Come funzionano i bot di Pokémon GO

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Nonostante sia uscito solamente da un mese, sembra che i Pokémon GO bot stiano già distruggendo le meccaniche di gioco alla base di questo enorme successo, permettendo ai cheaters (i vecchi “baroni”, nel senso più popolare e negativo del termine) di superare in successo, abilità e potenza i giocatori che dedicano decine e decine di ore del proprio tempo libero a Pokémon GO, contro i pochi pomeriggi necessari a raggiungere i livelli più alti semplicemente appoggiandosi ad un Pokémon GO bot.

Si tratta di un problema vecchio almeno quanto lo sono i videogiochi stessi: già ai tempi del NES (la prima console nel senso più moderno del termine, anche se le varie e numerose console Pong risultano essere ancora più datate) il mitico Game Genie, una struttura in plastica da attaccare alla base della cartuccia, permetteva di modificare le statistiche ed utilizzare codici per alterare il gameplay di Super Mario o di Castlevania. Se allora l’unica conseguenza poteva essere un vero-falso punteggio da mostrare orgogliosi ai propri amici il giovedì pomeriggio, oggi i trucchi (come lo sono i Pokémon GO bot) rischiano di distruggere l’intero ecosistema di un titolo legato a bilanciamenti e fair play come un paziente al proprio sistema di supporto vitale.

Ma come funzionano questi Pokémon GO bot? Quali sono le conseguenze del loro utilizzo? Siete pronti per scoprirlo?

Come funzionano i Pokémon GO bot

I Pokémon GO bot non sono altro che programmi automatici impostati per eseguire azioni meccaniche, precise e regolate da una serie di codici ed istruzioni, selezionati dall’utente ma compilati da sviluppatori di terze parti.

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Una schermata di un Pokémon GO bot. Divertente, eh?

Esistono diversi e differenti Pokémon GO bot, ognuno dei quali si prefigge di diventare il migliore della propria categoria; sostanzialmente però sono accomunati da un unico sistema di funzionamento, che si basa su un invio di coordinate false ai server Niantic (sulla base dei fake-GPS che vennero utilizzati nei primi giorni di uscita del gioco) che simulino gli spostamenti di un giocatore in carne ed ossa.

Inizialmente i Pokémon GO bot richiedono all’utente l’inserimento di longitudine e latitudine (così come illustra nel dettaglio il sito ArsTechnica) per l’individuazione di un punto di partenza – il centro della propria città di appartenenza può essere già un buon inizio – oltre che le credenziali d’accesso al proprio account. Una volta ottenute queste informazioni di base, il Pokémon GO bot comincerà a muoversi lentamente, passo dopo passo, lungo la mappa della propria città inviando periodicamente coordinate GPS che simulino una passeggiata, ad una velocità che possa risultare verosimile ai (poco) attenti server Niantic (dunque intorno ai 30Km/h).

Sfruttando un tunnel nel sistema di inserimento dei Pokémon – lo stesso che permette agli utenti di utilizzare app come PokéMesh – i Pokémon GO bot muovono l’avatar dell’utente nelle direzioni più indicate per la cattura di Pokémon rari, permettendo al contempo di schiudere uova, conquistare palestre ed utilizzare strumenti – Fortunuovo prima di tutto – per aumentare il più velocemente possibile di livello ed ottenere così Pokémon selvatici sempre più forti. La fase di cattura è semplicemente un dettaglio: anche qui basta sapersi giostrare tra le API di Pokémon GO e il gioco (l.p.) è fatto.

I Pokémon GO bot sono un problema?

Ma i Pokémon GO bot rappresentano davvero un problema, oppure costituiscono un semplice ausilio al gioco originale, così come PokéMesh (a supplenza dell’ormai defunto sistema delle tracce)?

