#Applefun: la storia di Apple vs Google, dalla collaborazione alla “guerra santa”

Come, quando e perchè Google e Apple hanno smesso di cooperare

Iscriviti per ricevere una notifica ogni volta che pubblichiamo un articolo che non puoi davvero perderti! Disturbiamo poco, informiamo molto.

La storia d’amore tra Steve Jobs e Google è stata solamente un grande abbaglio? Che due colossi dell’informatica non potessero crescere senza giungere a scontrarsi è quasi lapalissiano, ma nel 2005 – quando Google acquistò Android – nè Jobs nè i due fondatori della casa di Mountain View, Brin e Page, potevano sospettare che il loro rapporto si sarebbe deteriorato così velocemente, nè che Google vs Apple sarebbe diventato uno scontro più celebre ed attuale della guerra a distanza tra gli amici-nemici Jobs e Gates.

Siete pronti a scoprire la storia di accuse reciproche, scontri e tradimenti che si nasconde dietro la guerra Apple vs Google?

La regola dei tre

Mentre per molti l’interesse principale si focalizza sui momenti culminanti dello scontro Apple vs Google, riteniamo molto più opportuno riprenderne i prodromi già negli anni immediatamente successivi la fondazione della società di Mountain View, e precisamente nel 2001, quando Google non aveva che quattro anni e possedeva un fatturato di 50 milioni di dollari.

Brin, Page, Schmidt e Jobs

La maggior parte delle informazioni in nostro possesso provengono dal libro In the Plex di Steven Levy, il quale ha ricostruito analiticamente la storia della società, dai suoi primi passi sino alle controversie in Cina. Nei primi capitoli Levy descrive il rapporto tra Page e Brin da una parte, e Jobs dall’altra, alla pari della relazione che può esistere tra allievi e mentore: il fondatore di Apple, probabilmente rivedendo sè stesso negli animatori di una società che prometteva molto, decise di prenderli sotto la propria ala protettrice.

Tutto probabilmente dev’essere nato quando, nel 2000, Brin e Page setacciarono l’intera Silicon Valley alla ricerca di un CEO che potesse soddisfare le proprie aspettative imprenditoriali: tra i nomi presi in considerazione spuntano anche Jeff Bezos di Amazon e Andrew Grove, l’uomo dietro il successo di Intel – giusto per comprendere quali fossero le aspirazioni dei due giovani americani. Ma la figura a cui puntavano Brin e Page era Steve Jobs in persona. Naturalmente il fondatore di Apple, alla guida di una società da oltre 8 miliardi di dollari, non accettò di rinunciare al suo ruolo ma scelse di prendere sotto la propria ala i due giovani (e inesperti) affaristi.

Jobs was excited by the opportunity to hook up with a business whose activities were entirely complementary to Apple’s — there seemed to be no competitive overlap. […] There was so much overlap that it was almost as if Apple and Google were a single company.

La relazione tra le due società si fece sempre più stretta: Jobs convinse il proprio life coach Bill Campbell ad entrare nel team di Google, e nel 2006 permise ad Eric Schmidt – che era stato scelto come CEO di Google al suo posto, nel frattempo – di sedere nel board di Apple; quando Apple lanciò l’iPhone, Google fornì alla casa di Cupertino Google Maps, Google Search, GMail e tutti i prodotti lanciati sino a quel momento. Persino YouTube venne modificato per risultare compatibile con QuickTime, e le web app vennero ottimizzate per aggirare l’assenza di Adobe Flash Player su iOS – ricordiamo che lo stesso Jobs riteneva che le web app sarebbero state il futuro, e forse aveva ragione. Ma tutto stava per finire.

Il pomo della discordia

La domanda che molti allora si ponevano non riguardava se sarebbe o meno durata l’idilliaca relazione che legava le due società, ma quando questa si sarebbe spezzata: ad interrogarsi a riguardo non erano solamente investitori e manager di Wall Street, ma persino la FTC, che nel 2009 indicò come “anti-competitivala condivisione del board che Google ed Apple stavano tenendo.

Il successo dell’iPhone terrorizzò molti concorrenti

La presenza di Shmidt all’interno dell’assemblea decisionale di Apple era parsa inizialmente bizzarra, ma progressivamente il CEO di Google assunse le proporzioni del classico elefante nella stanza quando, nel 2008 – dopo che l’iPhone, contrariamente alle aspettative, divenne un best-seller sbaragliando la concorrenza – Google lanciò il T-Mobile G1 (conosciuto anche come HTC Dream), il primo smartphone Android. Molte fonti – compreso In the Plex – descrivono Steve Jobs come “sconvolto ed amareggiato” dalla scelta della casa di Mountain View di competere nello stesso spazio che avevano sino a quel momento condiviso, ma riteniamo si tratti di una storiografia per certi versi partigiana.

