Sensori per smartphone: cosa sono, quanti sono e come ci spiano – GNU

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I sensori per smartphone sono una realtà poco esplorata per un utente Android, ma rappresentano il motore, la carrozzeria e il propellente principale di qualsiasi applicazione: senza giroscopio non potrebbe infatti esistere la realtà aumentata, mentre senza accelerometro non avrebbe senso lo sviluppo di Google Maps, in quanto lo smartphone non potrebbe comunicare al server in quale direzione il device – e dunque l’utente – si sta dirigendo.

Il corretto funzionamento dei dei sensori è alla base di una serena esperienza utente; ciononostante i sensori possono risultare tanto utili quanto pericolosi, dato che le app malevole si servono appunto di una serena combinazione dei dati da loro raccolti per registrare abitudini, spostamenti, passioni e persino condizioni mediche di un utente per stilarne un profilo a sua insaputa.

Se vi dovete preoccupare di ciò, ve lo spieghiamo noi in questa Guida per Nuovi Utenti: siete pronti?

Sensori per tutti, sensori per pochi – Sensori per smartphone: quanti sono e a cosa servono

Spiegare cosa siano i sensori per smartphone non è difficile: si trattano infatti di una serie di rilevatori di determinate condizioni – ambientali, specialmente – incaricati di registrare dati e risultati relativi a variazioni di qualsiasi genere.

Capire però quanti siano tali sensori e soprattutto a cosa servano, è molto più complesso: non soltanto infatti ogni casa produttrice ha dato vita ad una serie di sensori proprietari che ha provveduto ad integrare nei propri device per soddisfare esigenze del tutto particolari e contingenti, ma in determinate condizioni vengono si possono persino venire a trovare sensori per smartphone sviluppati ed implementati in variazioni regionali degli smartphone stessi, per rispondere a necessità del territorio in cui vengono venduti.

Abbiamo dunque eseguito una classifica per frequenza di utilizzo e comparsa dei sensori stessi, catalogandoli di conseguenza.

Sensori per smartphone comunemente presenti

#1 – Accelerometro

L’accelerometro, conosciuto anche come sensore di gravità, misura l’accelerazione di uno smartphone rispetto alla caduta libera, permettendo dunque ad un’applicazione non soltanto di stabilire il movimento dello smartphone ma anche la sua inclinazione rispetto ad uno dei tre assi del device – e dunque capire se lo schermo sia orientato orizzontalmente o verticalmente.

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La struttura del sensore di prossimità

Il sensore è formato da due componenti, una fissa ed una mobile; la seconda, spostandosi a seconda delle vibrazioni ricevute, permette alla prima di misurare ed elaborare i dati ricevuti – come se, al posto di un sensore, il telefono possedesse al suo interno una sfera collegata alla cover posteriore tramite un cordolo di spago, ed i movimenti del filo venissero utilizzati come indicatore dello spostamento del device.

#2 – Magnetometro

Sviluppato principalmente per bussole e rilevatori di metalli, i magnetometri vengono utilizzati per rilevare i campi magnetici attorno al device, permettendogli dunque di conoscere in ogni momento la posizione del Nord – e di orientare conseguenza la bussola interna.

#3 – Sensore di prossimità

Non tutti i sensori per smartphone sono uguali, poichè alcuni sono più importanti di altri: in particolare, il sensore di prossimità è uno dei più antichi e fondamentali dispositivi interni ad un device, in quanto provvede a misurare la distanza di qualsiasi oggetto dallo smartphone.

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La posizione del sensore di prossimità

Il sensore di prossimità si serve di un LED ad infrarossi posizionato nella porzione superiore di uno smartphone, in coincidenza con il microfono del device: inviando un fascio di raggi infrarossi invisibili ad occhio umano, il sensore calcola la distanza di qualsiasi oggetto che vi si pari davanti tramite uno scanner IR basandosi sulla luce riflessa decidendo, secondo il risultato, risultato, di influire o meno sul funzionamento di un’app. Il sensore di prossimità viene particolarmente utilizzato da dialer ed altre app simili per disattivare lo schermo dello smartphone in caso di chiamata.

#4 – Termometro

Così come il nome stesso ed il buon senso suggeriscono, il termometro provvede a misurare la temperatura interna del device eliminando i processi più impegnativi o, in casi estremi, disattivando lo smartphone qualora si verificassero surriscaldamenti. In alcuni modelli il termometro è in grado di misurare anche la temperatura esterna, funzionalità introdotta per la prima volta dalla suite di app S-Healt.

#5 – Sensore di luminosità

Il sensore di luminosità è un altro veterano dei sensori per smartphone: presente sin dall’alba della telefonia, è fondamentale per rilevare la luminosità interna sulla base della quale provvede ad abbassare o alzare il grado di illuminazione dello schermo – una funzionalità che sfortunatamente può dimostrarsi un malanno per la batteria del device.

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Anche gli smartwatch possiedono un sensore di luminosità

Con il passare del tempo, la qualità di analisi è stata raffinata sino ad arrivare a modelli Top di Gamma capaci di elaborare distintamente la quantità di raggi luminosi verdi, bianchi, rossi e blu nell’ambiente, regolando la colorazione dello schermo di conseguenza per un minore affaticamento degli occhi.

