Top3 browser con problemi alla privacy da NON installare assolutamente

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Esistono browser che teoricamente dovrebbero provvedere a fornire un un livello di privacy ed anonimato raramente riscontrabili altrove (come Ghostery Browser e Orfox) mentre altri, pur collezionando alcune informazioni personali degli utenti, forniscono in cambio servizi di sincronizzazione, recupero delle password ed altre funzionalità connesse – come Chrome. i sono infine alcuni browser che non bisognerebbe semplicemente installare per via dei vistosi ed imbarazzanti (per gli sviluppatori) problemi alla privacy riscontrati nel corso degli anni che mettono in costante pericolo la sicurezza dei dati personali degli utenti.

Server remoti, data mining ed altre sorprese ben poco piacevoli: siete pronti per scoprite tutti i browser con problemi di privacy da non installare assolutamente?

#3 – Maxthon Browser

Disponibile in più di 50 lingue differenti e presente in tutte le piattaforme operative mobili, Maxthon Browser si è guadagnato una reputazione su Windows per poi trasferirsi su Android.

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Al sicuro… In Cina

Ha sorpreso molti dunque la scoperta che il laboratorio di sicurezza informatica polacco Exatel, in collaborazione con Fidelis Cybersecurity, che prova la presenza di una duplice minaccia nei confronti di tutti gli utenti di Maxthon Browser: non soltanto infatti l’applicazione invia regolarmente ad un server remoto in Cina un file denominato ueipdata.zip contenente informazioni altamente sensibili come lo stato dell’Homepage, gli URL visitati, la presenza di un AdBlocker e via discorrendo, ma lo stesso file viene trasmesso tramite tecnologia HTTP, che pone la connessione a rischio di un attacco hacker man-in-the-middle, nonostante i dati più sensibili siano archiviati in una sezione crittografata.

Ma ciò che preoccupa maggiormente gli utenti è la complicità di Maxthon Browser nell’operazione: nonostante nominalmente l’invio dei file sarebbe autorizzato solamente qualora l’utente avesse attivato lo User Experience Improvement Program (UEIP), è stato provato che Maxthon invii tali dati sensibili anche nel caso in cui l’utente avesse negato l’autorizzazione, giustificandosi che normalmente i dati collezionati costituiscono “informazioni basiche“, al contrario delle “informazioni sensibili” registrate grazie all’UEIP. Motivazioni sufficienti per procedere con la disinstallazione del browser.

#2 – Dolphin Browser

Il problema di Dolphin Browser non risiede solamente nel mancato rispetto delle informazioni personali degli utenti, ma anche nella recidività del reato: l’azienda proprietaria è stata infatti accusata a più riprese di registrare i dati personali degli utenti e di inviarli a server remoti – non cinesi ma statunitensi, nonostante questo significhi ben poco in termini pratici.

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Il delfino non sembra essere poi così tanto amico dell’uomo

Nel 2011 si scoprì infatti che Dolphin Browser, in seguito all’aggiornamento alla versione 6.0, introdusse la funzionalità WebZines che possedeva un curioso effetto secondario: qualsiasi URL visitato, compresi gli indirizzi crittografati tramite HTTPS, veniva registrato ed inviato al server remoto en.mywebzines.comsituato negli USA e formalmente amministrati dal provider di hosting Amazon. La società, chiamata in causa dal sito AndroidPolice – che aveva verificato l’assenza di una privacy policy che ne giustificasse la presenza – provvedette ad eliminare WebZines dall’app principale, senza fornire però adeguate risposte alle richieste di spiegazione.

Pochi mesi fa invece l’utente Reddit imtechpro, analizzando i file salvati da Dolphin Broser all’interno dello smartphone, ha scoperto un documento XML all’interno del quale venivano registrati tutti gli URL dei video riprodotti tramite browser, anche se al momento della visualizzazione era attiva la Modalità Incognito. Dolphin è dunque un browser con problemi alla privacy molto maggiori di quanto non si pensi.

#1 – WARP Browser

Un browser basato su Chromium dotato di un AdBlocker potrebbe rappresentare per molti un’alternativa apprezzabile ma, andando a leggere a fondo la privacy policy di WARP Browser, assume i contorni di uno scherzo di pessimo gusto, nel migliore dei casi.

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Non soltanto infatti l’applicazione non ha rilasciato nè sembra avere l’intenzione di rilasciare il proprio codice sorgente – indispensabile per un browser basato su Chromium che voglia guadagnare la fiducia degli utenti – ma ammette candidamente di collezionare una serie di informazioni che definire “sensibili” è probabilmente riduttivo. Non soltanto infatti tale polizza prevede che il browser sia autorizzato a collezionare dati personali come la posizione del device, le Impostazioni attualmente in uso ed altre info di carattere generale sul device, ma anche informazioni che l’utente “potrebbe” inviare a WARP Browser; il tutto potrà essere venduto, utilizzato e scambiato con partner commerciali di terze parti di WARP Browser. All’improvviso, la politica sulla privacy di WhatsApp non sembra poi così male.

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