Google Glass: cosa sono, perchè sono stati un flop e perchè potrebbero tornare

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I Google Glass sono stati probabilmente uno dei più clamorosi flop della società di Mountain View: dopo il fallimento del mercato consumer, la società ha trovato nuovi acquirenti nel settore aziendale e del business, con i Google Glass Enterprise Edition, ma non vi è dubbio che siano stati il Vietnam della società statunitense. Ciononostante siamo consapevoli che i Google Glass abbiano e continuino ancora oggi ad esercitare una forte attrattiva sugli utenti Android e di altri sistemi operativi, per cui una guida che ne illustri la storia, il funzionamento ed il possibile futuro di una simile tecnologia.

Siete pronti per scoprire cosa sono i Google Glass, perchè sono stati un flop e quali saranno gli sviluppi di tale tecnologia?

Un paio di occhiali, e nulla più? – Google Glass: cosa sono

I Google Glass erano, così come il nome suggerisce, occhiali: appartenenti alla categoria degli smart glasses, i Google Glass vennero prodotti in una sola variante, nonostante la società abbia diffuso numerosi prototipi di una seconda edizione aggiornata – una delle quali venne anche venduta su eBay da una compagnia di San Diego.

I Google Glass vennero prodotti in differenti modelli. Forse.

La struttura è resistente e flessibile, con naselli regolabili e cinque colorazioni: l’elemento principale dei Google Glass, ciò che rende quest’oggetto così speciale è il vetrino presente su un lato degli occhiali – spostabile a discrezione dell’utente – che altro non è se non un display che consente di visualizzare applicazioni, video e contenuti multimediali come se fossero proiettati da una televisione da 25 pollici ad una distanza di due metri, secondo le indicazioni di Google.

Le specifiche si completavano con una fotocamera da 5MP capace di registrare video ad una risoluzione di 720p, connettività Wi-Fi e Bluetooth, un touchpad posizionato sul lato destro e 16GB di memoria interna, di cui solamente 12 sfruttabili dal possessore ma sincronizzati con il Google Cloud Storage. Naturalmente la principale feature era data dalla possibilità di eseguire i comandi vocali tramite la keyword “OK Glass” – similmente a “OK Google“, dato che il software di riconoscimento rimaneva Google Now – e le app per il riconoscimento facciale.

Nonostante i Google Glass fossero compatibili con Android ed iOS, al loro interno le app venivano gestite da un sistema operativo proprietario della piattaforma, Glass OS: questa fu una delle tante limitazioni dei Google Glass, i quali non poterono mai disporre del vasto catalogo di applicazioni di Android ma solamente di pochi porting e di alcune Google App ufficiali, come Hangouts e l’app companion My Glass.

Dalle stelle alla doccia – Google Glass: la storia del flop

Di Google Glass se ne parlava già da tempo nei laboratori di Mountain View, ma i primi prototipi funzionanti vennero realizzati unicamente nel 2012: nell’aprile dello stesso anno, prima della presentazione ufficiale degli smart glasses al mondo, venne rilasciato un breve trailer dell’allora denominato Project Glass – così come tutti i progetti sperimentali della compagnia, anche i Google Glass facevano parte del Google X Labs, la sezione dedicata allo sviluppo di prototipi – che mostrava una ragazza sfruttare i Google Glass come centro di riproduzione multimediale e polifunzionale, al posto del proprio smartphone. Un progetto innovativo che centrò la curiosità degli utenti, e le cose andarono ancora meglio durante la presentazione ufficiale al successivo Google I/O.

Durante infatti uno dei keynote – le conferenze che vengono ospitate sul palco del Moscone Center, il centro congressi dal quale solitamente Google mostra ai propri follower le novità che verranno lanciate l’anno successivo – dedicati a Google+ Vic Gundotra, uno dei top manager della società, venne interrotto a sua insaputa da un video, proiettato nello schermo alle sue spalle, di due paracadutisti i quali, riprendendo tramite i Google Glass che indossavano la scena di un atterraggio, mostravano in diretta agli spettatori il proprio arrivo; una presentazione decisamente fuori dalle righe, tanto stravagante che il pubblico rimase ancora più meravigliato ed estasiato dall’impegno che Mountain View stava profondendo nei Google Glass.

Robert Scoble

Gli anni successivi furono costellati da apparizioni volte ad aumentare la fama degli occhiali intelligenti: una prima comparsata alla Fashion Week di New York nel 2012, proprio durante uno show Diane von Furstenberg, mostrarono le potenzialità dei Google Glass quale strumento di ripresa comodo e di facile portata; successivamente alcuni entusiasti aderenti al progetto Explorer – i pionieri di questa tecnologia, i primi alpha-tester dei Google Glass Explorer Edition – continuarono ad aumentarne la fama come Robert Scoble, il quale pubblicò una propria immagine sotto la doccia per dimostrare che gli occhiali fossero anche impermeabili.

