Quando Facebook mandava in crash la propria app per testare la fiducia degli utenti

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Cosa sareste disposti a fare per il vostro sviluppatore o software house preferita? A metà strada tra l’incipit di un film dell’orrore e una domanda di routine del tirocinio di uno psichiatra della Silicon Valley, questa frase ha guidato il reparto di testing dell’app di Facebook per diverse settimane, le quali hanno visto l’interfaccia mobile del social network subire una serie di interruzioni totalmente volontarie al fine di testare la fedeltà degli utenti nei confronti della propria app preferita.

Siete pronti per scoprire tutti i dettagli di questa bizzarra storia?

Sareste disposti a soffrire per Facebook? Forse no

Un servizio di social networking che riesce a distinguersi sul mercato è in grado di mantenere una posizione dominante nella nicchia sociale ricavata dal proprio successo: il caso di Facebook è quantomeno significativo, dato che non soltanto si è trattato del più grande e duraturo progetto sociale mai lanciato, ma ha raggiunto una fama (dato che però non è assimilabile al concetto di autorevolezza) tale per cui difficilmente qualsiasi altro prodotto potrebbe prenderne il posto.

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La popolarità dei social network

Questo lo sa bene Google, che ha da tempo rinunciato a sostituire Facebook con un’alternativa praticamente identica lasciando che Google+ sviluppi una propria identità – una strada che altri dovrebbero battere, dato che ha portato la piattaforma di Google a raccogliere più di 350 milioni di utenti attivi – ma ben lo comprende anche la società stessa. A riprova di ciò sono le parole di un ingegnere impiegato nella sessione di testing dell’applicazione che, stando a quanto riportato dal sito The Verge a proposito degli utenti del social network,

“they can’t really leave – because there’s simply no other meaningful Facebook-like service in the market”.

Ed è proprio questo il ragionamento nascosto dietro ad una serie di disservizi e malfunzionamenti volontari che l’applicazione subì per testare la fedeltà dei propri utilizzatori: una sorta di perversa prova di fedeltà, più vicina ai thriller rosa che al comportamento che un’azienda di tali dimensioni dovrebbe tenere. I risultati sono stati comunque positivi (per Facebook): invece che disinstallare l’applicazione, gli utenti – inconsapevoli di quanto stesse accadendo, secondo le parole della fonte prima citata – si sarebbero spostati sull’interfaccia web del social network, in attesa di una patch correttiva.

Un comportamento (quello degli utenti, naturalmente) più che comprensibile: non sono i micro-lag di Chrome ad aver convinto gli utenti ad abbandonare uno dei più funzionali browser di Android; sfortunatamente, lo stesso non è possibile dire dell’app di Facebook (ma noi vi consigliamo Swipe for Facebook, che è anche meglio).

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