Visori VR, Cardboard e realtà virtuale: cos’è, come funziona e quali sono i migliori visori VR – GNU

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Benchè stia ancora lanciando i suoi primi vagiti, la realtà virtuale ha passato un periodo di lunga gestazione all’interno dei laboratori di sviluppo delle grandi compagnie e non rappresenta altro che il frutto di una lunga serie di esperimenti avuti luogo durante gli anni ’70 ed ’80. Con l’arrivo degli Oculus Rift e delle Cardboard++, sono in molti a chiedersi cos’è la realtà virtuale, come funzioni e soprattutto come entrare a farne parte, acquistando uno dei migliori visori VR attualmente disponibili.

Domande pertinenti che meritano una risposta completa che solamente la nostra Guida per Nuovi Utenti può dare: siete pronti per scoprire come cos’è un visore VR e come funziona?

Lenti ed immagini 3D – Visori VR, Cardboard e realtà virtuale: cos’è

Prima di procedere con la spiegazione del funzionamento effettivo di un visore VR, bisogna precisare la sostanziale differenza tra un Headset ed un visore VR per smartphone: nel primo caso si trattano di set precostruiti che vengono venduti con l’unico scopo di immergere l’utente nel vivo della realtà virtuale. Dispongono infatti di accessori e collegamenti ad un PC, a differenza dei visori VR per smartphone che invece propongono una versione più soft, ma non meno emozionante, dell’introspezione 3D della realtà virtuale.

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Una Cardboard è principalmente… Cartone

Solitamente gli Headset – che per comodità chiameremo d’ora in poi con il generico termine di visori VR – vengono collegati ad un computer tramite un cavo HDMI per ricevere la sorgente video da tramettere agli schermi collegati (i visori per smartphone e le Cardboard non ne hanno bisogno dato che il device è la stessa sorgente): un visore VR infatti dispone di uno o al massimo due schermi LCD i quali sono poi separati dagli occhi da due lenti. Queste ultime sono fondamentali per la riuscita dell’operazione, senza le quali risulterebbe impossibile creare l’effetto 3D: mettendo costantemente a fuoco le immagini 2D trasmesse dagli schermi e modificandone l’angolo di proiezione per accompagnare la visuale di ciascun occhio, riescono a simulare uno stereoscopico effetto tridimensionale. Dato che l’angolo di visuale varia da persona a persona, spesso è possibile modificare la distanza delle lenti.

A completare l’illusione si aggiungono l’ampiezza dello schermo – che deve coprire tutto lo spettro di visuale raggiungibile dall’occhio umano e che solitamente non va oltre i 110 gradi – ed il frame rate, che solitamente non deve essere inferiore ai 60fps per evitare che l’utente possa sentirsi stordito: dispositivi come l’Oculus Rift possono raggiungere i 90fps, mentre il Project Morpheus di Sony arriva sino ai 120fps.

I tre tipi di motion traking – Visori VR, Cardboard e realtà virtuale: come funziona

La realtà virtuale non richiede solamente lenti e schermi, ma anche un complesso ed avanzato sistema di motion tracking: sensori, accessori e calibratori sono necessari a ciascun visore VR per permettere alle immagini di seguire lo spostamento del corpo dell’utente, e non solamente del viso o degli occhi. Nonostante la grande varietà di visori che l’industria videoludica sta producendo, possiamo ricondurre il motion tracking a tre tipologie fondamentali.

Head tracking

Presente in ogni sensore VR, l’head tracking è il nome utilizzato per indicare tutto ciò che permette alle immagini di seguire ogni movimento della testa.

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Senza Head TRacking non esiste la realtà virtuale

Alla base dell’head tracking troviamo un sistema denominato 6DoF (Six-Degrees-of-Freedom) che suddivide la testa dell’utente in un rapporto di assi x, y e z che calcolano e simulano qualunque possibile spostamento, anche improvviso, del volto; per permettere inoltre un’adeguata corresponsione delle immagini è necessario che il visore disponga di una bassa latenza per evitare che, nel momento in cui il viso viene spostato, la sorgente video non segua lo sguardo ma rimanga immobile rovinando completamente l’effetto tridimensionale. Affinchè un lag venga percepito deve essere superiore ai 50ms e visori VR come l’Oculus Rift sono riusciti ad abbassare la latenza a soli 30ms.