Sensori per smartphone mediamente presenti

#6 – Giroscopio

Similmente al magnetometro, il giroscopio provvede a percepire e registrare la posizione e l’orientamento del device, con una precisione superiore a qualsiasi altro sensore per smartphone; grazie al giroscopio applicazioni come Google Cardboard, Street View e Photo Sphere possono sfruttare i movimenti dello schermo per permettere all’utente di interagire con i contenuti digitali. Fortunatamente, esiste un modo per simulare la presenza del giroscopio nei telefoni che ne sono sprovvisti.

#7 – Sensore di impronte

Il sensore di impronte, comunemente riferito anche come sensore biometrico, consente all’utente di associare al proprio dispositivo una serie di impronte digitali ricavate da uno scanner posto al centro del sensore, di cui ne costituisce la sezione principale.

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Lo scanner biometrico aumenta la sicurezza del device

Il sensore di impronte sta assumendo una vasta popolarità per via delle sue numerose applicazioni, specialmente nel campo della sicurezza digitale: Google consente di affiliare le proprie impronte ai sistemi di pagamento collegati (Android Pay, Google Wallet), mentre gli smartphone che ne vengono provvisti integrano lockscreen preposti all’interazione con il sensore.

#8 – Barometro

Il barometro è un altro sensore per smartphone relativamente presente in quanto, pur permettendo una migliore geolocalizzazione, non viene ritenuto indispensabile per il corretto funzionamento del dispositivo. Il barometro infatti misura la pressione atmosferica ed i cambiamenti di altitudine, consentendo allo smartphone di indicare con maggiore precisione la posizione del device.

Sensori per smartphone raramente presenti

#9 – Sensori per la salute

Sotto questo generico termine abbiamo raccolto una serie di sensori per smartphone raramente presenti all’interno di un device e che, dopo alcune comparsate, sono stati benevolmente adottati dagli smartwatch e più generalmente dalle fit-band, i cinturini tecnologicamente avanzati e specificatamente progettati per il controllo delle prestazioni fisiche.

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La suire S-Health

Tra questi troviamo certamente il cardiofrequenzimetro per la rilevazione del battito cardiaco, il sensore di umidità per la rilevazione dell’umidità esterna (permettendo al device di indicare le condizioni ambientali più adatte per la struttura corporea dell’utente) ed il pedometro, una versione più avanzata dell’accelerometro progettato per la registrazione più esatta possibile del numero di passi compiuti. Tutti questi sensori vennero inizialmente inseriti nella suite S-Health del Samsung Galaxy S4, sulla scia della dotazione per sportivi integrata da Apple.

#10 – Effetto Hall

Probabilmente uno dei più sconosciuti tra i sensori per smartphone, l’Effetto Hall è stato inserito all’interno di una manciata di smartphone ed è funzionale al rilevamento dell’intensità del campo magnetico; nei fatti, veniva utilizzato dai device compatibili (tra cui il Nexus 5) per attivare impostazioni speciali in coordinazione con le Smart Cover.

Sensori per smartphone presenti in un solo modello di smartphone

#11 – Sensore geyger

Potrà sembrare assurdo, ma esiste uno smartphone – il Sharp Pantone 5 – in grado di rilevare la presenza di radiazioni dannose per la salute nell’area circostante; venne abilitato all’uso unicamente in Giappone, in seguito all’incidente di Fukushima.

I Sensori per smartphone ci spiano?

Dopo aver dunque potuto osservare la quantità, per certi versi notevole di sensori per smartphone mediamente presenti, le preoccupazioni riguardo un utilizzo fraudolento e lesivo della privacy dei dati personali sarebbero più che giustificate.

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Esistono persino sensori per smartphone per rilevare i gas presenti nell’aria

Gaurav Malik, Programme Leader and Senior Lecturer in informatica presso l’University of East London, afferma che non è necessario preoccuparsi del numero di sensori installati all’interno di un device, quanto piuttosto dell’utilizzo che le applicazioni ne compiono e le limitazioni ed i permessi che spesso distrattamente concediamo loro per un uso e sfruttamento non appropriato delle informazioni ricavabili.

Gli esempi sono numerosi e sotto gli occhi di tutti: nel 2012 Google rilasciò – e successivamente rimosse – la funzionalità Your Timeline che consentiva di tracciare una mappa dei propri spostamenti, una feature particolarmente inquietante; nel giugno 2016 si scoprì che Facebook utilizzava la posizione degli utenti per localizzare i luoghi di ritrovo frequentati e suggerire amicizie pertinenti (così come Google registra ed archivia ogni ordine segnalato a Google Now). Non solo: uno studio ha dimostrato che la rilevazione dei movimenti può portare all’estrapolazione del codice PIN o della password delle coordinate bancarie, e non solo.

Senza arrivare agli estremi di Edward Snowden, occorre comprendere che le applicazioni possono raccogliere dati sensibili degli utenti, ma principalmente a scopo di marketing; le società hanno capito il reale valore dei big data e intendono farne uso per catalogare, indicizzare, classificare gli utenti. Il problema principale però possono essere le applicazioni indipendenti che chiedono l’accesso a permessi non richiesti per le funzioni che intendono, o promettono di svolgere: Google Maps o Waze certamente necessiteranno di conoscere la posizione, ma non un’app per gli appunti o un’app-torcia, a meno di features specifiche.

La responsabilità rimane nelle mani degli utenti: Android Marshmallow ha aperto le porte ad una gestione capillare dei permessi delle applicazioni; l’analisi e la valutazione dell’impatto sulla privacy deve essere sempre attenta e pertinente, e noi abbiamo una serie di Saggi Consigli per aiutarvi ad un maggiore approfondimento del tema.

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