Tutto ciò che occorre sapere su Allo, la nuova app di chat di Google – File multimediali, backup, account

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Se dunque Allo sarà sviluppato come sulla base di Hangouts tanto da assorbirne la struttura in caso di successo, vi sono numerose differenze tra l’app di chat di Google+ ed il suo successore, specialmente nel campo della gestione del profilo e dei file multimediali nonostante l’evidente eredità trasmessa.

Se non avete ancora visto la prima sezione di questo approfondimento, vi suggeriamo di dare un’occhiata QUI.

Allo – File Multimediali

Le note dolenti riguardo Allo cominciano appunto quando gli esperti cominciano a verificare le performances dell’applicazione durante l’invio di contenuti multimediali. I nostri colleghi di AndroidPolice hanno infatti eseguito test e misurazioni mettendo alla prova l’applicazione, ed i risultati non sono tanto eccezionali rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati – nonostante si tratti ancora di una release non definitiva.

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Innanzitutto, Allo consente l’invio di immagini, video e GIF: una volta tappata l’icona dell’allegato, l’app visualizza un elenco a scorrimento dei contenuti multimediali compatibili, oltre che una shortcut alla fotocamera per scattare sul momento un’immagine da inviare. Sfortunatamente non è possibile nè inviare altre tipologie di contenuti (nè musica, nè file audio esternidocumenti) nè inoltre sembra essere possibile visualizzare un video prima dell’invio (funzionalità che, al contrario, WhatsApp possiede ed implementa con un editor basilare) – i quali inoltre non vengono riprodotti in-app, ma necessitano di un media player di terze parti.

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Ciononostante, Allo integra una suite di strumenti per personalizzare l’immagine prima dell’invio, aggiungendo un testo o un disegno a mano (sfortunatamente non è consentito aggiungere altro tipo di didascalia prima dell’invio).

Sul piano della compressione, Allo potrà lasciare delusi o perplessi molti utenti: contrariamente ad Hangouts, la compressione effettuata dall’app di chat sembra essere molto più pesante ed invasiva trasformando un file da  2.89MB, 4160×2340 in un’immagine da 89KB, 1040×585; stando ai test, Allo provvede a comprimere qualsiasi immagine superiore al 1MB di peso, al fine di risparmiare connessione Internet nel momento dell’invio. Una feature apprezzabile e che comunque non riduce terribilmente la risoluzione dei contenuti, ma che stranamente si discosta dal vincente sistema adottato da Hangouts.

La precedente app di chat infatti eseguiva una modalità d’invio 2-step: se la connessione risultava essere insufficientemente potente Hangouts si limitava a visualizzare nella chat un’immagine a bassa risoluzione, procedendo ad aumentarne la definizione in un secondo momento (a riprova di ciò, una fotografia da 3MB, 4032×2268 inviata tramite Allo veniva compressa a 61.9Kb, 1008×567, mentre su Hangouts a 404KB, 2048×1152 – quasi quattro volte tanto).

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Buone notizie invece per ciò che riguarda la cooperazione tra messaggistica vocale e Google Assistant: nonostante quest’ultimo in un primo momento supporterà solamente inglese e tedesco quali lingue riconosciute, in un prossimo futuro sarà in grado di trascrivere in un messaggio di testo quanto detto dall’utente all’interno di un file audio. In caso di mancanza di rete, l’operazione verrà mantenuta in background.

Allo – Gestione dell’account e backup

Attualmente la community di utenti Android è fortemente divisa da un dibattito vecchio probabilmente quanto le app di chat stesse e che coinvolge non soltanto tematiche legate alla flessibilità degli algoritmi, ma anche e soprattutto alla comodità d’utilizzo e la sicurezza delle conversazioni.

Da una parte infatti WhatsApp permette di recuperare i messaggi delle precedenti conversazioni – in caso di ripristino totale ai dati di fabbrica o di trasferimento dell’account ad un secondo dispositivo – unicamente attraverso il backup eseguito su Google Drive, giustificando la scomodità dell’operazione con la presenza della crittografia end-to-end. Alla sponda opposta troviamo invece Telegram, che preferisce invece beneficiare i proprio utenti di una portabilità totale – le chat vengono infatti ospitate all’interno dei server della piattaforma, comunque protetti da una versione vanilla del protocollo MTProto.

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Allo invece si posiziona all’ultimo gradino della piramide: stando alla versione di prova che i beta-tester hanno ricevuto (e dunque le regole potrebbero cambiare nel momento della release ufficiale), Allo consente di associare al proprio Google Account un numero di telefono, il quale diventa l’unico identificativo dell’utente. L’account Google assume un ruolo di contorno, in quanto permette all’app di fornire automaticamente suggerimenti personalizzati che, in caso contrario, l’utente dovrebbe impostare ad ogni cambio di numero di cellulare rispondendo ad alcune ridondanti domande proposte da Google Assistant.

In secondo luogo, non esiste alcuna forma di backup possibile: una volta che l’utente ha disinstallato Allo dal proprio dispositivo, non esiste alcuna possibilità di recuperare le precedenti conversazioni. I file multimediali vengono mantenuti nella memoria interna, ma non vengono più associati alle loro precedenti posizioni. Insomma, Allo non possiede alcuna forma di supporto multi-device: è possibile installare l’app su due dispositivi collegati allo stesso account Google, ma occorre comunque associare un secondo numero di cellulare.

Allo non è l’unica app di chat in circolazione: scopri QUI Wire, l’app svizzera che farà concorrenza a Telegram!

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