Oltre però al 6DoF interviene anche un parco di sofisticati sensori tra cui un giroscopio, un accelerometro ed un magnetometro, oltre ad una serie di tecnologie proprietarie che variano da prodotto a prodotto: la PlayStation VR integra un sistema di 9 LED che, sincronizzandosi con la PlayStation Camera in dotazione, simulano un’introspezione a 360 gradi; l’Oculus Rift si appoggia invece a 20 LED che però non sortiscono lo stesso effetto.

Sorprendentemente, l’head-tracking può essere aiutato anche da fonti audio e sonore: cuffie dotate di tecnologie per l’audio bidimensionale o 3D possono aiutare a simulare la tridimensionalità della scena in riproduzione facendo provenire le fonti sonore alle spalle o dal lato dell’utente, o persino da un luogo in lontananza.

#2 – Motion Tracking

Se l’head tracking poteva essere un sistema di controllo dei movimenti soddisfacente durante l’epoca d’oro delle Cardboard, non lo può essere altrettanto nel momento in cui si affacciano sulla scena dispositivi ben più complessi come l’Oculus Rift o l’HTC Vive.

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L’Oculus Touch

L’Oculus Rift, prima che venisse acquistato da Facebook, precedette la concorrenza introducendo nel Developer Kit un set di sensori ad infrarossi atti a seguire i movimenti del corpo, sincronizzandone i dati con il visore VR; in seguito all’acquisizione ed alle rinnovate risorse finanziarie, è stato aggiunto l’Oculus Touch, un set costituito da due controller disegnati in maniera tale che l’utente creda di utilizzare le proprie mani nell’interazione con gli oggetti nella realtà virtuale. Nella pratica si tratta di un complesso meccanismo di leve, pulsanti e bottoni che inviano imput sensoriali all’headset, che li traduce poi in tempo reale in comandi.

A woman checks a pair of Vive Virtual Reality goggles, produced by Taiwan's HTC, during the Gamescom 2015 fair in Cologne
I controller HTC

Molto più organizzato e professionale è invece il motion tracking organizzato da HTC in collaborazione con Valve: le due compagnie hanno infatti combinato le rispettive tecnologie per dare vita ad un sistema di laser, torrette e sensori che non sfigurerebbe nel caveau di qualche banca svizzera ma che in realtà mira ad ottenere la precisione più alta possibile nel tracciamento dei movimenti. Dopo aver posizionato nella stanza le due Lighthouse positional tracking system, queste due postazioni invieranno imput costanti all’HTC Vive per indicare la posizione dell’utente non appena attraverserà il puntamento laser delle fotocellule, il quale poi combinerà queste informazioni con le interazioni dei controller HTC che l’utente dovrà tenere in mano. Questo sistema non è solo innovativo, ma consente di condividere l’ambiente di gioco con altri utenti contemporaneamente!

# 3 – Eye tracking

Infine, l’eye tracking rappresenta il sistema più sofisticato di tracciamento dei movimenti, assente sia nell’Oculus Rift che nell’HTC Vive ma integrato visore VR FOVE, finanziato su Kickstarter e che si preannuncia come un’ottima alternativa ai prodotti delle grandi compagnie.

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Il VR FOVE è disponibile solo su Kickstarter

L’eye tracking, attraverso una microcamera integrata all’interno del visore, provvede a seguire gli spostamenti delle pupille, comunicando al sistema in quale punto della realtà tridimensionale l’utente stia guardando. Non si tratta solamente di un preziosismo tecnologico, ma può anzi costituire la chiave di volta per una vera esperienza virtuale: sfruttando l’eye tracking gli sviluppatori potranno fornire contenuti in-game che modifichino il proprio comportamento a seconda della posizione dello sguardo dell’utente, mentre il visore potrà sfocare il contorno del panorama mettendo a fuoco solamente il punto su cui l’utente concentra la propria osservazione.

