Perchè non dovreste utilizzare Amazon Drive

Amazon Cloud, anche conosciuto come Amazon Drive potrebbe sembrare un ottimo servizio di condivisione ed archiviazione di immagini, video e file che potrebbero altrimenti occupare indebitamente la memoria del proprio smartphone.

Gestita da un grande provider di servizi collegati alle connessioni ed alla rete Internet – basti pensare all’influenza dell’Amazon Cloud Services, che copre una fetta di mercato superiore al 40% – che può vantare una grande solidità e relativamente pochi, se non sconosciuti ai più, scandali legati alla privacy, Amazon Drive è un servizio anche economico per via delle offerte recentemente lanciate a tutti i clienti Amazon Prime e non solo. Dunque, perchè bisognerebbe evitare Amazon Drive ed i suoi problemi alla privacy?

Le ragioni non sono molte, effettivamente, ma tutte condensate all’interno di un’unica pagina web ospitata sul sito di Amazon e che raccoglie una serie di note e disposizioni di utilizzo del servizio che a molti utenti già non piacque nel momento in cui, nel 2011, il servizio divenne liberamente accessibile.

Siete ponti per scoprire i problemi di privacy di Amazon Drive, e perchè non dovreste utilizzarlo?

Amazon, Amazon never changes

Il polverone sollevato qualche tempo fa dallo scandalo che ha coinvolto Evernote – popolare app di raccolta note ed appunti – che, in occasione del lancio del proprio servizio di machine learning, avrebbe voluto modificare la privacy policy per conferire ai propri dipendenti (non tutti, naturalmente) la possibilità di accedere ai file dell’utenza (salvo poi ritrattare constatando le proteste ricevute), ci ha spinto a considerare quali altri servizi di archiviazione o salvataggio cloud avrebbero potuto e meritato ricevere un altrettanto forte segnale di indipendenza da parte della propria utenza.

Una pioggia di dati, ma quanti di questi sono sicuri su Amazon Drive?

Il caso di Amazon Drive è emblematico: scarsamente considerato nel momento della scelta del proprio servizio cloud a causa della popolarità minore contro servizi decisamente più gettonati – Dropbox, OneDrive, Google Drive – Amazon Drive ha lanciato all’inizio dell’anno una promozione vantaggiosa per qualsiasi tipologia di utenza. Per soli 70€ all’anno è possibile ottenere spazio di archiviazione illimitato, un servizio che decisamente polverizza le offerte della concorrenza che non possiedono convenzioni tanto vantaggiose nè spazi di archiviazione senza virtualmente limiti.

I più attenti però si saranno interrogati domandandosi di quale merce di scambio ulteriore Amazon potrà servirsi per bilanciare l’eventuale perdita data da un pagamento annuo decisamente inferiore a quelle che potrebbero essere le spese per il mantenimento di server virtualmente illimitati. La risposta naturalmente è solamente una: informazioni e meta data. Andando a visionare le Condizioni generali d’uso di Amazon Drive è possibile notare come:

Amazon si riserva la facoltà di utilizzare, accedere e conservare i Tuoi File al fine di fornire il Servizio e rispettare i termini del Contratto, e autorizzi Amazon a fare ciò. Le suddette autorizzazioni includono, a titolo di esempio, il diritto di copiare i Tuoi File per scopi di backup, di modificare i Tuoi File per consentire l’accesso in diversi formati, di utilizzare informazioni sui Tuoi File al fine di organizzarli per tuo conto e di accedere ai Tuoi File per fornire supporto tecnico.

Una descrizione sinistra che Amazon fornisce dei dati raccolti ma che potrebbero rientrare all’interno dello specchio di funzionalità concesse da un utente ad un servizio cloud, indipendentemente dalla fonte. Ciò che più preoccupa riguardo Amazon Drive riguarda il servizio stesso e le modalità di protezione della privacy dei propri dati.

Nessuna crittografia su Amazon Drive, a meno che l’utente non provveda da sé

Amazon Drive non offre infatti alcun sistema di crittografia dei dati salvati al suo interno, il che presuppone che il livello di protezione a loro concesso sia debitamente inferiore rispetto a quanto, per esempio, operato da Dropbox che invece può vantare una crittografia Advanced Encryption Standard (AES) a 256 bit oltre ad una serie di ulteriori misure precauzionali per proteggere il passaggio dei file salvati dall’applicazione ai server Dropbox. All’interno di una società globale e soprattutto esposta continuamente ai rischi di attacchi hacker – è notizia recente che Yahoo abbia subito due attacchi nell’arco di un anno e che questi abbiano portato al furto di 1,5 miliardi di credenziali d’accesso rivendute sul mercato nero per oltre 200.000$ – la mancata protezione non è giustificabile nemmeno dalla disponibilità di uno spazio di archiviazione illimitato.

Ma non solo: prendendo ancora ad esempio un ipotetico confronto tra Amazon Drive e Dropbox, anche la politica di approccio nei confronti di file non autorizzati alla condivisione o solamente alla sua archiviazione varia sensibilmente. Qualora infatti un utente Amazon Drive salvasse, volontariamente o attraverso un backup automatico, un file video o musicale di cui non possa provare l’acquisto – per ragioni che non coinvolgono unicamente la pirateria, che condanniamo in ogni sua forma – la società si ritiene autorizzata a disattivare l’intero account impedendo l’accesso a qualsiasi file archiviato al suo interno (fatto accaduto più volte).

Politica non seguita da Dropbox, il quale provvederà ad intervenire unicamente nel caso in cui l’utente condivida il file: in tal caso il servizio automatico di ricerca confronterà il file con una lista nera di elementi non condivisibili per ragioni di copyright e, nel caso in cui questo vi rientri, il link di condivisione sarà disabilitato – il file, invece, rimarrà dov’è.

In definitiva, non è necessario che siate hacker o abituali pirati informatici, ma sarà sufficiente sapere che solamente le politiche della privacy dell’Unione Europea hanno potuto disabilitare alcune tra le più intrusive tra le clausole della privacy policy di Amazon Drive contenute nella sua edizione americana, a spingere qualsiasi utente a selezionare un provider cloud migliore. E magari crittografato.

La privacy ti preoccupa? Allora scopri QUI quali sono le migliori strategie per proteggere la propria privacy online!

Vorresti scrivere per AppElmo? Mettiti in gioco: stiamo cercando collaboratori! Scrivi a myjob@appelmo.com, e dai un’occhiata QUI per le modalità di contatto. Non essere timido!

Se non volete perdervi nè le prossime News nè gli altri articoli di AppElmo (e sappiamo che non volete), allora potete iscrivervi alla nostra newsletter inserendo il vostro indirizzo email nel form qui in basso (tranquilli, vi assicuriamo che non vi invieremo spazzatura o spam; in caso contrario, vi saremmo immensamente grati se ci segnalaste il problema).

Oppure potete seguirci sulla nostra pagina Facebook, sul nostro account Twitter, sulla nostra pagina Google Plus e sul nostro canale Telegram oppure, in alternativa, potete sempre scaricare la nostra app da Google Play, cliccando QUI o sull’immagine nella sidebar! Grazie mille!

Amazon Drive
Commenti (0)
Aggiungi commento