#Applefun: Apple Bandai Pippin, la prima (ed ultima) console per videogiochi di Cupertino

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Probabilmente siamo malvagi, con assoluta certezza andremo gettare sale sulle ferite mai rimarginate di Cupertino, ripescando dall’oblio uno dei tanti, assurdi prodotti creati durante il periodo di assenza di Steve Jobs dalla Apple: Apple Bandai Pippin, meglio conosciuto come Apple Pippin, fu infatti la prima ed unica piattaforma per videogiochi sviluppata dalla Apple.

Non ne avete mai sentito parlare? Non è una sorpresa: Apple Pippin è stato uno dei peggiori fallimenti della storia non soltanto di Apple, ma della tecnologia moderna, tanto da essere inserita da PC World al 23esimo posto nella classifica dei prodotti più deludenti mai concepiti. Con il supporto delle immagini realizzate dal sito The Gameological Society, ripercorreremo la storia di Apple Pippin, cercando di capire cosa è andato storto nella sua progettazione.

Tutto, praticamente, ma questo lo saprete alla fine.

Siete pronti per scoprire la storia di Apple Pippin?

I prodromi del disastro

Prima di iniziare la storia – breve, ma intensamente drammatica – di Apple Pippin, occorre ripercorrere gli anni precedenti l’uscita della console e capire come sia stato possibile che un’azienda come la Apple abbia potuto non soltanto creare una console per videogiochi, ma che questa fosse anche accessibile alle terze parti: open source, se così può essere definita, mai accaduto prima nella storia di Apple.

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Michael Spindler

Tra le tante colpe che possono essere assegnate a Steve Jobs, Apple Pippin fu un disastro tanto clamoroso a cui il fondatore della casa di Cupertino non avrebbe nemmeno dato inizio: difatti Apple a quel tempo era amministrata da Michael Spindler, un ingegnere tedesco che aveva rimpiazzato John Sculley III, ex-CEO della Pepsi e meglio conosciuto come l’uomo che licenziò Steve Jobs dalla stessa Apple nella seconda metà degli anni ’80.

Da allora la Apple aveva collezionato una cantonata dopo l’altra: il Newton, il PowerPC, una televisione da 14 pollici (venduta ad una cifra superiore ai 3.000$ attuali) ed una serie di operazioni molto poco intelligenti avevano fatto perdere alla società terreno e reputazione, guadagnato dalle aziende avversarie; Sculley era stato sostituito da Spindler poichè si riteneva che le sue grandi capacità di stratega avrebbero condotto la Apple fuori dal pantano. Spindler era un vero tedesco: grande lavoratore, molto esigente e acuto, difettava però – come vuole lo stereotipo – di una forte incapacità comunicativa. Nella pratica, era incomprensibile: il magazine PCWeek, dopo avergli chiesto un’intervista, dovette annullarla (nonostante fosse stata persino ripetuta una seconda volta) poichè le risposte fornite erano completamente sconclusionate e prive di senso, tanto nei rapporti con la stampa che con il consiglio di amministrazione.

In questa situazione, Apple si apprestava a rilasciare Apple Pippin.

La nascita di Apple Pippin, ed il matrimonio con Bandai

Spindler decise dunque di prendere di petto la crisi finanziaria che Apple stava attraversando: i loro concorrenti stavano guadagnando terreno e potevano essere contrastati solamente aprendo le porte del Mac OS al mondo dell’open source. Tutto il contrario di quanto riteneva Steve Jobs.

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Bandai ed Apple strinsero l’accordo: alla società giapponese gli oneri della produzione, ad Apple quelli della progettazione

Si decise dunque di produrre un clone del Macintosh da lanciare su un mercato internazionale e sopra il quale fosse possibile operare modifiche e cambiamenti da parte delle altre case di produzione, proprio seguendo la linea tenuta da Windows: in tale spirito nacque Apple Pippin.