Quali sono i migliori visori VR? – Visori VR, Cardboard e realtà virtuale: quali acquistare

Una volta intuito come funzioni un visore VR e quali siano i componenti che permettono di seguire i movimenti, proponiamo di seguito i migliori visori VR da acquistare per provare la realtà virtuale direttamente nel salotto di casa. Mentre Oculus Rift, HTC Vive e PlayStation VR sono ancora fuori produzione – se non consideriamo le copie distribuite in numero limitato ai primi acquirenti – e di conseguenza vi invitiamo a seguire QUESTA pagina per scoprire quando diventeranno disponibili all’acquisto su Amazon, vi proponiamo le migliori Cardboard che potranno trasformare lo smartphone in un completo visore VR.

Samsung Gear VR

Visore di cui consigliamo l’acquisto solamente agli utenti dotati di dispositivi Samsung di ultima generazione: il Samsung Gear VR può essere considerato una Cardboard di lusso, dato che non aggiunge nulla al funzionamento originale degli accessori di Google ma ne migliora il risultato grazie ai materiali più sofisticati.

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Il Sasmung Gear VR

Grazie ad un design ergonomico ed i componenti più leggeri, il Samsung Gear VR porta la realtà virtuale all’interno degli ultimi Top di Gamma della casa coreana (più precisamente, con gli smartphone Galaxy Note 5, S7, S7 Edge, S6, S6 edge e S6 edge+): la fascia posteriore permette di mantenere il visore attaccato al viso, mentre le lenti integrate mettono a fuoco le immagini trasmesse dalle Samsung App compatibili con la Realtà Virtuale. Il prezzo però non è dei più competitivi: 120,44€.

Samsung Gear VR su Amazon.it

VIGICA 360

Vigica è un sensore VR intelligente ed innovativo, nonostante venga venduto da una casa di produzione relativamente sconosciuta. Realizzato in plastica, gomma e metallo, il visore VIGICA 360 non soltanto integra il supporto agli schermi degli smartphone tra i 4.5 ed i 6 pollici, ma anche un sistema di raffreddamento che impedisce ai device di surriscaldarsi in seguito ad un uso prolungato della realtà virtuale.

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Include anche la pulsantiera

La sezione posteriore del visore è infatti attaccata tramite un magnete, rendendola rimovibile per assicurare alla presa d’aria posteriore allo smartphone il giusto ricircolo, limitando i possibili surriscaldamenti della batteria dello smartphone; oltre a ciò, VIGICA permette di mettere a fuoco le lenti interne, aiutando gli utenti presbiti e miopi che in questo modo saranno molto meno legati all’uso degli occhiali – che potrebbe effettivamente risultare scomodo e poco funzionale all’immersione nel 3D. Il controllo degli imput con le applicazioni è assicurato dall’inclusione nella confezione di una pulsantiera di ridotte dimensioni, venduta insieme al visore al prezzo di 39,99€.

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Andoer visore VR

Il visore VR Andoer è certamente il più economico, ma forse quello più vicino alle esigenze dell’utenza: costituito da un insieme di plastica, gomma, vetroresina ed ABS, il visore realizzato da Andoer può essere facilmente mantenuto attaccato alla testa tramite la fascia inclusa nella confezione.

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Pratico e comodo!

Andoer preferisce puntare sulla comodità dei propri accessori: per questo la sezione a contatto con il viso del proprio visore VR è ricoperta di una parte di spugna che evita alla cute della fronte di irritarsi; le lenti sono in HD per permettere una visione chiara e cristallina, mentre l’apertura verticale della porzione posteriore consente di inserire smartphone fino a 6 pollici senza alcun problema. Il prezzo è certamente tra i più bassi: solo 19,99€!

Andoer visore VR su Amazon.it

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