Chi è Wire, il concorrente svizzero di Telegram open-source

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Telegram è un’ottima applicazione di messaggistica ed attualmente non potremmo chiedere di meglio dal servizio che offre (anzi, in realtà potremmo farlo, e l’abbiamo fatto proprio QUI); ciononostante, se l’app desidera mantenersi sulla cima della piramide delle applicazioni di messaggistica deve tenere conto anche dalla concorrenza, ogni giorni più forte e spietata. In questo caso non stiamo parlando di WhatsApp ma bensì di Wire, l’app di messaggistica svizzera in grado di dare filo da torcere alla creazione di Pavel Durov.

Dotata di bot, integrazioni con YouTube e Spotify, un eccellente servizio di crittografia, grafica curata e molte altre qualità, Wire è diventata open source pubblicando su github l’intero codice proprietario; un’ottima notizia che ci permette di compiere un breve approfondimento proprio su Wire e le sue funzionalità.

Siete pronti per scoprire cos’è Wire e come funziona?

Che cos’è Wire: bot schizzi e trilli

Wire è un’applicazione di messaggistica fondata da tre personaggi: Jonathan Christensen, Alan DuricPriidu Zilmer, i quali avevano precedentemente lavorato per Skype prima di decidere di licenziarsi e fondare un’app di messaggistica improntata sulla sicurezza.

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L’app infatti possiede un sofisticato sistema di codici e verifiche per garantire l’accesso alle conversazioni solamente alle persone che siano autorizzate a leggerne i contenuti: sia il sito che il client web non mostrano infatti la cronologia delle conversazioni precedenti al login effettuate sul device mobile, mentre sia le chat sia le chiamate VoIP sono interamente crittografate end-to-end.

Wire infatti non soltanto consente di chattare con i propri contatti, ma ma anche di contattarli telefonicamente attraverso la piattaforma eseguendo sia telefonate che videochiamate, singole o di gruppo (per un massimo di cinque partecipanti) interamente crittografate tramite il protocollo Proteus, sviluppato dalla Wire Swiss ma derivato dal Signal Protocol, già utilizzato dalla compagnia concorrente di Telegram e sponsorizzata dall’esperto informatico Edward Snowden.

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Le funzionalità di Wire non si fermano però alla comunicazione verbale: dalla schermata di chat è possibile infatti inviare all’interlocutore sia video che file audio o immagini, oltre a schizzi – eseguibili all’interno della piccola suite grafica dell’applicazione – GIF (derivate dal sito Giphy.com per un peso massimo di 5MB) ed una serie di altri contenuti dal web, dato che Wire è ufficialmente collegata a piattaforme come YouTube, Spotify e Vimeo. Interessante anche al funzionalità “Trillo” che si limita a lanciare all’interlocutore una notifica per avvertirlo della mancata lettura dei messaggi.

La personalizzazione non è trascurata, in quanto l’app integra una serie di filtri colorati da applicare all’interfaccia, oltre che un tema scuro per le sessioni di chat notturne. L’infine integra anche un supporto per i bot automatici, in quanto al primo accesso gli utenti stessi sono contattati da Otto the Bot, il bot della piattaforma incaricato di illustrarne le funzionalità.

Wire vs Telegram?

Non necessariamente dobbiamo ritenere Wire una concorrente spietata di Telegram – considerare che nessuno conosca l’app svizzera non è un motivo sufficientemente valido per ignorarne la possibile minaccia, dato che lo stesso ragionamento era applicabile a Telegram nei confronti di WhatsApp – ma è comunque interessante fornire un confronto tra le due app e società, date le numerose similarità.

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Sia Telegram che Wire puntano alla sicurezza: la prima integra il Protocollo MTProto (creato autonomamente) che viene applicato principalmente alle chat segrete e, in parte, anche alle conversazioni normali che comunque rimangono accessibili via server; Wire si è invece affidato al Signal Protocol, comunque personalizzato nella sua forma Proteus, che ha applicato a tutti i suoi modelli di comunicazione in forma end-to-end (le chat sono protette da DTLS e SRTP, mentre le chiamate da RTP).

Sia Telegram che Wire condividono il supporto alle GIF, ai bot e agli username, in quanto è possibile rintracciare un utente semplicemente ricercandone il nome sull’intera piattaforma; Telegram dal canto suo può vantare un ben più ramificato sistema di bot (creabili dagli utenti), canali e le già menzionate chat segrete, mentre Wire può replicare con le chiamate VoIP (aggiornamento: anche Telegram può), sia di gruppo che singole con supporto al video, schizzi e trilli. E gli ultimi aggiornamenti sono andati oltre: non solo gli utenti possono modificare i messaggi vocali con filtri distorsivi (almeno 8), ma sono in grado di riprodurre nel device del contatto in chiamata il proprio schermo, funzionalità particolarmente utile per i servizi clienti e per applicare modalità di settaggio di applicazioni proprietarie.

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Ma ciò he più ci interessa è il modello di business nascosto dietro le due compagnie: Telegram è un’organizzazione no-profit finanziata da un milionario russo filantropo, Pavel Durov, mentre Wire Swiss è stata finanziata da una società mai rivelata, nè mai sono stati resi pubblici i contributi che si sono resi necessari per sostenere la piattaforma. Entrambi però i CEO hanno specificato che, in caso di bisogno, potrebbero integrare un servizio di features Premium – mentre aborriscono le pubblicità ed i banner.

Sia Wire che Telegram sono open-source, ed il loro codice è rintracciabile sulle piattaforme preposte; Telegram è presente anche su F-Droid (aggiornamento: il codice dei server di Wire è diventato anch’esso open-source).

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