Nonostante fosse presente il progetto e la piattaforma, mancava la sostanza: Apple dunque decise di andare alla ricerca di un partner ideale con il quale iniziare la propria avventura nel mondo dei videogiochi. Bandai fu la designata: dotata di una discreta esperienza nel mondo delle console – la casa giapponese aveva già collaborato con Nintendo per la produzione di alcuni accessori per il NES – Apple Pippin sarebbe stata la prima prova sul campo per entrambe, e sarebbe stata un successo. Almeno, queste erano le previsioni dei CEO delle rispettive aziende.

Sulla carta, Apple Pippin era un acquisto vantaggioso: dotata di un sistema operativo multipiattaforma, Mac OS consentiva di giocare i propri titoli preferiti sia sulla televisione che sul proprio Macintosh senza cambiare formato, dato che entrambi gli hardware supportavano i CD-ROM; al suo interno era presente sia il potente chip PowerPC che un modem per la connessione Internet ed il gioco in multiplayer. Un vero affare, ma soprattutto una console realizzata per durare a lungo e che quindi avrebbe garantito risparmi sia agli sviluppatori, che ai consumatori. Nei fatti, Apple Pippin non fu un così grande successo.

Vita, Morte e Miracoli di Apple Pippin

Sia Apple che Bandai scommisero molto su Apple Pippin: Spindler stava giocando la propria partita interna nella società di Cupertino attraverso una rigida riorganizzazione della società a compartimenti stagni che, nella sua ottica di tedesco di ferro, avrebbe garantito una maggiore produttività; Makoto Yamashina, giovane rampollo del fondatore Bandai, avrebbe dimostrato al padre che le console di videogiochi erano il futuro, e non i giocattoli di plastica su cui erano stati basati i precedenti 50 anni di attività.

Bandai spese più di 100 milioni di dollari per reclamizzare e produrre Apple Pippin negli USA ed in Giappone; venduta ad un costo di 650$ circa (quasi il triplo di Nintendo 64), nella confezione era presente anche il modem e quattro titoli, oltre che un abbonamento illimitato  per sei mesi al network PSINI – un PS Plus antesignano – al prezzo di 25$ aggiuntivi. Bandai aveva previsto una vendita di 200.000 unità nei primi 12 mesi dopo il rilascio della console nel 1995.

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Marathon fu probabilmente il migliore gioco per la console di Apple

Sfortunatamente, furono vendute solamente 12.000 copie di Apple Pippin in Nord-America, e nel resto del mondo non ebbe molto successo: venne distribuita in Europa nel 1996 dall’unica società che volle incaricarsi della distribuzione della console, la norvegese Katz Media, la quale cercò di svendere le scorte invendute proponendo Apple Pippin come televisore per ospedali, sistema di collegamento Internet per le camere di hotel o supporto informatico alle scuole – finendo poi per cedere l’intero lotto alla DayStar Digital.

Perchè Apple Pippin fallì? Wilson, manager di Apple, afferma che sarebbe necessario possedere un “PhD per scoprire come Apple Pippin riuscì a fallire“. Le spiegazioni sono molteplici: la console era lenta e poco performante, il parco dei titoli assolutamente scarso – nonostante Bungie Studios, lo stesso team che si sarebbe distinto per lo sviluppo di Halo, avesse realizzato Super Marathon in esclusiva, un FPS futuristico che riuniva in un unico titolo i due capitoli dell’unica saga videoludica potabile su Mac OS – ed il prezzo era veramente troppo alto.

Bisogna poi considerare che nello stesso periodo Spindler era troppo occupato nella lotta intestina con i manager Apple per occuparsi della promozione di Apple Pippin, e che l’anno precedente PlayStation aveva fatto il suo primo, trionfale ingresso nel mercato.

Qualunque fossero i motivi, Apple Pippin venne cancellata da Steve Jobs non appena, nel 1997, venne riportato in sella all’azienda; la console venne supportata ufficialmente da Bandai fino al 2002, anche se nessuno effettivamente trasse giovamento. Oggi Apple Pippin viene venduta su Internet o nei mercatini dell’usato da collezionisti o rivenditori di terze parti, in attesa di un acquirente che probabilmente non arriverà mai.

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