Se Jobs davvero non avesse mai supposto che l’acquisizione da parte di Google di Android avrebbe portato allo sviluppo di un sistema operativo concorrente, la Storia ci avrebbe allora consegnato una versione falsata del fondatore di Apple, rappresentato molto più furbo e privo di scrupoli di quanto non fosse veramente. È molto più probabile che non si aspettasse che Google si sarebbe ispirato così tanto all’iPhone per la produzione del primo modello della fortunata serie Android, specialmente dopo che iniziarono a circolare i primi prototipi dell’SO di Mountain View realizzati prima del lancio dell’iPhone, il cui sviluppo era iniziato nel più totale segreto nel 2004 – molto più simili al sistema operativo di BlackBerry che a quello di Apple.

[He felt] he had been betrayed by the two young men he had been attempting to mentor. He felt the trust between the two companies had been violated […] Not only did he believe that Google had performed a bait and switch on him, replacing a non-competing phone with one that was very much in the iPhone mode, but he also felt that Google had stolen Apple’s intellectual property.

Naturalmente Google non aveva intenzione nè di abbandonare il proprio punto d’osservazione privilegiato delle operazioni della concorrenza, nè di lasciare che Apple – o Oracle, o Palm – divorasse il nuovo mercato degli smartphone: per proseguire una simile strategia occorreva che le armi rimanessero nel fodero, per cui Schmidt continuò a ripetere che Google non intendeva rappresentare un concorrente alle attività di Apple.

“Fratelli coltelli”?

Dovette essere per questo motivo che la FTC lo costrinse ad abbandonare il seggio nel board: si temeva che Google ed Apple si sarebbero accordati per distribuirsi le quote di settore. Si trattava di una paura infondata: Schmidt intelligentemente sperava di riuscire ad anticipare le mosse della società (ormai) avversaria, ma così non fu perchè nel 2010, quando Google lanciava il suo primo smartphone e si poneva con decisione nel segmento, Apple stupì nuovamente presentando i nuovi iPad, del cui sviluppo Schmidt era stato debitamente tenuto all’oscuro.

Civil War

A quel punto, ormai, la guerra Apple vs Google era ormai aperta: nel 2009 Apple acquistò LaLa, uno store di musica online a cui Bage e Brin avevano fatto la corte per molto tempo, per poi chiuderlo l’anno dopo assorbendolo nell’iTunes Store; per vendetta, Google acquistò AdMob – compiendo probabilmente l’affare più remunerativo della loro carriera – costringendo Apple a comprare Quattro Wireless. Ormai si trattava di una guerra aperta, e le carte bollate non erano che il passo successivo.

We did not enter the search business. They entered the phone business. Make no mistake they want to kill the iPhone. We won’t let them. This “don’t be evil” mantra is bullshit.

Steve Jobs possedeva però il senso del limite, e sapeva che farsi prendere la mano avrebbe portato Apple all’implosione: niente motore di ricerca concorrente – d’altra parte, Google pagava già 100 milioni di dollari all’anno perchè negli iPhone Bing venisse mantenuto a distanza – ma piuttosto nuovi hardware innovativi. Così fu l’iPad, che probabilmente seppe sottrarre sufficiente concime ad Android da mandarne in putrefazione qualsiasi tentativo – ad oggi, i tablet Android sono considerati un segmento fallimentare. Ciò che probabilmente lo spinse ad avviare una vera e propria “guerra santa” contro Google, che secondo un’email inviata a 100 dirigenti nel 2010, avrebbe dovuto prendere luogo in ogni settore (dal cloud, al business, passando per il settore mobile e fisso), fu la campagna “don’t be evil“, che suonò come un motto ipocrita più che un impegno sincero.

Nel 2010 Apple fece causa ad HTC e Motorola – che fu più tardi acquisita da Google “per difendere Android” – mentre l’anno dopo fu il turno di Samsung, tutte per furto di brevetti. Google rispose nel 2010 con la realizzazione di una versione HTML5 di Google Voice che seppe aggirare il blocco all’app imposto nell’App Store, e che risultava pienamente compatibile con Safari. Ciò che rimane di Apple vs Google, è Storia.

Scopri QUI tutte le cose che Steve Jobs odiava, ma Apple ha fatto comunque!

Vorresti scrivere per AppElmo? Mettiti in gioco: stiamo cercando collaboratori! Scrivi a [email protected], e dai un’occhiata QUI per le modalità di contatto. Non essere timido!

Se non volete perdervi nè le prossime puntate di #Applefun nè gli altri articoli di AppElmo (e sappiamo che non volete), allora potete iscrivervi alla nostra newsletter inserendo il vostro indirizzo email nel form qui in basso (tranquilli, vi assicuriamo che non vi invieremo spazzatura o spam; in caso contrario, vi saremmo immensamente grati se ci segnalaste il problema).

Oppure potete seguirci sulla nostra pagina Facebook, sul nostro account Twitter, sulla nostra pagina Google Plus, sulla nostra rivista Flipboard e sul nostro canale Telegram oppure, in alternativa, potete sempre scaricare la nostra app da Google Play, cliccando QUI o sull’immagine nella sidebar! Grazie mille!

Commenti

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. AcceptRead More

//