L’ISIS pubblica su Telegram i dati di 3.000 cittadini statunitensi

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Il più grande problema di Telegram non è nè Facebook nè WhatsApp, nonostante la concorrenza spietata attuata dalle compagnie di Mark Zuckerberg: attualmente infatti l’unica macchia involontaria sul curriculum dell’applicazione di Pavel Durov è l’affiliazione dell’applicazione con l’ISIS, il Califfato Islamico da tempo padrone del campo siriano e principale minaccia dell’intero Medio Oriente, ma non solo.

Se infatti le armi dei terroristi islamici non hanno ancora raggiunto il suolo statunitense, le minacce digitali hanno raggiunto il loro scopo ben più di una volta, e purtroppo anche attraverso il supporto indiretto di Telegram: siete pronti per scoprire tutti i dettagli dell’evento?

I dati di più di 3.000 ufficiali, militari e civili pubblicati su Telegram

La più grande minaccia proveniente dall’ISIS attualmente non proviene dalle sue forze d’attacco convenzionali, nonostante queste possano sembrare alquanto minacciose se viste all’opera sul suolo siriano, ma piuttosto dalle capacità d’intrusione informatica che gli allievi, specialmente più giovani, del seducente United Cyber Caliphate Army (UCCA, la divisione digitale del califfato) hanno sviluppato.

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La mappa che mostra gli utenti colpiti

E le ultime vittime sembrano essere proprio i cittadini statunitensi di New York: circa 3.600 indirizzi ed informazioni personali appartenenti a semplici civili e personale militare delle forze armate sono stati condivisi sui canali Telegram del Califfato; nonostante la potenziale minaccia, sia Kelly Langmesser (portavoce dell’FBI) sia una delle persone colpite hanno derubricato l’accaduto, affermando di non essere particolarmente preoccupati da quanto successo.

Sembrerebbe infatti che le forze dell’ISIS abbiano violato il portale di qualche database dell’FBI, così come qualche mese fa aveva fatto Ardit Ferizi, sospetto hacker kosovaro che aveva pubblicato online i dati di 1.000 impiegati ed alti ufficiali della CIA, finendo poi catturato dalle forze malesi ed estradato negli Stati Uniti.

Telegram ISIS 2
Su Telegram i canali dell’ISIS hanno vita breve

Telegram purtroppo si è rivelata la piattaforma ideale per la diffusione di pericolose idee sovversive: dotata di chat crittografate e praticamente indecifrabili, multipiattaforma, capace di supportare il caricamento sino a 1,5GB di dati e l’unica, attualmente, a disporre di un formidabile sistema di diffusione delle informazioni quali sono i canali. Se infatti in un primo tempo i terroristi avevano cominciato a fare uso di WhatsApp in combinazione con Twitter, i limiti delle rispettive applicazioni e la relativamente semplice rintracciabilità della fonte dei messaggi condivisi hanno poi dirottato gli agenti dell’ISIS su Telegram.

Telegram ISIS Android 1
Come segnalare un canale su Telegram

Naturalmente non si tratta di una colpa attribuibile a Telegram, ma semplicemente di un lato negativo della medaglia. D’altra parte è ormai noto che gli attentatori di Bruxelles, che hanno seminato la morte in molteplici attacchi dinamitardi presso varie zone della città, abbiano fatto uso delle chat segrete di Telegram per organizzarsi, così come l’ISIS quotidianamente apra nuovi canali dediti alla propaganda a supporto del califfato. Da segnalare invece i continui tentativi da parte di Pavel Durov e del suo staff di riportare l’ordine prima chiudendo più di 660 canali affiliati allo Stato Islamico, dopo introducendo un sistema di segnalazione avanzato dei canali con i quali gli utenti possono avvertire lo staff della natura terroristica dei contenuti diffusi da un broadcast.

Telegram è utilizzato dai terroristi per via dell’estrema sicurezza della piattaforma, la quale può essere una buona notizia, dopotutto, e non la si può certo condannare per questo motivo: allo stesso modo su Twitter è possibile rintracciare decine di profili pro-ISIS, mentre il sistema di navigazione Tor, come sistemi operativi sicuri come Wubes e Tails, vengono utilizzati per evitare intercettazioni da parte degli esperti informatici occidentali. Il diritto alla privacy (contro l’intrusività dei governi) è più importante delle paure che il terrorismo informatico può generare.

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