I 6 parametri da considerare per scegliere correttamente un servizio cloud

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Mentre un servizio cloud può risultare un’opzione per un utente Windows – che dispone del valido supporto degli hard-disk esterni nonchè di una serie decisamente più ampia di accessori per l’archiviazione di massa – per un utente Android assume i contorni di una necessità improrogabile, specialmente per coloro che non dispongono di uno smartphone dotato di slot per schede SD e la cui memoria interna deve suddividersi tra app, giochi, file multimediali ed aggiornamenti di sistema.

Scegliere un servizio cloud non è semplice, per via della complessità dell’argomento che spesso gli utenti tendono a semplificare sino all’estremo, tenendo in considerazione unicamente il rapporto spazio di archiviazione/prezzo senza preoccuparsi della sicurezza dei propri dati o della facilità di accesso degli stessi su altre piattaforme.

In questa serie di suggerimenti non vi mostreremo i migliori servizi cloud, ma vi forniremo gli strumenti critici necessari per scoprire quale sia il servizio cloud che faccia al caso vostro e delle vostre esigenze. Siete pronti?

#1 – Sicurezza

La sicurezza di un servizio cloud dovrebbe essere il primo parametro di selezione con la quale eseguire una prima scrematura dei potenziali candidati all’acquisizione e salvataggio dei propri dati personali.

Data Storage Concept Illustration
Un utente PC possiede gli hard disk, un utente Android si può affidare al cloud

Ogni servizio cloud infatti deve disporre di server protetti che permettano di mantenere hacker e malintenzionati informatici lontani dai dati privati di qualsiasi utente: non devono dunque limitarsi ad una semplice crittografia dei file, ma anche provvedere a mettere a disposizione connessioni sicure (HTTPS) per l’upload ed il download dei contenuti, i quali così facendo non potranno essere intercettati attraverso un attacco man-in-the-middle. Solitamente informazioni di questo genere possono essere trovate direttamente nelle FAQ di qualsiasi servizio cloudDropbox riporta nel dettaglio tutti i passaggi applicati a ciascun file per aumentarne il livello di protezione, Google Drive si limita a citare la sicurezza dei propri server mentre OneDrive offre unicamente un certo grado di difesa durante i trasferimenti dei dati grazie ai certificati SSL. Ciononostante, vi possiamo rassicurare: mentre Google Drive offre un livello di crittografia leggermente inferiore alla concorrenza (AES 128-bit), OneDrive, Box e DropBox si attestano sugli standard qualitativi più alti (AES 256-bit).

Oltre al livello di crittografia applicato nativamente dal servizio cloud, occorre considerare il grado di robustezza del proprio account: se la password associata al proprio profilo si costituisce di poche lettere in un prevedibile ordine di successione, per un hacker risulterà molto più semplice eseguire l’intrusione dalla porta principale piuttosto che dal muro o dalla finestra.

#2 – Spazio di archiviazione e costi di mantenimento

Lo spazio di archiviazione non è mai sufficiente: fotografie, video e documenti tendono ad archiviarsi all’interno di schede SD e chiavette USB OTG e solamente un servizio cloud è in grado di fornire ordine e ripartizione tra i contenuti progressivamente – e spesso automaticamente, grazie alle modalità di backup – caricati al suo interno.

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Prima di scegliere un servizio cloud, controllate i costi ed i servizi offerti

Un servizio cloud solitamente offre piani gratuiti – che constano in pochi GB, se escludiamo piattaforme anomale come Mega che invece mette a disposizione 50GB sin dalla prima iscrizione – che possono essere integrati tramite promozioni ed affiliazioni con società esterne o interne: gli acquirenti di smartphone HTC hanno spesso potuto godere di promozioni legate all’ampliamento gratuito dello spazio di archiviazione di Google Drive, mentre Microsoft offre a tutti gli utenti in possesso di un account Office 365 ben 1TB di spazio su OneDrive.

Se poi non riuscirete ad ottenere spazio gratuito sufficiente per le vostre necessità, vi occorrerà allora provvedere a sottoscrivere un piano a pagamento: Google Drive offre a 9,99€ al mese 1TB di spazio di archiviazione, ma un servizio meno conosciuto come pCloud arriva a rilanciare con il doppio dei Terabyte (2TB) ad un prezzo addirittura inferiore (7,99€/mese). Le spiegazioni di tali variazioni sono molteplici: da una parte alcune società di cloud esordienti cercano di attirare clientela con offerte invitanti, mentre dall’altra ad un costo inferiore potrebbe corrispondere un numero altrettanto basso di servizi accessori collegati – continuate nella lettura per scoprire di cosa stiamo parlando.

