L’NSA avrebbe tentato di assumere alcuni sviluppatori di Telegram come spie

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Nonostante tutti possano considerare lo scandalo NSA come una fase archiviata dell’eterno conflitto tra sicurezza, intrusività delle istituzioni e nuove tecnologie, un nuovo, inquietante retroscena è emerso a seguito di un commento, pubblicato dal profilo pubblico di Pavel Durov – CEO di Telegram – che racconta di un tentativo, prima da parte dell’FBI e successivamente dell’NSA, di interferire nelle logiche interne di Telegram e di prendere possesso eventualmente dei milioni di dati personali che Telegram colleziona ogni giorno.

Siete pronti a scoprire l’enorme pericolo corso dalla più celebre app di messaggistica?

Il tutto nel giro di una settimana

L’inquietante aneddoto raccontato su Facebook da Durov è nato da una domanda, posta da un utente, sulla pericolosità per la privacy degli utenti posta dalle agenzie governative ed in particolare se si presentasse come una minaccia maggiore l’NSA o la sua corrispondente organizzazione in Russia.

Telegram NSA 2
Ringraziamo gli amici di TelegramGeeks.com per aver raccolto questa testimonianza

Durov – che, ricordiamolo, ha origini russe – reputa che gli Stati Uniti dedichino molte più risorse al controllo delle strumentazioni elettroniche per la raccolta di metadati, come appunto le app di messaggistica come Telegram, rispetto di quanto già faccia la Russia: a tal proposito ha reso noto che già più di una volta era stato avvicinato, durante i suoi pochi viaggi negli Stati Uniti, da alcuni agenti dell’FBI che gli avevano posto alcune domande piuttosto banali ma alquanto insistenti su Telegram; ma probabilmente l’avvenimento più dal retrogusto più amaro è accaduto durante l’ultimo Google I/O tenutosi a San Francisco – lo stesso nel quale, per ricordarne una, è stato presentato Android Marshmallow – nel quale alcuni agenti dell’NSA avrebbero tentato di corrompere gli sviluppatori di Telegram per trasformarli in talpe al proprio servizio.

È per questo che Durov afferma di non fidarsi a posizionare i server di Telegram negli Stati Uniti: più a lungo un’app vi staziona al suo interno, più aumenta il rischio che i dati degli utenti cadano nelle mani del governo.Se le agenzie del posto sono così attive anche nel caso in cui tu trascorra una settimana nel Paese – ha concluso – immaginate cosa succederebbe se uno ci vivesse tutto il tempo.

Un ulteriore spunto di riflessione ce lo concede l’origine particolare di Durov; è infatti possibile che l’NSA abbia tentato di assumere alcune talpe per scoprire se Telegram sia davvero un’applicazione indipendente oppure sia in qualche modo controllata dal governo russo.

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