Le 5 features che NON saranno presenti (subito o mai) su Android Nougat

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Il modello di rilascio degli aggiornamenti su Android è, per utilizzare un’eufemistica definizione, ermetico: se infatti Android 5.0 è giunto sui dispositivi dopo un’intera serie di aggiornamenti intermedi che avevano ben cadenzato l’avanzamento da Android 4.0 ad Android 4.4, Marshmallow non ha lasciato neppure il tempo alla versione precedente di raggiungere un numero decente di dispositivi supportati, tanto che alcuni produttori decisero di saltare direttamente Lollipop e di preparare i Top di Gamma dell’autunno alla modalità 6.0 di Android.

Infine, Android Nougat: giunti a questo punto è lecito aspettarsi che ogni Google I/O verrà annunciato una nuova versione dell’SO di Google? Probabilmente no dato che Android 7.0, a differenza delle versioni precedenti che avevano solamente accennato all’introduzione di funzionalità di portata storica come il multi-windows, ha messo molta carne su fuoco: un banchetto che gli utenti potranno divertirsi a consumare per almeno un paio d’anni, in particolar modo per ciò che riguarda le Vulkan API.

Ma Android Nougat non è un grande pacco regalo pieno di soddisfazioni: tra feature cancellate e rimandate, Google ha probabilmente ritenuto inopportuno inserire troppe funzionalità in un unico aggiornamento, circostanza che avrebbe potuto svuotare il serbatoio delle idee per gli update dei prossimi anni.

Siete pronti dunque per scoprire le cinque features che Android Nougat NON presenterà?

#1 – FreeForm Mode

La FreeForm Mode era probabilmente la funzionalità più interessante e particolare mai vista prima nelle versioni per sviluppatori di Android Nougat: una modalità di utilizzo dell’interfaccia adattata per utenti PC e più generalmente per piattaforme fisse.

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Una buona feature, ma ancora molto acerba

Avviando la FreeForm Mode la schermata si espandeva, le applicazioni si trasformavano in icone allargate che si accumulavano sulla schermata ogni qualvolta venissero avviate; naturalmente era possibile collegare tramite USB OTG, Bluetooth o Wi-Fi un mouse allo smartphone per gestire più comodamente le schede, trascinandole e modificandone le dimensioni. Sfortunatamente la FreeForm Mode mostrava i classici difetti della giovinezza, dato che non era possibile ridurre in background le finestre nè utilizzare un’app coperta da una schermata nel piano sovrastante; per evitare di rilasciare un lavoro affrettato, Google ha preferito rimuoverla con la Developers Preview 2.

#2 – Modalità Notturna

Annunciata, smentita, ancora annunciata, arrivata, testata e poi rimossa. La travagliata storia della Modalità Notturna ha un sapore epico e quasi fiabesco: una luce che sembra essere più un’illusione che una speranza concreta, anche se con Android Nougat molti avrebbero scommesso che, alla fine, Google avrebbe ceduto.

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Scomparsa nella notte

La Modalità Notturna rappresenta non soltanto una panacea efficace contro la deperibilità delle batterie degli smartphone, ma anche un toccasana contro le luci azzurre trasmesse dagli schermi dei device – letali se assorbite durante le ore notturne, in quanto capaci di togliere il sonno per un periodo prolungato (eccedente l’ora). Sfortunatamente la Developer Preview 3 ha eliminato qualsiasi speranza di poterne fare uso con Android Nougat in quanto ufficialmente entrata a fare parte della lista delle features che NON vedremo con il prossimo update.

#3 – Launcher Shortcut

Parzialmente differenti dalle shorctut che ogni utente è abituato ad utilizzare, le Launcher Shortcut vennero implementate nella primissima Developer Preview, ma successivamente eliminate nella sua terza versione.

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Una preview della feature

Le Launcher Shortcut si suddividevano in due tipologieStatiche e Dinamiche – ma sostanzialmente puntavano entrambe ad un’ottimizzazione delle tempistiche di utilizzo delle applicazioni: eseguendo una gesture sopra l’icona di un’app sarebbero apparse sino a cinque azioni rapide per collegarsi ad una sezione specifica dell’applicazione in questione o per lanciare una funzionalità – una conversazione nel caso di WhatsApp o Telegram, una nuova e-mail per GMail. Le Launcher Shortcut erano dunque la versione migliorata dei widget, i quali però sono destinati ad una lunga vita su Android (perlomeno, sino alla prossima release).

#4 – 3D Force Touch

Il Force Touch è un’invenzione di cui bisogna attribuire il merito sia intellettuale che fattuale ad Apple: comparso per la prima volta nei nuovi iPhone 6S e 6S Plus, il Force Touch (o 3D Touch) sfrutta i nuovi schermi sensibili di Apple per permettere al software di percepire il livello di pressione esercitata e dunque performare azioni differenti a seconda del peso registrato.

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Una vera forza di funzionalità! Peccato che non sarà subito disponibile

Su Android l’implementazione del 3D Touch è stata oggetto di numerose discussioni, specialmente perchè in questo caso la prospettiva si trovava, per la prima volta dopo molto tempo, completamente capovolta: non più Apple che insegue Android, bensì il contrario. Dopo alcuni tentativi di Kevin Berry – il fondatore di Nova Launcher – di realizzare una versione home-made attraverso un complesso sistema di smart gestures e shortcut, Android potrebbe introdurre il Force Touch anche su Android Nougat, ma non nella prima release: attualmente solo l’Huawei Mate S sembra essere adeguatamente pronto per supportare pienamente il 3D Touch e l’intera industria manifatturiera, così come gli utenti, non si è dimostrata particolarmente entusiasta nella prospettiva di una futura implementazione.

#5 – Project Tango

Anche il Project Tango, insieme a molti altri progetti finanziati e supportati da Google in collaborazione con altre compagnie, si sta rivelando una carta vincente. Lenovo produrrà il primo smartphone compatibile con questa tecnologia in grado di misurare la profondità degli ambienti e riprodurla nel mondo digitale, ma in futuro ogni produttore sarà in grado di offrire la propria versione del Project Tango grazie alla compatibilità di Android Nougat.

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È probabile che il Project Tango rappresenterà una piccola rivoluzione

Ciononostante, non è detto che il Project Tango potrà essere implementato in tutti i device: ogni smartphone, a livello hardware, dovrà sfoggiare un sensore di profondità avanzato e una fotocamera in grado di eseguire riprese che comprendano i 6 gradi di libertà, oltre ad un processore Qualcomm Snapdragon – attualmente l’unico in grado di offrire la potenza di calcolo necessaria sembra essere il chipset Qualcomm 820. Inoltre, stando alle dichiarazioni dei produttori, l’unico ostacolo attualmente sembra essere proprio Android Nougat, che non possiede a lato software la tecnologia necessaria per fornire un pieno supporto, dunque è probabile che alla prima release il Project Tango non sarà immediatamente disponibile.

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