#3 – TOS

I TOS – o Terms Of Services – rappresentano i termini attraverso i quali un servizio cloud provvede mette a disposizione il proprio spazio di archiviazione ad ogni utente decida di servirsene.

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Avete mai letto i TOS di OneDrive?

A volte consultati, raramente contestati, molto più spesso ignorati, i TOS rappresentano nei fatti lo specchio sull’anima di una piattaforma di salvataggio e download di dati; anche un solo paragrafo può risultare decisivo nella scelta di un servizio cloud poichè al suo interno potrebbe essere specificata la metodologia d’approccio nei confronti di un utente sospettato di pirateria o che abbia in qualche modo violato i TOS stessi, o la giurisdizione sotto la quale si trovano i server ospitanti e che dunque devono rispondere ad un particolare sistema di leggi variabile da regione a regione. Vi indichiamo un collegamento ai più importanti:

#4 – Privacy

Nonostante la privacy dei dati di un utente possa ricadere all’interno del segmento “Sicurezza“, nei fatti rappresenta un argomento completamente differente di trattazione in quanto scollegato da sistemi di crittografia e certificati SSL.

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Avete mai sentito parlare di Tresorit – Foto: Crackberry

Un servizio cloud offre un adeguato livello di privacy quando:

  • i dati archiviati non possono essere visualizzati o modificati da qualsiasi impiegato della società di clouding, ma solamente in rari e specifici casi descritti nei TOS del servizio;
  • le agenzie nazionali di informazione segreta degli stati in cui l’azienda possiede la propria sede legale non hanno accesso ai dati nè questo può essere forzatamente concesso – negli USA, per effetto del Patriot Act, tutti i sistemi di gestione di dati online devono fornire qualsiasi dato relativo ad un utente se richiesti;
  • il servizio cloud non interrompe il servizio – eliminando o sospendendo permanentemente l’account – senza informare preventivamente l’utente per via di una POSSIBILE violazione dei Termini di servizio (Dropbox, per esempio, qualora rilevi che un file archiviato condiviso appartenga ad una black list di contenuti registrati, provvederà a disabilitare il link di accesso ma non l’account nè tantomeno il file stesso – cliccate QUI per maggiori informazioni).

Se state veramente cercando un servizio cloud affidabile sia a livello di crittografia dei file sia sul piano della privacy, vi consigliamo di dare un’occhiata a Tresorit, il quale offre uno dei più alti apparati crittografici possibili e accumula i propri server nel territorio dell’Unione Europea, mentre la sede legale è posta in Svizzera.

#5 – Reputazione

Affidereste l’archiviazione dei vostri dati ad un servizio cloud a rischio chiusura? Naturalmente no. Vi fidereste nell’archiviare file, immagini e video personali all’interno di una piattaforma gestita da una società sospettata di collaborare con il governo cinese? Certo che no.

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No, Mega non è il servizio cloud più affidabile

Eppure è quanto abitualmente accade quando un utente decide di sottoscrivere un account Mega o CM Cloud: mentre il primo è di proprietà del famigerato Kim Dotcom – il fondatore della defunta piattaforma di condivisione pirata di film e video Megaupload ed attualmente ricercato negli USA ed in Cina – che ha consigliato più di una volta ai propri utenti di mantenere un backup dei file salvati nel servizio cloud (?) poichè potrebbe cessare i propri servizi in qualsiasi momento, il secondo è di proprietà di Cheetah Mobile, di cui abbiamo già parlato a sufficienza.

Prima dunque di sottoscrivere un piano di archiviazione – gratuito o a pagamento che sia – vi consigliamo di eseguire una breve ricerca per informarvi sulla reputazione di coloro ai quali state per affidare le foto osè della vostra ragazza.

#6 – Supporto e integrazione

Infine, l’ultimo criterio di selezione di un servizio cloud riguarda il supporto che una piattaforma provvede a fornire per di sistemi operativi e accessori differenti.

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Una buona app di servizi cloud offre un’interfaccia intuitiva!

Se infatti un servizio cloud non dispone di un’app per Android ma unicamente di client Mac OS e iOS, questi diventa improvvisamente inutile quand’anche offra tra i più convenienti piani di archiviazione. Al contempo un’app terribilmente progettata o con evidenti limitazioni – sapevate che l’app di Amazon Drive non supporta la visualizzazione e gestione di documenti? – può costituire l’anticamera di un rapporto infernale ed odioso con un sistema conveniente ma scomodo da utilizzare.

La sottoscrizione di un piano gratuito, ed un breve periodo di prova del servizio cloud è sempre consigliata per scoprire il livello di gradimento di una piattaforma non soltanto sul piano tecnico ma anche dei propri gusti personali.

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