Telegram è popolarissimo in Iran, ma chi lo usa rischia il carcere

L'applicazione è molto celebre in Iran, ma al contempo sta subendo un duro regime di censura

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Chi usa Telegram in Iran rischia il carcere: questa è la triste realtà per gli utenti Android ed iOS che vivono all’interno di un Paese che recentemente ha visto scomparire le realtà statunitensi dal proprio territorioApple in primis – e che ora non possono fare altro che accettare le nuove limitazioni imposte all’app dal governo in vista delle elezioni.

Siete pronti per scoprire tutti i dettagli della dura vita degli utenti Telegram in Iran?

Per essere popolari su Telegram in Iran occorre un permesso del governo

Volete essere popolari, gestire un canale Telegram in Iran da oltre 5.000 membri – traguardo più che portata, dato che la comunità iraniana di Telegram è la più numerosa al mondo – e diventare una web-star del vostro Paese? Allora dovrete inviare una domanda d’ammissibilità al governo, il quale potrebbe anche respingerla qualora i contenuti del canale venissero considerati “tendenziosi“, e dovrete anche accettare che un bot statale agisca quale co-amministratore del canale stesso.

Queste sono le assurde imposizioni che il governo islamista ed islamico iraniano, guidato dal moderato Rouhani, ha imposto all’app di messaggistica, specialmente in un momento delicato come la fase attuale, preparativa alle prossime elezioni. Telegram è infatti l’applicazione di messaggistica più popolare in Iran, Paese dal quale riceve circa il 25% dell’user-base totale; il segreto di tale successo risiede sia nella natura extra-statunitense del servizio (Telegram è formalmente un’azienda tedesca), fattore che lo rende indipendente dal regime di sanzioni vigente, sia nella scarsa tracciabilità dei canali Telegram, divenuti con il passare del tempo il più potente megafono contro la dittatura di fatto in vigore (alle ultime elezioni Rouhani era l’unico candidato).

No, Telegram in Iran non ha grande libertà

Ciò ha suscitato grande preoccupazione nelle autorità iraniane che, consapevoli del rischio, hanno approvato una dura e severa legislazione attraverso il Supremo Concilio del Cyberspazio da applicare ai gestori di canali Telegram che dovranno ora iscriversi ad un apposito registro qualora vogliano pubblicare contenuti e, nel caso in cui superino i 5.000 membri, sarà necessario che il governo possa controllare le pubblicazioni attraverso un bot inserito come amministratore e che la sua presenza venga approvata direttamente dal Ministero della Cultura e della Guida Islamica.

Ma chi usa Telegram in Iran rischia il carcere: non soltanto dunque gli amministratori dei canali, specialmente quelli che si dedicano alla politica (Alireza Rahmani, direttore delle pubbliche relazioni governative in una provincia iraniana, è stato arrestato nel novembre scorso per aver pubblicato nel proprio canale una petizione a favore dei diritti umani nel Paese), ma anche coloro che vengono menzionati nei canali stessi. La paura è tale che Fatemeh Jamalpur, giornalista iraniana ora residente negli USA (come riporta il Los Angeles Times), quando ancora risiedeva in patria controllava periodicamente i più popolari canali Telegram in Iran per assicurarsi che non avessero pubblicato suoi commenti su Facebook o Twitter.

Nonostante paia che il governo abbia già incarcerato numerosi amministratori di canali Telegram in Iran – così come riportato dal media conservatore locale Fars New Agency – tra cui gli oltre 32 catturati per aver diffuso “materiali immorali” arrestati nel gennaio scorso, Telegram non sembra essere in grado di fare granchè per i propri utenti. Oltre ad opporsi alla proposta del governo locale di spostare i server dell’app nei confini del Paese, sembra che tutti gli utenti – compreso Amir, fondatore del popolarissimo canale mamlekate, ad oggi preoccupato per il fato dei propri genitori e parenti ancora residenti in Iran – dovranno rassegnarsi ad utilizzare con grande apprensione il proprio social network preferito.

Leggi QUI come le app di messaggistica vengono censurate in Medio Oriente, Europa e non solo!

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Fonte Los Angeles Times
Via Telegram News
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