Nel 2014 Google aprì il progetto Explorer a tutti gli acquirenti USA che avessero desiderato comprare un paio di Google Glass tramite lo store ufficiale al folle prezzo di 1.500$ (IVA esclusa): fu in quell’anno che si diffuse la nuova netiquette per utenti Google Glass – l’idea di camminare lungo le strade principali della città ed essere consci che qualcuno, tra la folla, avrebbe potuto utilizzare un paio di occhiali intelligenti per filmare e fotografare chiunque volesse non deve essere risultata simpatica al grande pubblico – così come il termine Glasshole.

La parola, derivante dall’insulto “asshole“, in un primo momento designò solamente coloro che ne facevano un uso non accettabile socialmente, poi tutti i possessori di Google Glass. Il costo esorbitante – tre anni dopo il primo rilascio continuava ad aggirarsi attorno ai 1.000$, nonostante uno store a Londra avesse aperto le porte al mercato europeo – le politiche restrittive di Google sulla pubblicazione di nuove app per Glass OS (comprensibilmente vennero vietate app per il riconoscimento facciale e applicazioni pornografiche) e la limitata reperibilità li resero uno status symbol odioso.

I “mono-glasses”

Nel 2014 Google si alleò con Luxottica, la società italo-francese guidata da Leonardo Del Vecchio, per l’implementazione dei Google Glass anche in modelli commerciali e di grido, ma sfortunatamente nessun progresso effettivo fu fatto: nonostante alcuni improbabili concept – tra cui un monocolo smart – nel 2016 Google chiuse definitivamente il progetto Explorer, mantenendo comunque aperta la possibilità di un suo futuro ritorno.

Nel 2017 Google ha comunicato di aver nuovamente avviato la produzione dei Google Glass nella versione Enterprise Edition: Wi-Fi potenziato, una fotocamera da 8MPixel, nuovo processore; nonostante i comunicati dell’azienda, le vendite sembrano essere circospette a qualche centinaio di unità, molte delle quali in prova.

Spectacles, ma non solo – Google Glass: eredità e futuro

Che cosa rimane dei Google Glass? Gli occhiali intelligenti di Google hanno certamente contribuito ad aumentare l’attenzione del grande pubblico sulle potenzialità che gli smart glasses possono dimostrare – gli usi nella socialità, nel sistema educativo e sanitario sono stati più volte sottolineati da associazioni di settore – ma allo stesso tempo hanno anche corroborato la diffidenza che i casual user, ossia coloro che fanno un uso limitato della tecnologia, percepiscono verso un possibile strumento invasivo per la propria privacy.

Gli Snapchat Spectacles saranno davvero meno inquietanti?

Terminato il grande boom dei social network, la società si è ripiegata su sè stessa, producendo una vistosa contraddizione tra maggiori esigenze di rispetto del proprio diritto alla privacy ed una crescente necessità di apparire, tramite fotografie, video o GIF, nelle prime pagine dei news feed delle principali piattaforme di condivisione pubblica.

Naturalmente i Google Glass non sono stati gli unici occhiali intelligenti mai prodotti: hanno suscitato notevole interesse gli Snapchat Spectacles, un paio di occhiali realizzati in edizione limitata dalla società Snap Inc (proprietaria, evidentemente, dell’app Snapchat) che consentono di realizzare brevi filmati di pochi secondi da condividere sulla relativa applicazione. Di costo notevolmente inferiore (solo 129$, contro gli oltre 1.000$ del primo modello di Google Glass), più colorati e divertenti oltre che di stile – lo stesso CEO di Snapchat li considera più un “giocattolo” che una nuova frontiera della tecnologia – e capaci di lasciare intendere all’utente quando questi viene ripreso (le spie presenti sugli occhiali si accendono), risolvono gran parte dei problemi degli occhiali di Google.

La concorrenza, in ogni caso, non possiede nè la voglia nè le capacità di costruire un sistema operativo che consenta lo sviluppo di applicazioni per un sistema di realtà aumentata tramite smart glasses, limitandosi alla produzione di modelli dedicati al fitness o al mondo del business, integrando vari comandi tra le componenti della struttura (auricolari, cardiofrequenzimetri…) ma nulla di particolarmente avanzato.

A metà del 2016 venne diffusa una copia dei Google Glass Enterprise Edition: sia Google che, probabilmente, Sony (che iniziò lo sviluppo di un modello proprietario senza mai portarlo a termine) potrebbero semplicemente essere in attesa che Snapchat rilanci la nuova-vecchia moda, pronti per aggredire il mercato con prodotti meno inquietanti e più user-friendly. Nel frattempo, i Google Glass vengono utilizzati dai piloti Ryanair e dagli atleti olimpici, dimostrando che la loro utilità non è mai venuta meno.

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