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No, i Pokémon GO bot non vengono utilizzati solamente dagli abitanti di zone rurali…

Innanzitutto, bisogna sottolineare una grossa disparità esistente tra app come PokèMesh e strumenti come i Pokémon GO bot: mentre i primi rappresentano un supporto per gli allenatori che facilita il gameplay, ma non avvantaggia l’utente che se ne avvale – nè gli impedisce di percorrere chilometri di strada per catturare un Pokémon particolarmente raro, nel secondo caso si tratta di un vero e proprio trucco, utilizzato a danno dei giocatori onesti.

I risultati parlano chiaro: il test di ArsTechnica ha sottolineato che in un solo pomeriggio il Pokémon GO bot è stato capace di raggiungere il livello 15, guadagnando 50.000 punti esperienza; viene da sè che l’utilizzo continuato di questo bot permetterebbe in poche notti di raggiungere le vette più alte delle classifiche mondiali. Un pericolo che non riguarda poi un semplice sistema di ranking, ma anche gli equilibri interni: i Pokémon GO bot sono programmati per catturare i Pokémon dotati delle statistiche più alte (stamina, velocità, Punti Lotta, fattore IV…) e sono in grado di attaccare le palestre delle altre squadre in totale autonomia.

Matthew Ford, designer ed accanito giocatore, accusa i Pokémon GO bot di “rompere” il sistema di gioco, dato che contro un bot non è possibile vincere una battaglia in palestra. Questo significa che “nessuna battaglia significa nessuna pozione acquistata, e nessuna ragione per riflettere su quale Pokémon aumentare di livello“.

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Non solo: certi Pokémon GO bot sono persino a pagamento

I creatori dei Pokémon GO bot sono consapevoli degli squilibri che andranno (e stanno) contribuendo a creare? A quanto pare sì, e non gliene importa nulla: Noor Farhani, sviluppatore di NecroBot, ha detto che il suo Pokémon GO bot è stato creato per “motivi educativi“, e che intende in questo modo aumentare il livello di divertimento a chi non può permetterselo (come, ad esempio, chi abita in zone rurali o isolate). Si tratta di una motivazione difficilmente contrastabile – Niantic ha dimostrato che è molto più semplice eliminare un Pokéstop che aggiungerlo – ma risultano meno accettabili le spallucce fatte davanti alle centinaia di migliaia di utenti che hanno già scaricato NecroBot.

Se a questi ci aggiungiamo le altre decine e centinaia che invece avranno scelto PidgeyBot, PoketBuddy e via discorrendo probabilmente raggiungiamo e superiamo il mezzo milione di cheaters.

Quali sono i rischi che si corrono utilizzando i Pokémon GO Bot?

Chi usa i Pokémon GO bot corre veramente dei rischi? È questa la domanda che i giocatori onesti si pongono osservando la sfacciata impunità con la quale i cheaters possono permettersi di continuare a conquistare palestre, catturare Pokémon e via discorrendo.

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Sfortunatamente, il rischio-ban è molto lontano per gli utilizzatori dei Pokémon GO bot

È vero, Niantic nei giorni successivi alla prima release aveva distribuito un’ampio carico di softban (sospensione temporanea dal gioco), ma le vittime erano al più incauti giocatori sorpresi a spostarsi da Hong Kong a Parigi in tre minuti grazie ad un GPS faker. Così come su Ingress, anche su Pokémon GO la procedura di segnalazione dei cheater è davvero difficoltosa: non soltanto occorre essere estremamente sicuri che il sospetto stia veramente barando e che piuttosto non sia uno degli sfegatati fan che affollano le pagine di cronaca (nera, più che altro), ma bisogna pregare e sperare che Niantic prenda a carico la segnalazione.

I servizi di monitoraggio di Niantic verificano il tempo di gioco di un utente, la velocità di cattura di ogni Pokémon, ma hanno competenze limitate. E ci rimettono tutti, sia utenti che sviluppatori.

Hai dei problemi con il segnale GPS? Non rischiare il ban, prova prima i nostri trucchi e Saggi Consigli per calibrare la posizione!

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