante società che prevedono la diffusione dei dati dei pazienti, ed allo stesso tempo DeepMind ha stilato ulteriori contratti con altri ospedali inglesi – e nessuno di questi è mai stato tanto criticato; ciononostante, non è mai stato specificato quanto DeepMind verrà pagata per la realizzazione dell’applicazione così come altri particolari di simili accordi. Google DeepMind tenterà di venire incontro alle richieste avanzate in tema di trasparenza e privacy, sviluppando un forum in cui gli utenti potranno porre domande in merito e realizzando uno strumento di tracciamento dei propri dati personali in campo medico. Allo stesso tempo, due autorità inglesi (l’Information Commissioner’s Office e il National Data Guardian) stanno ponendo sotto attenta revisione l’accordo stretto tra la società ed il NHS.

La verità, probabilmente, sta nel mezzo: come dice Nicola Perrin, direttore del più grande ente di ricerca medico, Wellcome Trust, sia Google DeepMind sia il Royal Free hanno commesso gravi errori nel metodo in cui hanno diffuso l’accordo e trattato i dati dei pazienti, ma non c’è dubbio che i vantaggi potrebbero essere decisamente superiori alle polemiche.

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Fonte The Verge BBC
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